Joyce Carol Oates.
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IL MALEDETTO.
Parte 3.
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Titolo originale: The Accursed.
Traduzione di: Delfina Vezzoli.
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2015. Mondadori Libri. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Indice di questa parte.
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Terza parte.
Il cervello, dentro il suo solco.
Voci.
Tentatrice intellettuale.
Il gufo di vetro.
Il raziocinio, la nostra salvezza.
La slitta dai pattini ocra.
Frenesia rettile.
Poscritto: il fardello della Natura.
La sconfitta di Charleston.
Mia adorata.
Un tipo sottile nell'erba.
La nuova macchina del dottor Skaats Wheeler.
Quatre Face.
I tromboni d'angelo delucidati.
Armageddon.
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Fine Indice.
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TERZA PARTE.
"IL CERVELLO, DENTRO IL SUO SOLCO..."
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Lo scrittore deve fare appello a medici e uomini esperti in impulsi latenti e perversioni occasionali della mente umana.
CHARLES BROCKDEN BROWN.
Annuncio pubblicitario per Wieland, 1798.
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"Voci".
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Dopo la morte della sorella, chiunque poteva notare che Josiah Slade appariva
"seriamente cambiato" e che "si comportava in modo strano";
tuttavia, gli osservatori, vedendo solo la parte esteriore dell'uomo, non
avevano idea di quanto fosse davvero cambiato e fino a che punto fosse
divenuto strano il giovane erede della Canonica di Crosswicks.
Mentre prima della morte di Annabel Josiah era stato frenetico nella ricerca
della sorella e nella speranza di vendicarsi di Axson Mayte, adesso
era praticamente un eremita, segregato a Crosswicks, isolato al punto di
acconsentire di rado anche a cenare con la propria famiglia. Aveva cercato
di localizzare il Regno della Palude in cui Annabel era stata tenuta prigioniera,
ma senza successo; né le antiche mappe del New Jersey suggerivano
l'esistenza di un'area paludosa così vasta, a parte le Pine Barrens
e l'acquitrino meno esteso nella foresta di Crosswicks, che copriva solo
pochi ettari, e che Josiah aveva esplorato più volte, invano.
Josiah fantasticava spesso di aver ucciso Axson Mayte quando gli era
stato presentato da Woodrow Wilson, nel campus dell'università; ma, naturalmente,
non avrebbe mai commesso un gesto così folle.
«La nostra vita può essere interpretata solo a posteriori, ma deve essere
vissuta giorno per giorno, ciecamente. Che follia, la condizione umana!»
Per tutto l'inverno e la primavera del 1906, Josiah trascorse la maggior
parte del suo tempo rinchiuso alla Canonica, rimuginando e rimproverandosi
per il proprio fallimento; perché credeva davvero di essere colpevole
della morte della sorella, dal momento che non l'aveva impedita.
Nelle lunghe notti, leggeva e rileggev a libri che considerava cruciali per la
sua comprensione della natura umana, e che potevano illuminarlo suggerendogli
una linea d'azione da seguire: Lo strano caso del dottor Jekyll e del
signor Hyde di Robert Louis Stevenson, I racconti del grottesco e dell'arabesco
di Edgar Allan Poe, Wieland di Charles Brockden Brown; l'edizione del
1818 di Frankenstein, o il moderno Prometeo di Mary Shelley; e, non ultimi,
l'epico Paradiso perduto di Milton e tragedie di Shakespeare quali Macbeth,
Otello, Re Lear, Amleto, che sembravano particolarmente adatte alla sua situazione.
Tale era l'inquietudine di Josiah, che riusciva raramente a restare
seduto per più di mezz'ora, e doveva misurare la stanza a grandi passi,
o precipitarsi fuori a camminare veloce al chiaro di luna; era sua abitudine
leggere più libri alla volta; non faceva in tempo a iniziare un libro, che
lo metteva da parte per prenderne in mano un altro - ora Nostra sorella
Carrie di Theodore Dreiser, ora Il richiamo della foresta di Jack London; ora
Platone, Tucidide, Goethe e Hegel, dalla biblioteca di suo nonno Winslow;
ora la magnifica, ancorché logora, Bibbia di Gutenberg conservata come
una reliquia nella biblioteca e che non poteva mai essere prelevata di lì.
(In quei momenti, Winslow Slade gli sedeva accanto in silenzio, osservando
il nipote accigliato, ma facendo pochi commenti; perché, al pari di
Josiah, Winslow sembrava sentirsi in qualche modo colpevole della morte
di Annabel, per non essere riuscito a impedirla; e, dopo l'ictus di pochi
mesi prima, l'anziano signore aveva perso gran parte del vigore e dello
zelo per cui era stato famoso e ormai sembrava solo un individuo malinconico
che la vita si era lasciata dietro, abbandonato in mezzo alle macerie
della propria esistenza e della reputazione di un tempo.) «Hai qualche domanda, Josiah?»
«Domanda? Quale domanda?»
«Su quello che stai leggendo... Hai tutta l'aria di avere una domanda.»
Winslow Slade parlò con voce gentile e modesta, avendo visto il cipiglio
del nipote, mentre esaminava la Bibbia; perché c'è molto nella Bibbia
che può provocare un cipiglio d'incomprensione. Ma Josiah si limitò a un'alzata di spalle.
«Ho moltissime domande, nonno. Ma nessuna cui la Bibbia possa rispondere.»
La concentrazione di Josiah però era scarsa, nonostante l'ardore feroce
dei suoi intenti, perché i suoi pensieri lo assalivano in modo sempre più pressante, sotto forma di "voci".
Lo farai, vero? - eh? Sì, certo che lo farai - tu!
Quando le voci divenivano un frastuono, Josiah doveva fuggire dalla
casa e vagare nella foresta, o camminare su strade secondarie; aveva i nervi
a fior di pelle, così tesi che non sopportava la compagnia di altri; aveva
smesso di vedere i suoi giovani amici di Princeton, o anche di parlare
con loro, e questi a loro volta avevano smesso di cercare di contattarlo
dopo molti rifiuti secchi. Gli sarebbe piaciuto far visita a Pearce van Dyck
nel suo ufficio all'università, ma non riusciva a indursi a mettere piede
nel campus del college. I ragazzi fatui del college suscitavano in lui irritazione
e disprezzo, e quelli seri e intelligenti suscitavano la sua invidia,
e un rimpianto struggente per la sua giovinezza perduta.
Per quanto gli era possibile, Josiah evitava Nassau Street, sempre piena
di gente. Perché immaginava, non senza motivo, che, se si fosse fatto strada
lungo il marciapiede, le teste si sarebbero girate al suo passaggio; piene
di pietà, comprensione, ma anche di crudele soddisfazione.
Non è uno di loro? - uno degli Slade?
Pensavo si vergognassero a mostrare la faccia...
Nella libreria Micawber, a Josiah un tempo era piaciuto curiosare in una
specie di gradevole trance, prendendo una bracciata di libri da acquistare;
adesso percorreva furtivo le corsie, in cerca di un titolo particolare che potesse
attirarlo e che doveva possedere immediatamente, e leggere, come
se ne andasse della sua vita. Così, nelle ultime settimane, Josiah aveva
comprato d'impulso libri molto diversi tra loro, quali Wilson lo zuccone di
Mark Twain, il cui "almanacco" di piccole ironie osservate con acume gli
andava a genio, e i Personal Memoirs di Ulysses S. Grant, che gli sembravano
un documento schietto, impavido, eppure malinconico; e con un certo
ritardo, La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe, che suscitò
in Josiah solidarietà e indignazione, e gli chiarì, una volta per tutte, che i
"bianchi" americani avevano il dovere di fondare una società in cui i "negri"
americani potessero sentirsi a casa loro, come eguali.
E c'era un libro più esile, che Josiah aveva ordinato, e adesso ritirò, pieno
d'aspettativa: Le poesie di Emily Dickinson. Il piccolo volume di poesie per
lo più brevi aveva avuto molte edizioni, vide Josiah, dalla sua pubblicazione
nel 1890: l'edizione che teneva in mano era del 1896. Tuttavia, a parte
i commenti di Wilhelmina, Josiah non aveva mai sentito niente della
poetessa, e nutriva dei dubbi sul valore del proprio acquisto finché, sulla
via del ritorno a Crosswicks, che distava circa un chilometro e mezzo
sfogliò qualche pagina e fu colpito da una "voce" dal timbro fuori del comune,
lontana da qualsiasi voce poetica avesse mai incontrato:
Di' tutta la verità ma dilla obliqua -
il successo è nel Cerchio -
troppo luminosa per la nostra fragile gioia
è la superba sorpresa del vero
come il Fulmine spiegato ai bambini
con parole gentili
la verità deve abbagliare per gradi
altrimenti ci acceca -
«Se devo essere ossessionato da "voci", come sarebbe saggio essere ossessionato
da questa!»
A volte, però, Josiah sentiva di dover evadere da Crosswicks e da
Princeton; allora, non in treno (dove avrebbe incontrato altri abitanti di
Princeton) ma in macchina viaggiava fino a New York City, per battere le
strade, meravigliandosi della massa di gente tra cui molti sembravano essere
immigranti, che parlavano lingue a lui del tutto sconosciute. Sebbene
Josiah avesse parenti e amici di famiglia che vivevano in grandi case
signorili su Park Avenue, e affacciate su Central Park nella Quinta Strada,
non faceva alcuno sforzo per contattare queste persone ma preferiva
di gran lunga camminare senza meta lungo le vie brulicanti della Bowery,
come veniva chiamata - molto tempo addietro, una verdeggiante fattoria
olandese; altrettanto attraenti erano le strade congestionate del West
Side, i mercati all'aperto di "prodotti freschi" e il distretto dell'industria
della carne vicino all'Hudson River, il distretto dell'abbigliamento, il distretto
dei "fiori freschi", gli isolati di case popolari d'arenaria rossa del
Lower East Side piene di vita come alveari pieni di api... Anche solo attraversare
strade ampie come l'ultimo tratto della Quinta Strada, la Sesta
o la Settima Strada, o la Broadway, giustamente chiamata Via Larga,
ingegnosamente obliqua, su cui il traffico sfrecciava in corsie maldefinite
a doppio senso di marcia - carri-merci trainati da cavalli, carri antincendio
trainati da cavalli, carrozze e vetture di piazza; una frequente incursione
di veicoli a motore che aumentavano la confusione, in un costante
schiamazzo di clacson - era una sfida che a Josiah faceva pulsare il sangue
come nell'imminenza di una battaglia. Perché i conducenti sia dei carri-merci
sia dei carri antincendio si tuffavano a capofitto nel traffico più
lento, incuranti degli strombazzamenti degli altri veicoli e delle grida dei
pedoni; frustando con più vigore i cavalli schiumanti, mentre la strada intasata
avrebbe dovuto renderli prudenti. Più di una volta Josiah fu quasi
investito da cavalli al galoppo, e da un'automobile con finiture d'ottone
il cui autista in uniforme non lo degnò nemmeno di uno sguardo mentre
gli passava a pochi centimetri di distanza, come se l'erede della fortuna
degli Slade non contasse più di uno sfortunato cane randagio; però il
suo momento più pericoloso arrivò quando un carro antincendio traballante,
trainato da quattro cavalli mal assortiti, sterzò di colpo per evitare
uno scontro frontale con un carro-merci in pieno sbandamento, e finì sul
marciapiede affollato. Scosso per lo spavento, Josiah gridò al conducente
- «Accidenti a te! Tieniti sulla strada!» - ma nel giro di pochi secondi il
carro antincendio si era tuffato in avanti. La rabbia montava in fretta, ma
in fretta si dileguava, perché la realtà della vita di strada di Manhattan, si
avvide Josiah, era la sua vivacità martellante e la sua transitorietà.
Mentre a Princeton Josiah sorrideva di rado, a Manhattan si scoprì a
sorridere spesso, stupefatto da un attivismo così impersonale e uno spirito
così sfrontato.
Com'era vasto il mondo, e misterioso! Com'era piccola, e provinciale,
e simile a un sogno, Princeton, New Jersey; com'era protetta dalla rozza vitalità,
dalla volgarità, e da presenze straniere, la sua università, che sembrava
fluttuare, come un'isola incantata, da qualche parte appena sopra
la Terra. Soprattutto le librerie di Manhattan erano molto diverse dalla libreria
Micawber, con i suoi volumi puntigliosamente ordinati sugli scaffali
e giornali e riviste di alta qualità e, in speciali teche di vetro sul retro,
prime edizioni e libri antichi, che si vendevano a caro prezzo. In un grande
negozio brulicante d'attività nella parte alta di Broadway, che assomigliava
più a un piccolo magazzino che a una libreria, Josiah acquistò il
controverso libro di Lincoln Steffens The Shame of the Cities, che non era
in vendita da Micawber, oltre a parecchi numeri di una rivista socialista
stampata in modo atroce, intitolata "Appeal to Reason", che non aveva
mai visto prima, e il cui titolo lo attirò. "Perché è questa la nostra unica
speranza: un 'appello alla ragione'." E dopo, seduto in Union Square,
dimentico del frastuono che lo circondava da ogni parte, Josiah iniziò a leggere
un passo della Giungla, che trattava delle misere condizioni dei mattatoi
di Chicago e dell'industria per la macellazione, la lavorazione e la
conservazione della carne, in un modo molto personale, intimo persino,
che affascinò Josiah, nonostante gli desse la nausea.
Si chiese, indignato: potevano essere vere simili rivelazioni? Il magnate
della "Durham" di Chicago, il produttore di carne ricco e privo di scrupoli
del romanzo, sembrava un malcelato J. Ogden Armour. E pensò: "Ma
gli Armour sono nostri amici. Sono amici dei miei nonni e dei miei genitori.
Gli Armour sono consapevoli di tutto questo?".
Josiah non riusciva a credere che quella famiglia perbene di Princeton, i
cui figli aveva conosciuto all'Accademia, avesse qualcosa a che fare direttamente
con i parenti di Chicago, di cui J. Ogden Armour era il capofamiglia;
però di sicuro possedevano azioni della fiorente società, come forse
le possedevano gli stessi Slade... Due anni prima, all'epoca dello sciopero
massiccio a Chicago, che aveva richiesto l'impiego di migliaia di crumiri
negri, per rimpiazzare gli operai del sindacato, Josiah stava viaggiando
nell'Ovest e aveva visto di rado un giornale, o si era interessato alle "notizie".
Adesso, leggendo di questi fatti su "Appeal to Reason", si vergognò
di se stesso per essere così disinformato.
Gli Slade di Princeton e gli Armour di Princeton appartenevano a illustri
famiglie del West End, e pertanto erano alleati e amici per tradizione.
Annabel era stata compagna di scuola e amica di Eloise Armour, in una
piccola cerchia che includeva Wilhelmina Burr. E uno dei figli Armour,
Timothy, era uno studente dell'ultimo anno all'università di Princeton,
quando Josiah era una matricola, e il suo intervento era stato determinante
nel procurare a Josiah, che lo aveva disdegnato, il prezioso invito a
iscriversi all'Ivy. Josiah desiderava pensare che la reazione degli Armour
alla Giungla sarebbe stata simile alla sua.
Ma, continuando a leggere altri articoli della rivista socialista, Josiah si
sentì sempre più inorridito e nauseato. Che gli operai lavorassero in simili
condizioni, non diverse dall'esperienza della sua cara sorella Annabel
nella cantina del Palazzo della Palude, era ignominioso; uomini così
poveri, così intrappolati nella morsa economica, anche uomini malati, e
uomini feriti, che non avevano altra scelta se non tornare alle condizioni
che li stavano uccidendo: tubercolosi, reumatismi, bissinosi o "polmone
marrone", avvelenamento del sangue, e ogni tipo di lesione fisica da incidenti
sui pavimenti-assassini che erano viscidi di sangue e frattaglie. Ma
più spaventosi erano i reparti del concime e i reparti delle caldaie o della
"vasca fumante" dove, lesse Josiah, a volte gli operai scivolavano in vasche
d'acqua in ebollizione e venivano dissolti in pochi secondi, per essere
poi spediti ai quattro angoli del mondo come "Lardo Foglia d'Oro
Durham"! (Dopo aver letto il tristemente famoso capitolo nove della denuncia
di Upton Sinclair, Josiah dovette chiudere la rivista per riprendersi.)
"È mai possibile, che io abbia mangiato a mia insaputa i pezzi di un altro
essere umano? A Crosswicks, alla tavola della nostra sala da pranzo,
io e la mia famiglia siamo stati cannibali?" Il pensiero era così orripilante,
che Josiah non riuscì a mangiare niente, neppure pane e formaggio, per
il resto della giornata.
Voci! Come segugi dell'inferno, lanciati in un inseguimento forsennato.
Ormai Josiah frequentava di rado le funzioni in chiesa. E, quando lo faceva,
si asteneva dal sedersi nel banco degli Slade vicino all'altare, perché
provava ripugnanza per il suo io-Slade, vedendo quell'individuo attraverso
gli occhi degli altri, come un rappresentante del privilegio e della
vergogna più o meno in eguale misura. E così, Josiah entrò furtivamente
nella Prima chiesa presbiteriana sperando di non essere individuato,
nemmeno dalla propria famiglia; s'infilò in un banco in fondo alla chiesa,
e nascose la faccia, in un parossismo di rimorso.
Rimorso, tanto per non essere riuscito a uccidere Axson Mayte, quanto
per non essere riuscito a vedere l'infelicità di sua sorella come fidanzata
del tenente Bayard.
Non era mai stato tipo da pregare apertamente in chiesa, tra altri fedeli,
né la preghiera privata aveva mai significato molto per lui, che non
riusciva a capacitarsi di come Dio, con tanti milioni di abitanti nel mondo,
potesse distinguerli a uno a uno, come individui; e tantomeno capiva
perché. Aveva da tempo abbandonato la speranza di conquistare quella
combinazione di fede e intelligenza che aveva fatto di suo nonno Winslow
Slade una figura tanto venerata - tra quelli della sua specie.
Ascoltando a stento il successore di Winslow, il reverendo FitzRandolph,
che traeva le conclusioni più trite e ritrite dalle Sacre Scritture, e si rivolgeva
alla congregazione come se fosse un autentico gregge di pecore, Josiah
piombò in un sogno a occhi aperti; e divenne vulnerabile a quel fiume in
piena di suoni che si riversava su di lui mescolando le voci acute e beffarde
di cherubini con la voce della sua preghiera: Diabolico Padre nostro
che sei all'inferno, sia maledetto il tuo nome, venga il tuo Regno, nei secoli dei
secoli e COSÌ SIA.
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...
Tentatrice intellettuale(1).
...
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...
«Josiah! Sono tua amica, ti prego, vieni a trovarmi quando puoi. O quando
vuoi. Ti prego!» - così mormora tra sé Wilhelmina, provando le parole
emozionanti, impronunciabili mentre si sistema il nuovo cappello militare
a tesa larga davanti allo specchio, o lotta per allacciarsi i polsini stretti della
camicetta alla marinara di cotone bianco, o prepara il suo ingombrante
portfolio, da portare nella grande città per le lezioni con Robert Henri.
Si strugge d'amore, però è caparbia, Miss Wilhelmina Burr!
Nella primavera del 1906, Wilhelmina ha iniziato a tenere lezioni come
insegnante part-time di arte, dizione ed euritmica al Rock Hill Seminary
for Girls appena fuori Princeton, sulla vecchia King's Road per New
Brunswick, con grande disappunto della sua famiglia; perché i Burr considerano
degradante, una vera e propria fonte d'imbarazzo, che la figlia
debuttante desideri "lavorare", per di più fianco a fianco con femmine
(zitelle) della classe media, e anche peggio.
Ma ancor più allarmanti, per i Burr, sono quei giorni alterni in cui
Wilhelmina prende il primo treno per Manhattan, per dedicarsi al suo
"febbrile, quand'anche privo di sbocchi" interesse per l'arte.
Ma Wilhelmina gioisce della propria ostinazione, pensando che potrebbe
mantenersi da sola se necessario, ed essere indipendente da tutti i Burr.
"Altrimenti dovrei sposarmi. E se non potessi sposarmi per amore, dovrei
sposarmi per denaro. E io non lo farò."
In questo modo si crede soddisfatta. O crede che dovrebbe esserlo. Perché
in questa nuova fase della sua vita sta succedendo che gli uomini iniziano
a mostrare un certo interesse per lei, come non avevano fatto prima;
peccato che nessuno di loro sia l'uomo ideale. E nessuno di loro sia
Josiah Slade, naturalmente.
In realtà, le attenzioni di questi uomini sono diventate fastidiose per
Wilhelmina, e niente affatto gradevoli come ci si potrebbe aspettare.
Il suo incontro con il conte English von Gneist, per esempio: un episodio
a cui Wilhelmina ha deciso fermamente di non pensare.
"Un malinteso. Una sventura. Mai più!"
Sul polso sinistro la giovane donna ha ancora i segni lasciati dalle dita
forti del conte - una morsa di ferro, le erano parse. E ha ancora il ricordo
del ghigno di quell'uomo, dei suoi grossi denti. E gli occhi torvi color topazio.
Mai più!
Tuttavia, da biografo indulgente, posso suggerire che questa giovane
donna senza peli sulla lingua non sia innocente come immagina di essere?
Sembra infatti che un malizioso demone femminile sbirci attraverso i
seri occhi marroni di Willy, e le distorca il sorriso con il proprio; un rossore
avvenente le colora le guance, non richiesto, quando è in compagnia maschile,
nonostante Willy eviti anche le più innocenti forme di civetteria, per
paura di essere fraintesa. Anche se si è spazzolata i capelli allontanandoli
dal viso e li ha raccolti in uno chignon da maestrina, anche se si è strofinata
la faccia fino a farla brillare come un gesso da sarto, provocante nella
sua semplicità, Willy è diventata una ragazza che "fa voltare le teste".
Con cura particolare per i suoi giorni a Kingston come insegnante della
scuola per ragazze, Willy indossa camicette di cotone bianco con alti colletti
inamidati, maniche strette e gonne ampie, invece che strizzate sotto il
ginocchio in stile "hobble"; sebbene detesti la sensazione di essere soffocata,
Willy si strizza ogni mattina in un corsetto a becco di cigno che scende
sui fianchi, per trasformare la sua carne morbida ed elastica in una specie
di armatura. (Senza volerlo, con la sua figura stretta nel corsetto, Willy attira
occhiate d'ammirazione, perché, anche sotto le gonne più ampie, appare
decisamente ben fatta.) Willy non ama le acconciature troppo elaborate
e i cappelli a larga tesa ornati di piume; non porta gioielli a parte il
suo orologio da appuntare e una piccolissima spilla d'avorio a forma di
cigno, un ricordo di famiglia che le è stato regalato di recente da sua zia
Adelaide. (Anche se gliel'ha portata a Pembroke suo zio Horace Burr.) Le
sue calze sono di sottile lana o cotone neri, e le scarpe da giorno di pelle
nera con decorosi bottoncini neri. Eppure, c'è qualcosa di nascosto e lascivo
nel suo passo, nell'inclinazione della testa, e soprattutto nella velata intensità
del suo sguardo. Altrimenti perché gli uomini di Princeton, alcuni
dei quali sono proverbiali mariti felicemente sposati, la guarderebbero così?
"Dev'essere colpa mia. È qualcosa di nuovo, ma... cosa?"
In una sola settimana, dal corpulento Copplestone Slade di mezza età,
dal taciturno Hamilton Hodge, dai ministeriali Woodrow Wilson dell'università
e il reverendo Thaddeus Shackleton del seminario, persino dal
gottoso Grover Cleveland, Willy riceve attenzioni non richieste, non gradite
e spiacevoli. Autisti hanno portato a casa sua lettere d'amore per lei
chiuse da sigilli, e moltissimi pacchettini deliziosamente incartati della prestigiosa
gioielleria Hamilton; e tanti pacchetti dalla pasticceria Edmund
Sweet's - cioccolatini, bonbon, torte Foresta Nera, persino jelly beans, le
gelatine di frutta a forma di fagiolo. (Jelly beans! Willy è sconcertata, perché
chi mangerebbe delle caramelle così puerili, che hanno smesso di attirarla
fin da quando ha compiuto sedici anni?) I fiori naturalmente sono
il regalo più gradito: tra questi ha ricevuto dozzine di rose a gambo lungo
dal fiorista di Bank Street, e poi gardenie, gigli, margherite e lillà, orchidee
in vaso. Anche al seminario, dove Wilhelmina è Miss Burr, e ha fama
di far lavorare sodo le sue allieve, e di non tollerare l'insulsaggine adolescenziale,
è la destinataria di lettere illecite che quelle stesse ragazze le
mettono in mano, il che è molto imbarazzante per lei; è inflessibile nel rifiutare
i regali, anche quelli dai genitori riconoscenti di una ragazza, donati
per motivi "disinteressati".
Con mano riluttante, Willy apre uno o l'altro dei non richiesti billetsdoux
di un gentiluomo, leggendo con un sospiro la stereotipata formula
d'apertura - Mia cara adorata Miss Burr, Cara bellissima Miss Burr; scorre
con impazienza la solenne dichiarazione d'amore, espressa in un linguaggio
di sottile rimprovero maschile, e osserva la firma, o, come spesso accade,
l'assenza della medesima.
"È una specie di malattia, un flagello. Ma di chi è la colpa?"
Quando queste attenzioni indesiderate cominciarono a manifestarsi,
nei primi giorni di primavera del 1906, mentre lo scandalo e la tragedia di
Annabel Slade iniziavano ad attenuarsi, e gli avvistamenti del "bambino-
bestiale" di Annabel erano cessati del tutto, Willy, pur vergognandosene,
provò una sorta di piacere femminile. Non erano il genere di attenzioni
che sua madre aveva sperato per lei, dopo il suo costoso debutto in società
a Manhattan, ma sembravano genuine, e appassionate. Non c'è da
sorprendersi, e non dovremmo giudicare Wilhelmina Burr severamente,
che una giovane donna, solo ventunenne, possa essere lusingata da un simile
interesse maschile; può darsi che abbia interpretato le attenzioni di
uomini sposati come soltanto giocose, e non serie. Forse simili attenzioni
erano comuni a Princeton, e lei non lo sapeva?
Guardandosi allo specchio, con un'aria di indagine critica e tuttavia
speranzosa, si chiede: "È dunque possibile, "Willy" è bella dopotutto? E
lui se ne accorgerà... finalmente?".
Infatti, tutto questo interesse maschile, per Wilhelmina non è che un
preludio all'interesse di Josiah Slade, al quale continua a pensare in modo ossessivo.
Nei suoi sogni più dolci, sente le labbra di Josiah - calde, risolute, eppure
tenere - premute sulla sua bocca; perché il bacio impulsivo nel salotto
sul giardino, ormai di qualche mese fa, per lei è vivido come se fosse
accaduto solo ieri. Svegliata da questo dolce sonno, potrebbe scoppiare
a piangere - se di gioia o di dolore, non saprebbe dirlo.
Da numerose fonti, Wilhelmina è venuta a sapere che Josiah si è ritirato
dalla vita, dopo la morte di Annabel. Per lei è come un monaco, un penitente,
e assolutamente ammirevole. Non giudicherebbe mai male Josiah
Slade, accusandolo di aver giocato con i suoi sentimenti, come non avrebbe
mai giudicato Annabel, la sua più cara amica.
Anche se forse l'aveva lusingata ricevere biglietti e regali, Wilhelmina
sapeva che doveva ignorare i biglietti e restituire i regali appena fosse stato
possibile. (Com'era possibile restituire i fiori, però? Willy li tenne, riempiendo
la stanza sul giardino di tanta bellezza e profumo, che i visitatori
dicevano ridendo che si poteva cadere in trance in un ambiente del genere.)
Era anche impossibile restituire doni che le erano stati mandati in modo
anonimo; o rifiutare la deliziosa spilla di famiglia che presumibilmente le
aveva regalato sua zia Adelaide, tramite lo zio Horace.
(Willy trovò strano che non ci fosse un biglietto di Adelaide ad
accompagnare la spilla. E che Horace ritenesse necessario portargliela, di persona,
una domenica pomeriggio, quando nessuno della famiglia era in casa,
con la spiegazione che l'antico gioiello era troppo prezioso per affidarlo
a un fattorino.) «Ma... come sta zia Adelaide? Sta bene, o... non tanto
bene?» chiese Willy al baffuto zio corpulento, che rispose con un sorriso
triste: «Non tanto bene, temo, cara Willy. Certi giorni sembra quasi che la
povera Micia non riesca a svegliarsi del tutto».
Sia come sia, col passare delle settimane, Willy ha iniziato a essere irritata
da queste "attenzioni" - tanto più in quanto la maggioranza degli
uomini che la corteggiano sono anziani, e sposati, e, per un verso o per
l'altro, inevitabilmente indesiderabili.
Per quanto inquietante possa essere il comportamento degli uomini,
quello delle donne lo è ancor di più.
Per esempio, incontrando le ragazze Wilson da Edmund Sweet's, Willy
le saluta col suo sorriso più affabile e le invita a sedersi al tavolo con lei,
per prendere un tè e delle paste; ma la sorella maggiore, Margaret, scuote
bruscamente la testa in un no, e Jessie e Eleanor declinano nervose l'invito;
perché, a quanto pare, il padre aspetta il loro ritorno da una commissione
in farmacia, e loro sono venute solo per comprare dei pasticcini da
mangiare lungo la strada. Non molto tempo dopo, Mrs Johanna van Dyck,
che è sempre stata così assennata e amichevole, si gira dall'altra parte con
un'espressione corrucciata quando lei e Willy s'incontrano per caso da
Micawber; e Mrs Cleveland, prosperosa e affascinante in pelliccia, cappello
e manicotto di zibellino, e stivaletti abbottonati in pelle di capretto,
"schiva" la sorridente Wilhelmina in modo così crudele in Palmer Square,
che la povera Willy si sente venir meno per lo sgomento.
E nei giorni e nelle settimane seguenti, Willy è snobbata anche da Mrs
Sparhawk, Mrs Morgan, Mrs Pyne, Mrs Armour e la figlia Eloise; persino
da Mandy FitzRandolph (su cui ha iniziato a diffondersi un cumulo di
maldicenze sinistre), che era sempre stata sua amica. Oh, Annabel pensa
Willy se tu potessi aiutarmi! Che cosa ho fatto, che cosa posso fare per rimediare?
Ma la cosa più preoccupante per Willy è che Josiah Slade non sia passato
a trovarla, e non l'abbia nemmeno contattata, dal giorno di quel bacio
improvviso. Le è parso più volte di vederlo, a Princeton, ma da lontano,
e non ha voluto seguirlo, in modo così inequivocabile, rischiando un'altra
umiliazione. E una volta, con suo grande stupore, era sicura di aver visto
Josiah che si faceva strada lungo un marciapiede affollato sull'angolo tra
la Quattordicesima e la Quinta Strada, nelle vicinanze della New School
of Art, che era la sua destinazione; di nuovo, Willy represse l'impulso di
rincorrere Josiah, e chiamarlo - "Perché forse, a Manhattan, Josiah non
vuole essere scambiato per il Josiah Slade di Princeton".
"Sì, questa storia comincia a essere una vera seccatura."
Con un sospiro, Willy scarta un piccolo dono dal negozio di regali su
ordinazione LaVake, e guarda dentro l'astuccio quello che sembra essere
un girocollo d'oro adorno al centro di un diamante dal taglio quadrato. Il
biglietto senza firma dice, in modo stravagante:
Alla bella e crudele tentatrice intellettuale
da uno che non nutre ire funeste contro di lei
nonostante lo abbia inchiodato in tormenti d'amore.
Il suo fedele corteggiatore
Che bella, la collana d'oro; e tuttavia spaventosa, nella sua somiglianza
con un collare per cani.
E la scrittura? Anche se molto più imprecisa e scarabocchiata del normale,
con un goffo tentativo di mascherarla, Willy è sicura di riconoscerla,
trattenendo il respiro, come quella di suo zio Horace Burr, il fratello
minore di suo padre, e marito della povera Micia.
...
.
...
Note.
1. "Bluestocking temptress" nel testo originale, dove il termine bluestocking (calze blu) si
riferisce a un gruppo specifico di donne intellettuali guidate dalla critica Elizabeth Montagu
(1720-1800), detta "Queen of the Blues", e che includeva anche Elizabeth Vesey (1715-91),
Hester Chapone (1727-1801) e la classicista Elizabeth Carter (1717-1806). Il riferimento alle
calze blu risale forse all'epoca in cui le calze di lana blu erano informali, in contrasto alle più formali ed eleganti calze nere di seta. [NdT]
Fine note.
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Il gufo di vetro.
...
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In tutta Princeton si diffusero i commenti su come, in un periodo di dolore e conflitto nelle case degli Slade, il ragazzo Todd, il figlio "idiota" di Copplestone e Lenora, stesse mostrando i segni di un cambiamento inatteso; non tanto nell'aspetto, perché Todd era ancora molto giovane per la sua età, con un corpo allampanato e nervoso e occhi guizzanti, quanto nel comportamento.
Assai stranamente, Todd sembrava aver insegnato a se stesso i rudimenti del leggere e dello scrivere, che precettori e governanti avevano disperato di riuscire a insegnargli per anni.
Dopo la morte dell'amata cugina Annabel, Todd era meno vistosamente irritante di quanto era solito essere con la sua famiglia, non incorreva nell'ira di Copplestone, né faceva piangere sua madre con la stessa frequenza.
Mentre prima, alla sola vista di un libro poteva fare una scenata, a meno che non si trattasse di un libro illustrato per bambini, adesso Todd passava ore nella biblioteca di Wheatsheaf, che non era una stanza molto frequentata dai due genitori.
Naturalmente, la calligrafia di Todd era primitiva, in confronto a quella di qualsiasi scolaro dodicenne di Princeton; era a metà strada tra il corsivo e lo "stampatello" e costava un'enorme fatica al ragazzo, che si concentrava con tanta furia, che la sua fronte era imperlata di sudore, e le dita a volte stringevano la matita con tanta forza da spezzarla. Un pomeriggio, mentre era in visita alla Canonica di Crosswicks con la madre, Todd si nascose in un angolo e scrisse, in lettere elaborate che sembravano gotiche -
Vammovv ivanmcct omnomomiia
- che nessuno riuscì a leggere, finché, per caso, Woodrow Wilson passò a trovare il dottor Slade, e quando gli mostrarono quella strana scritta, tenendo il foglio di carta a una certa distanza, lesse chiaramente - AMOR VINCIT OMNIA - il che entusiasmò Todd.
Com'erano contenti, tutti quanti! - il primo scritto di Todd.
E come fu gentile, da parte di Woodrow Wilson, rettore dell'università di Princeton, prendersi il disturbo di decifrare la scrittura del ragazzo e parlargli con tanta dolcezza della propria infanzia, e delle difficoltà che aveva avuto lui stesso nel leggere e scrivere. «La mia famiglia pensava che fossi "pigro" mentre in realtà non riuscivo a comprendere le parole come facevano gli altri. Mi imbarazza ammettere che avevo almeno la tua età, Todd, prima che riuscissi a leggere con una certa facilità. Ero sempre uno studente scarso, e il mio rendimento a Princeton era così mediocre, che mi laureai quindicesimo del mio corso, un fatto che non so se nascondere o rivelare, in modo che altri ragazzi possano trarre coraggio dal mio esempio.»
Vedendo che Todd Slade ascoltava rapito le sue parole, guardandolo con i suoi misteriosi occhi liquidi, il dottor Wilson disse: «11 rivelerò un segreto, Todd: quella che sembra una disgrazia può rivelarsi una benedizione.
Infatti, quelli di noi che iniziano la propria vita con degli "handicap" imparano in fretta a lavorare molto più sodo di quelli che trovano facili gli studi; e mentre la corsa procede, noi di solito guadagniamo terreno». La pelle giallastra del dottor Wilson brillò di un ardore interno.
«"Corsa"... come una corsa di cavalli? Voi fate le corse coi cavalli, Mr Wilson?»
«No, Todd! Parlavo metaforicamente. "La corsa non la vince chi è veloce"... è un vecchio detto.»
«Ma è una corsa di cavalli. O solo a piedi?»
«Nessuna delle due, Todd. Mi dispiace di confonderti.»
«Ma come, non lo sapete, dottor Wilson, se è una corsa di cavalli o una corsa a piedi? Quale delle due avete fatto?»
«A piedi, suppongo.»
Con sagacia, Todd guardò i piedi del dottor Wilson, in strette scarpe nere con stringhe nere allacciate con cura.
«Una corsa» disse il dottor Wilson con sentimento «che non finisce mai, e con ogni genere di ostacoli posti sul cammino del corridore a rendere la sua vittoria, quando arriva, ancora più dolce.»
Quella notte a Wheatsheaf, Todd svegliò tutta la famiglia che era già andata a dormire con le sue grida eccitate.
Il ragazzo irrequieto, a quanto pare, aveva solo fatto finta di andare a letto; si era invece seduto al suo piccolo scrittoio con un'unica luce accesa, a riempire fogli di carta di scarabocchi senza speranza, incomprensibili anche per lui. Quando sua madre corse da lui, Todd le disse che c'era un "messaggio" destinato a giungergli attraverso la punta delle dita, che lui avrebbe registrato su carta; ma il messaggio era intrappolato dentro di lui e non riusciva a liberarsi.
Todd non capiva perché, ma sapeva che era urgente avvertire Mrs Cleveland dall'altra parte della strada, e gli Strachan, e i van Dyck, e l'amica di Annabel Wilhelmina Burr, che stava per accadere qualcosa di molto brutto, forse alla scuola di Rocky Hill, dove insegnava Miss Burr.
Oriana, svegliata dal sonno, tremava accanto al fratello; perché sembrava che anche la bambina avesse sognato qualcosa di molto brutto.
«Todd! Oriana! Qui di brutto ci siete solo voi, ancora alzati a quest'ora di notte!» gridò Lenora, impaurita e sgomenta.
Todd tenne duro; Oriana si mise a piangere, così disperata che Lenora la strinse tra le braccia, e le assicurò che sarebbe andato tutto bene.
Poi si precipitò a svegliare il marito per dirgli di questo nuovo sviluppo, ma Copplestone non aveva molta pazienza con la moglie.
«Todd dice che dovremmo avvertire queste persone. Perlomeno... dovremmo avvertire Wilhelmina.»
Ma l'irritabile Copplestone pensava non fosse il caso. «Circolano già abbastanza voci ridicole su di noi, senza che ne creiamo altre. Ci farai fare la figura degli sciocchi. Torna a dormire.»
E così, non fu inviato alcun "avvertimento". Per lo storico è una tentazione fare congetture su che effetto avrebbe avuto la premonizione di Todd, nella vita di Wilhelmina, se il padre del ragazzo non avesse reagito in modo così negativo.
Per tutto il giorno seguente, i bambini rimasero insieme, sottomessi e tremanti. Non era da Todd tollerare la presenza della sorellina più piccola, che aveva solo nove anni; ma quel giorno parve avere pietà di lei, perché sembrava disperata; e timidamente gli confessò che Annabel le era apparsa in sogno: «È molto graziosa, com'era prima. Mi ha detto: "Oriana, c'è un posto per te qui; devi venire da me!". Ma quando ci ho provato, non ho potuto: c'era qualcosa come una porta a bloccare la strada».
«Annabel è in paradiso, Oriana. E tu non ci puoi andare là.»
«Sì che posso. Me lo ha detto Annabel.»
«Tu non puoi.»
«E invece posso.»
«Ti ho detto che non puoi... stupida!»
Al che, Oriana scoppiò in lacrime come se le si fosse spezzato il cuore.
Se Crosswicks era, come riconosceva Winslow Slade, una casa maledetta, anche Wheatsheaf, poco distante, appariva condannata dalla mala sorte.
Era un segreto di Pulcinella, nella sua vita relativa agli affari, che Copplestone negli ultimi diciotto mesi si era sempre più impegolato in un intrigo per cui certi Paesi del Sudamerica, come pure Cuba, Haiti e Porto Rico, avrebbero dovuto stringere un'alleanza militare e commerciale sotto gli auspici di una società americana (innominata), laddove il problema principale era, come lamentavano Copplestone e soci, la "resistenza di quelle scimmie a farsi civilizzare".
Copplestone cercò di fare appello direttamente a Theodore Roosevelt, per chiedere un appoggio (segreto): ma Roosevelt era occupato altrove, in altre battaglie politiche.
Inoltre, anche se Lenora non ne sapeva niente, correva voce che Copplestone fosse stato visto più volte nell'area di Hopewell, con la sua macchina Winton, in compagnia di una graziosa giovane donna di almeno vent'anni più giovane di lui, una perfetta estranea per il West End, con le guance rosse da scozzese e i modi impertinenti di chi si è elevato al di sopra della propria condizione sociale.
Case maledette, ecco cosa sono! - così le voci beffarde di Josiah lo assalivano, di punto in bianco, mentre i suoi pensieri erano concentrati su tutt'altri
argomenti - e dovrebbero essere date alle fiamme, per purificare Princeton.
Dimentico delle preoccupazioni dei suoi parenti adulti, Todd proseguiva i suoi "studi" più o meno senza aiuti; un giovane precettore, assunto in fretta e furia da Lenora, si scontrò con l'opposizione del ragazzo, e si licenziò dopo poche lezioni. Nonostante fosse spesso solo, Todd non soffriva di solitudine;
imbacuccato in pesanti giacconi col cappuccio e con gli stivali ai piedi, vagava per la proprietà di Wheatsheaf, dove scolpiva nella neve figure umane e animali di un realismo inquietante, e "spariva", come aveva fatto spesso, per ore di fila. Una volta che Lenora lo chiamò, e mandò un servitore a cercarlo, risultò che le impronte di Todd nella neve s'interrompevano bruscamente, come se il ragazzo avesse preso il volo, o fosse stato sollevato da terra da un uccello dai grandi artigli. In seguito, si scoprì che Todd era riuscito a scavalcare il muro di pietra di tre metri e mezzo a Wheatsheaf ed era andato a piedi al cimitero di Princeton a un chilometro e mezzo di distanza, per visitare la tomba di sua cugina.
E qui, devo annotare le lettere incise sotto Annabel Oriana Slade (1886- 1906): IL DOLORE È IL MIO DESTINO, GESÙ IL MIO SALVATORE.
E sotto queste, un'unica breve riga: BIMBO SLADE (1906).
Tornato a casa, Todd era silenzioso e meditabondo; poi irritabile e inquieto; quando Lenora cercò di consolarlo, esplose in una sorprendente acredine contro sua cugina, dicendo che «Todd non perdonerà Annabel per averlo lasciato ed essere andata in quel posto sulla collina dove le porte lo chiudevano fuori. Todd vuole spalancarle con la dinamite!».
Un giorno, sul finire dell'inverno, all'incirca otto settimane dopo il funerale di Annabel, Todd trovò un gufo di vetro sotto uno dei grandi abeti dietro Wheatsheaf. Stava spalando la neve con una paletta, per fare un altro dei suoi pupazzi, quando il gufo di vetro luccicò ai suoi piedi, e lui lo liberò dalla neve e dal ghiaccio per esaminarlo alla chiara luce del sole.
Era un manufatto di straordinaria bellezza e precisione nei dettagli, grande come un barbagianni, fatto di vetro soffiato opalescente, con occhi d'agata.
Ogni penna era distinta, anche i due ciuffetti di piume sulle orecchie ritte della creatura. Gli artigli acuminati erano particolarmente realistici.
«Come facevi a sapere che Todd ti avrebbe trovato, Gufo? Riesci a vedere attraverso la neve, Gufo?»
Todd riportò a casa questo strano oggetto per mostrarlo alla servitù, pieno di entusiasmo, perché credeva fosse "segno di buona sorte"; ma la governante e la cuoca erano convinte fosse un presagio di mala sorte - probabilmente perché lo aveva trovato Todd Slade.
«Meglio portarlo via, Padron Slade. Meglio non tenerlo qui.»
Todd ignorò le preghiere della servitù, come ignorava spesso le preghiere degli adulti. E il personale dalla pelle scura era sempre così preoccupato, che potesse accadere qualcosa di terribile a causa di Todd, o a Todd stesso, e che loro ne avrebbero fatto le spese.
Il ragazzo era convinto che l'uccello di vetro fosse in qualche modo "reale" - una creatura vivente che si era congelata per il freddo - perché non erano
delineate con precisione le penne, bianche come la neve e bordate di grigio pallido; e gli occhi, così realistici, spalancati e fissi, di un arancione opaco con pupille nere che sembravano, misteriosamente, dotate di vista?
E dunque Todd si diede da fare per "riportare in vita il gufo"; affannandosi e canticchiando sopra l'oggetto nel calore della cucina, e strofinandolo con le mani; finché, dopo un'ora e più, il gufo "di vetro" resuscitò davvero, e tornò in vita all'improvviso, spaventando i domestici. Perché adesso il gufo era un uccello dagli artigli acuminati, con un becco aguzzo; le penne bianche orlate di grigio erano bagnate, e avevano un forte odore. Se Todd non l'avesse tenuto stretto, il gufo avrebbe sbattuto le ali e si sarebbe levato in volo.
«Portalo via! Portalo via!» lo pregarono i domestici, mentre Todd rideva del loro timore; vantandosi di aver sentito il battito cardiaco del gufo non appena lo aveva estratto dalla neve. Prima che qualcuno potesse fermarlo, Todd corse fuori senza cappotto e cappello per liberare l'uccello, che adesso si dibatteva tra le sue mani, e lanciarlo in aria gridando: «Vola via! Vola via! Vai da lei, e pregala di tornare, che Todd la sta aspettando».
La servitù non parlava d'altro che del "diavolo-gufo" di Padron Todd, ma badando a non farsi sentire dai padroni. Così, quando Lenora vide che le mani di Todd erano coperte di graffi freschi, di cui alcuni ancora sanguinanti, rimase del tutto sbalordita. «Todd, cosa ti è successo? Che cosa hai fatto?»
«Chi? "Todd" ha fatto... cosa?»
Lenora non riuscì a ottenere una risposta chiara o coerente dal figlio, che portò subito in un bagno, per lavargli le mani ferite, e applicare delle bende dove poteva, continuando a singhiozzare sommessamente, perché invero il dolore era il suo destino non meno di quello di Annabel Slade, e lei lo sapeva; e intanto l'irrequieto dodicenne si dimenava e rideva di lei.
«Vola via! Vola via! Un giorno Todd ti seguirà!»
...
.
...
"Il raziocinio, la nostra salvezza".
...
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...
Nel tardo pomeriggio di un giorno di marzo del 1906, Josiah Slade fece
visita al suo ex professore, Pearce van Dyck, a casa sua in Hodge Road,
avendo ricevuto un invito Per un motivo preciso, Josiah! Per favore, vieni.
Nel suo ritiro dalla vita sociale, dopo la morte di Annabel, Josiah aveva
più volte declinato inviti dei van Dyck, come di altri residenti di Princeton;
sebbene fosse stato informato della nascita di un figlio, e avesse inviato
un biglietto di congratulazioni al professore e a Mrs van Dyck, non li vedeva entrambi da un po' di tempo.
(La nascita di un figlio, da Johanna van Dyck! Tutta Princeton bisbigliava Ma Mrs van Dyck non è giovane!)
(Per la cronaca, Johanna van Dyck aveva quarantun anni all'epoca della
nascita, nel febbraio 1906. Pearce van Dyck, quarantasei.)
(Sì, e sempre per la cronaca: non dirò altro su questa nascita, o sull'inaspettata
gravidanza che la precedette. Quando si tratta della mia obiettività
di storico, preferisco peccare di prudenza.)
Josiah fu accolto sulla porta dal professor van Dyck, il cui colorito appariva
giallastro, e che aveva la camicia bianca inamidata aperta sul collo.
Mentre di solito il professor van Dyck aveva un aspetto impeccabile, il
pizzetto brizzolato spuntato a regola d'arte e i capelli radi divisi sul lato
sinistro da una riga perfetta, quel pomeriggio appariva lievemente in disordine, e sembrava trafelato.
«Josiah! Grazie a Dio, sei sano e salvo.»
«Sano e salvo? E perché non dovrei esserlo?» rispose Josiah ridendo,
anche se forse l'osservazione di Pearce non intendeva essere divertente.
«Entra, presto! Per favore.»
Il dottor van Dyck chiuse la porta dietro Josiah, e lo introdusse nell'interno
buio della casa, verso il suo studio che affacciava su un giardino topiario
di sempreverdi gocciolanti, che erano cresciuti troppo, fino a oscurare
in parte le finestre. Josiah fu colpito dal silenzio della vecchia casa austera,
dove si era quasi aspettato di udire l'eccitato balbettio di un bambino.
Quando Henrietta Slade aveva saputo che Josiah avrebbe fatto visita ai
van Dyck, lo aveva persuaso a portare un regalo per il piccolo, che aveva
acquistato al Milgrim Shop in città, e che era avvolto in una deliziosa carta
azzurro pallido; Josiah non aveva visto il regalo, ma gli era stato detto
che si trattava di una copertina di cachemire. Quando Josiah porse il pacchetto
al dottor van Dyck, mormorando delle congratulazioni, questi lo
prese distrattamente, e lo posò sul tavolo, sopra una copia del "Journal of Metaphysics".
«Se ti stai chiedendo dove sia Mrs van Dyck, il fatto è... che mia moglie non è qui. È andata via.»
«"Andata via"? Dove?»
«Ovunque vadano le donne, con i loro figli appena nati. Per evitare la
"contaminazione"... si dice.» Pearce rise quasi allegramente. «Vuoi accomodarti,
Josiah? E ti andrebbe un goccio di sherry?»
Pearce riordinò frettolosamente un ammasso di carte, libri, monografie,
e fogli di cartoncino bianco sulla sua scrivania e sui tavoli circostanti.
Josiah si accorse che il professore di filosofia era impegnato in un progetto
di qualche tipo che richiedeva diagrammi e figure geometriche.
«In realtà, Johanna è andata a meno di un chilometro da qui... da sua madre,
in Battle Road. E confido che non sarà un trasferimento permanente.»
Josiah non sapeva cosa rispondere a questo annuncio. Non aveva idea
di cosa intendesse il suo ex professore con "contaminazione" e non aveva
il coraggio di chiederglielo.
Il dottor van Dyck era stranamente esuberante, anche se aveva gli occhi
cerchiati di rosso e un colorito decisamente malsano; tossiva in continuazione,
e si teneva un fazzoletto davanti alla bocca. C'erano state voci
che Pearce van Dyck si fosse ammalato di bronchite, o di enfisema, o di
una malattia subtropicale originaria dell'Asia del Sud; ma Josiah era troppo
riservato per informarsi di una cosa così intima come la salute di un ex professore.
La casa dei van Dyck sembrava più buia di come Josiah la ricordava,
a meno che non fosse una conseguenza del pomeriggio nuvoloso di fine
inverno, che già sfumava nel crepuscolo. Una delle dimore più piccole di
Hodge Road, arretrata rispetto alla strada dietro un cupo muro di pietre
scure, casa van Dyck era un austero edificio in stile Normandia, con un
tetto spiovente simile a una fronte aggrottata, e circondato da alberi e arbusti incolti.
«È gentile da parte tua congratularti con me, Josiah» disse il dottor van
Dyck, sorridendo con un sospiro, «per la nascita di un figlio, suppongo?
Però - come forse scoprirai un giorno - la cosa non ha tanto a che fare con
me, quanto con lei. Molto meno col padre, che con la madre.»
Josiah sorrise incerto. Il suo ex professore stava forse parlando per indovinelli, alla maniera di Socrate?
«Ebbene, non c'è niente di cui vergognarsi. Ci sono già passato... e ne
sono uscito. Quale che sia l'origine del "figlio neonato", ormai è un fatto
compiuto. In ogni caso, è solo naturale - vale a dire, dovuto alla Natura.
Come concluderebbero i tomisti: una manifestazione della legge naturale.»
Il dottor van Dyck versò lo sherry in due bicchieri e ne porse uno
a Josiah. Su un basso tavolo di marmo c'era un vassoio colmo di piccoli
sandwich senza crosta, spicchi di cioccolato, e altre leccornie, che la governante
aveva preparato, disse van Dyck, con "particolare entusiasmo",
sapendo che il suo giovane amico Josiah Slade sarebbe venuto a trovarlo.
«È un bene che Johanna sia via, così noi uomini possiamo parlare francamente,
una volta tanto. Questo fenomeno della Maledizione in mezzo
a noi - che ci guarda tutti in faccia, come un basilisco letale - è di questo, che dobbiamo parlare.»
«"Maledizione"...?»
«Certo, Josiah. Cos'è altrimenti, che è scoppiato in mezzo a noi, fin dal giugno scorso, se non una Maledizione?»
Il dottor van Dyck parlò a bassa voce. Sopraffatto da un improvviso accesso
di tosse, si premette un fazzoletto sulla bocca.
Josiah aveva accettato il bicchiere di sherry, ma non se l'era portato alle
labbra. Lo invase un senso di calore; provava a un tempo vergogna e sgomento,
pensando a che errore grossolano fosse stato, uscire dal suo isolamento monacale, per questo.
Molte volte, Josiah aveva pensato la stessa cosa. Una maledizione si era
abbattuta sulla sua famiglia. Senza dubbio, lo avevano pensato anche altri.
Tuttavia la parola Maledizione non era ancora stata pronunciata, non
in sua presenza, almeno. Non sapeva se si sentiva sollevato, o stordito da una specie di shock.
«Ma qui, abbiamo un aiuto, Josiah. La possibilità di un aiuto.»
Il dottor van Dyck stava mostrando a Josiah parecchi libri, volumi di
racconti: Le avventure di Sherlock Holmes, Le memorie di Sherlock Holmes,
Il ritorno di Sherlock Holmes, di Arthur Conan Doyle. E un volume singolo:
Il mastino dei Baskerville. Sulle prime, Josiah non riuscì a capire cosa
stesse dicendo il suo ex professore con tanta urgenza, che il raziocinio di
Sherlock Holmes era necessario a Princeton, per combattere la "maledizione", o l'"orrore".
«Dalla tua ultima visita, Josiah, molto è cambiato nella mia vita. Ho
messo da parte le mie speculazioni filosofiche a favore del pragmatismo
alla Holmes, che ha prodotto risultati entusiasmanti, penso. Ho condotto
uno studio attento di tutti i racconti di Holmes scritti da Conan Doyle,
che si sovrappongono, fino a un certo punto, al profilo biografico del detective,
e presentano una notevole visione del mondo, come una foresta
di "indizi" - e non un sottobosco di "filosofie" contorte in disperata competizione
tra loro. Quello di cui c'è bisogno è un po' di logica pragmatica, che sembra assente nella vita quotidiana.»
Il dottor van Dyck stava sfogliando la raccolta di racconti, e parlava a
Josiah come un oratore distratto, che si allontana dal proprio argomento,
e vi ritorna, con un sorriso sorpreso; mentre Josiah si sforzava di ascoltare
educatamente, perché non poteva fare altrimenti con il suo ex professore, tanto ammirato.
È pazzo. Il professore è pazzo. E tu? Perché non ti sei ancora tagliato la gola, vigliacco?
Era orribile, una "voce" di Josiah lo aveva seguito... anche qui.
Da inesperto diciottenne, Josiah Slade si era iscritto al vasto corso di lezioni
di Pearce van Dyck all'università, attirato dal suo strano titolo: "Una breve
storia della metafisica". Non aveva mai sentito prima la parola metafisica,
e conosceva solo i rudimenti di fisica, appresi alla scuola superiore privata che aveva frequentato.
La matricola era presto divenuta uno dei più fervidi ammiratori del
professore, poiché, sebbene di corporatura piccola, con un alone indistinto
di serici capelli grigi intorno alla testa, e una voce esile e acuta, il dottor
van Dyck teneva lezioni brillanti su argomenti quali il paradosso di
Zenone, il mito della caverna di Platone, l'imperativo categorico di Kant
e le teorie epistemologiche di Hume; brillava dietro il podio con la luminosità
dello stesso Woodrow Wilson. (Infatti, il minuto filosofo aveva ereditato
l'onore del dottor Wilson nell'essere eletto, per tre anni consecutivi,
professore "più popolare" dell'università.) (Per la cronaca, come sono
certo il dottor Wilson vorrebbe aggiungessi, Woodrow Wilson godette di
questo singolare onore per sette anni consecutivi in qualità di professore
di giurisprudenza e storia politica, durante l'amministrazione del dottor
Patton.) E l'eminenza di Pearce van Dyck era ancor più significativa in
quanto aveva fama di aspettarsi moltissimo dai suoi studenti, e di essere molto severo nelle sue votazioni.
La disciplina della filosofia aveva entusiasmato Josiah all'epoca, perché
considerava un piacere singolare essere costretto a pensare, mentre come
persona religiosa uno non è pungolato a pensare; anche se van Dyck,
in fondo, era un platonico, come pure un cristiano (non dogmatico), gli
piaceva coinvolgere gli studenti più perspicaci in dialoghi e dibattiti su
qualsiasi argomento: la natura dell'Universo, per esempio - se esista in
aeternum, o no; la natura della Divinità - se ogni angolo dell'Universo sia
soffuso della Sua grazia, o solo alcuni, o nessuno; e la natura del Genere
umano - se il Peccato originale sia la nostra verità fondamentale, o invece la visione del "buon selvaggio" di Rousseau.
Una mattina degna di nota, durante una lezione di filosofia, Josiah
Slade aveva alzato la mano per porre al dottor van Dyck una domanda
del tipo che potrebbe porre uno studente brillante e coscienzioso: «Com'è
possibile, signore, e perché dovrebbe essere possibile, che Dio permetta il
male nella Sua creazione?». E il professor van Dyck aveva ribattuto seccamente:
«Giovanotto, se solo voi poteste formulare questa domanda in
modo preciso, senza un uso sbagliato dei termini, scoprireste di aver risposto da solo».
Fu più o meno in questo periodo che nella Chiesa presbiteriana infuriò
una controversia su questioni dottrinali, che coinvolse il reverendo
Winslow Slade. Josiah non conosceva bene i particolari, ma sapeva che il
Seminario teologico di Princeton era riuscito a costringere l'Assemblea
generale della Chiesa presbiteriana d'America a portare in tribunale il dottor
Charles Augustus Briggs della scuola indipendente di teologia, l'Union
Theological Seminary, con l'accusa di eresia; una decisione che suscitò accese
discussioni, e molta amarezza. Il dottor Briggs, si affermava, era considerato
troppo conciliante sull'esegesi biblica; ed estremamente faceto riguardo
alla "teologia scolastica" insegnata giù a Princeton - un "mortorio
intellettuale" secondo la definizione sprezzante di Briggs. (In verità, tanto
i due seminari di Princeton che l'università si gloriavano del fatto che,
nelle parole del dottor Patton, nessuna "nuova idea" sarebbe stata introdotta
nel corso di studi o nell'amministrazione al riguardo, fintantoché lui fosse stato in carica.)
Questioni, queste, che Josiah considerava sgradevoli; ma poi aveva scoperto
che un modo di pensare tradizionale, vuoi in teologia, vuoi negli
sport interuniversitari, o negli eating club di Prospect Avenue, gli risultava
spiacevole; e per lui era più saggio prendere le distanze da simili controversie
e concentrarsi sui suoi studi, che includevano corsi di scienze, storia,
letteratura inglese, oltre a matematica e filosofia; avrebbe conseguito
la laurea in lettere come desideravano i suoi genitori, per poi continuare
a perseguire la propria conoscenza, e coltivare i propri pensieri ribelli. La
sua famiglia aveva sperato a lungo che Josiah avrebbe seguito "le orme di
suo nonno" - cioè, sarebbe entrato nel Seminario teologico di Princeton
per prepararsi a una carriera di ministro ecclesiastico - ma questa fantasia
svanì presto, quando emerse il naturale scetticismo del giovane, dopo
una lettura del controverso guazzabuglio di usanze pagane descritte nel Ramo d'oro di Sir James Frazier.
Ora, nello studio del professor van Dyck, con il suono dell'incessante
gocciolio dalle grondaie fuori delle finestre piombate, Josiah ascoltava attentamente
le parole dell'uomo più anziano, perché si era aspettato qualcosa
di valido da questa visita, e non una spaventosa perdita di tempo.
Ma van Dyck adesso stava parlando in modo malinconico, e non del tutto
coerente: «Devo ammettere, Josiah, che ero assolutamente sbalordito, e
incredulo: perché ciò che è accaduto nella mia vita non può - "scientificamente"
- essere accaduto. Anche se non è un segreto a Princeton, quanto
io e Johanna avessimo desiderato una famiglia; e che adesso che eravamo
sposati da circa vent'anni, avevamo quasi - anzi avevamo del tutto - abbandonato
ogni speranza. In certo qual modo, ero ormai soddisfatto nella
mia delusione. Mi ero rassegnato, capisci, a essere l'ultimo della mia discendenza».
Per un momento il dottor van Dyck fissò meditabondo il caminetto,
nel quale ardeva un fuoco senza fiamma che emanava un calore
riluttante; a Josiah parve quasi che il professore avesse dimenticato la sua
presenza, ma dopo una pausa proseguì, con voce fioca: «Quanto a Johanna,
anche lei si era rassegnata - naturalmente. Johanna è così... ragionevole.
Poi, quando è successo - il miracolo, voglio dire - che mia moglie,
come vuole la vecchia espressione, aspettasse un bambino - non sapevamo
cosa pensare, o se essere felicissimi, come lo erano altri per noi, o... profondamente
turbati. Perché... non vorrei metterti in imbarazzo, Josiah, né
vorrei mettere in imbarazzo me stesso... ma era molto tempo, almeno parecchi
anni, che mia moglie e io non dividevamo lo stesso letto... Tuttavia,
il miracolo è avvenuto; il bambino è nato; Pearce van Dyck è il "padre" -
il che è un pensiero felice, credo». Il dottor van Dyck tacque di nuovo, finendo
il suo bicchiere di sherry.
Josiah deglutì a fatica. Cosa gli aveva rivelato il suo ex professore? Che
c'era - poteva esserci - un dubbio sulla paternità del figlio neonato di van
Dyck; che c'era qualcosa di misteriosamente sbagliato, che doveva essere
definito un "miracolo"?
Josiah non voleva pensare Entrambe le madri hanno partorito il mese scorso.
Entrambe le madri... maledette?
Josiah rabbrividì, nonostante la stanza fosse surriscaldata dal fuoco che
ardeva sotto le ceneri. L'odore di fumo di legna gli fece pizzicare le narici.
«Ma adesso, Josiah. "Il raziocinio è la nostra salvezza." Questo è il mio
motto adesso, non più Cogito ergo sum.»
Sulla scrivania del dottor van Dyck c'era un pezzo di cartone che misurava
circa novanta centimetri per un metro e venti, coperto da un
diagramma elaborato, in inchiostri di colori diversi. E c'era un libro, formato
in-folio, tra le cui pagine rigide aveva inserito un mazzetto di fiori
essiccati: gigli, di un colore e un odore simile a latte cagliato. (Josiah se
li ricordava: non li aveva dati lui stesso a Pearce van Dyck qualche mese
prima? Presi dalla vecchia casa Craven? Se n'era dimenticato fino a quel
momento.) «Prima di presentarti le mie scoperte, Josiah, vorrei chiederti
se hai mai letto Sherlock Holmes. Perché penso di averti parlato dell'importanza
di Holmes, mesi fa.»
«Davvero? Non credo, signore.»
«Sì, Josiah. L'ho fatto.» Il dottor van Dyck parlò con insolita durezza.
«Ho insistito con tutti i miei colleghi del dipartimento di filosofia, e anche
altrove, nel dire che il "detective" di Conan Doyle ha trovato la soluzione
della nostra umana follia: osservazione attenta degli "indizi", e
astuto "raziocinio".»
«Ma Sherlock Holmes è un personaggio di pura invenzione, signore.
Non è... una persona reale...»
Van Dyck lo interruppe, irritato: «lì ho chiesto, Josiah: hai letto le straordinarie
avventure dell'uomo? E del suo "raziocinio"?».
Da studente universitario, Josiah aveva letto parecchi racconti gialli di
Sherlock Holmes, perché i libri passavano di mano tra i suoi compagni
di residenza al West College; lo avevano divertito ed era rimasto colpito
dalla logica ingegnosa del detective. Disse al dottor van Dyck che capiva
perché molti lettori trovassero Sherlock Holmes affascinante come
un eroe, e i racconti stessi, col loro mistero, gli intrighi e la pittoresca caratterizzazione
dei personaggi, erano estremamente godibili; soprattutto,
i racconti presentavano indovinelli con soluzioni - e questo era molto
gratificante. «Nella vita reale, i misteri restano spesso irrisolti. Ma con
Sherlock Holmes al lettore è garantita una "soluzione".»
«Certo che al lettore è "garantita" una soluzione, Josiah. Perché Sherlock
Holmes segue una strategia investigativa impeccabile.»
«Ma i racconti sono storie inventate, signore, fatte apposta per essere
spiegate. Ovvero, sono rompicapo con soluzioni già pronte; non sono
veri e propri misteri, come quelli in cui ci imbattiamo nella nostra vita.»
«Invece io penso che lo siano. Sono distillati dei caotici, impenetrabili
misteri che ci circondano - sono superiori.»
Il dottor van Dyck era accigliato per il disappunto. Chiaramente, non
era la risposta che si aspettava da uno dei suoi ex allievi preferiti.
«A un'attenta lettura, ciascun racconto mostra dei difetti» ribatté Josiah
con una certa aggressività. «Per esempio, in L'uomo dal labbro storto le coincidenze
giocano un ruolo improbabile, e non mi è parso affatto credibile
che la moglie non fosse in grado di riconoscere il proprio marito travestito.
In L'avventura della banda maculata è ridicolo che il cattivo escogiti
un piano così complicato per assassinare la figliastra quando, vivendo da
solo con lei, avrebbe potuto ucciderla in mille modi più semplici - e che
trovata assurda, usare una vipera indiana delle paludi!
In Uno studio in rosso i passaggi contro i mormoni sono petulanti e poco
convincenti, nell'insieme, e poi, il lettore non viene forse manipolato senza
scrupoli, rivelando, a fatto compiuto, che Sherlock Holmes aveva semplicemente
inviato un telegramma a Chicago per venire a conoscenza di
particolari importanti che vengono tenuti nascosti al lettore?» Josiah stava
parlando da studente brillante e combattivo, ma l'espressione del suo ex
professore non era incoraggiante. «Comunque, signore» disse Josiah debolmente
«i racconti soddisfano il loro scopo principale di intrattenere.»
«"Intrattenere"!» disse sprezzante il dottor van Dyck. «Come se in questa
crisi che investe tutte le nostre vite, io volessi che tu venga "intrattenuto"!»
Il dottor van Dyck procedette a mostrare a Josiah il suo elaborato "Schema
degli indizi", come lo chiamava. Il grafico era coperto di segni intricati
d'inchiostro di diversi colori, di spille o perline attaccate alla superficie
a gruppi. «Nell'applicare il "raziocinio" di Holmes al mistero della nostra
maledizione di Princeton, ho isolato numerosi collegamenti, o associazioni,
e anche "indizi" - lo so, Holmes riderebbe dei miei metodi, sono
troppo puntigliosi e molto dilettanteschi. La mia unica speranza è che alla
fine trionferò perché sono dalla parte della ragione, e disposto a sacrificare
tutto a questo fine... guarda qui, Josiah, e non essere così perplesso! Non
è più complicato della metafisica kantiana. In questa colonna, ho rappresentato
tutti gli eventi significativi degli ultimi dieci mesi, più o meno,
con simboli codificati, e tutti gli indizi con perline. Eventi qui, indizi qui.
Vedi? Ora, ogni volta che mi sembrava un'ipotesi possibile che il Maligno
fosse effettivamente presente nella sua forma originaria...»
Josiah trasalì alla parola "Maligno". Non aveva sentito nessuno pronunciarla
fuori dalla sua famiglia per descrivere Axson Mayte - di cui supponeva
stesse parlando il dottor van Dyck.
«... perché, come devi sapere, Josiah, c'è un Maligno in mezzo a noi
- vuoi una rappresentazione del Diavolo stesso, vuoi uno dei "satana"
del Diavolo. Nella Bibbia ebraica, non c'era un solo Satana, ma numerosi
"satana". Ciascuno è una forza che genera caos e disgrazia e ciascuno
deve essere combattuto.» Il dottor van Dyck avvicinò il foglio di cartone
a Josiah, in modo che entrambi potessero esaminarlo insieme. «Così,
ogni qual volta sembra probabile che il Maligno fosse presente, ho usato
una spilla da cravatta - qui, la perla; qui, un diamante; qui, un opale.
Suppongo che tu, Josiah, obietterai» disse l'uomo più anziano con un
sorriso «che non posso sapere se sono in possesso di tutti gli indizi, e questo
è vero. Né posso sapere se alcuni dei testimoni abbiano fatto deposizioni
false, per confusione o ignoranza, o per un desiderio di "salvare la faccia".
Purtroppo la mia metodologia è molto meno precisa di quella di Holmes,
perché ci sono molti più indizi nella vita vera, che non nei casi di Holmes.
Tuttavia procedo con ottimismo, e un po' dell'entusiasmo dei miei giorni
di giovane insegnante, quando stavo scrivendo il mio primo saggio su
Platone. Ciò che mi rende ansioso è che devo risolvere il mistero prima
che il Maligno scopra cosa sto facendo. Altrimenti... la mia vita potrebbe essere in pericolo.»
Josiah stava pensando con un certo sarcasmo: Se non altro ha dato un nome
alla cosa: la Maledizione. L'Orrore. Se non altro, non è la follia di una sola famiglia.
C'era qualcosa di commovente nella presentazione del professore di filosofia,
che rese Josiah meno incline a essere critico. Benché lo "Schema
degli indizi" gli sembrasse una misura disperata, e non riuscisse a capirlo
fino in fondo, era tuttavia notevole nella sua complessità e apparente
precisione, al pari di un veliero in miniatura costruito all'interno di una
bottiglia; infatti gli era mai capitato di vedere qualcosa di così ingegnoso,
al di fuori delle equazioni nei suoi corsi di chimica e fisica? Sembrava
una vera e propria galassia di vaghe idee filiformi di diversi colori, e minuscoli
simboli simili a segni grafici, e parole greche e latine, senza contare
le spille da cravatta e le perline, e molte annotazioni a matita. Il dottor
van Dyck sembrava contento che il suo giovane amico studiasse il grafico
con tanta attenzione, e, con un tagliacarte d'argento usato a mo' di
bacchetta per la lavagna, tenne una lezione a Josiah sulla Scienza dell'indagine
in generale, e in particolare su ciò che chiamava la Maledizione di Crosswicks, o di Princeton.
«Come dice spesso Holmes» - e qui il dottor van Dyck parlò con tale
autorità e affettuosa familiarità, da far pensare che Sherlock Holmes fosse
un suo amico - «ciò che è straordinario e perverso può essere una guida,
invece che un intralcio, per l'occhio illuminato, mentre un caso di ordinaria
amministrazione, un omicidio semplice e poco fantasioso, diciamo,
potrebbe dimostrarsi impossibile da risolvere. Nell'analizzare un problema
estremamente complesso, quale quello che ci troviamo di fronte, la
cosa indispensabile è essere in grado di ragionare a ritroso. Però deve essere
utilizzato anche il metodo deduttivo, che è così valido nei suoi
ragionamenti in avanti. Dunque, seguendo questa linea azzurra, lo "Schema
degli indizi" rappresenta il metodo del balzo-ali'indietro; e quest'altra linea
gialla, un balzo-in-avanti. La situazione qui è più complicata perché la
Maledizione, o l'Orrore, è tutt'intorno a noi, e non sappiamo dove, o chi,
colpirà la prossima volta. Così, dobbiamo ragionare anche lateralmente.»
Josiah scosse la testa, sentendosi perso.
«La spilla d'opale ti confonde? No, le perline arancioni? Ah, è l'abbreviazione
Cr. allora, che si riferisce a "Craven" - la vecchia casa Craven;
che, contigua al verticale marzo, segnala la prima manifestazione della
Maledizione, per quanto ne so io. Casa Craven, nel marzo 1906 - il collasso
di Mr Cleveland - l'invasione di figure spettrali nella nostra comunità.
Ora, il gruppo di perline colorate qui, come pure la spilla da cravatta con
la perla, rappresentano "valutazioni secondarie" - se il grafico viene letto
(come sto facendo io adesso) verticalmente. Come ebbe a dire Holmes:
Tutta la vita è una grande catena, di cui arriviamo a conoscere la natura ogni
volta che ne esaminiamo un singolo anello.»
Josiah mormorò in tono di scusa che non riusciva «a capire bene».
«Già, è difficile, Josiah, soprattutto quando uno si trova per la prima
volta di fronte all'asserzione che l'"investigatore" della natura umana può
stabilire, in base alla più fugace delle espressioni sulla faccia di un uomo,
o alla contrazione di un muscolo, o a uno sguardo, i pensieri più reconditi
di quell'uomo. Ho chiesto a Micawber di ordinare l'articolo di Holmes
"Il libro della vita" come pure le sue monografie sulle impronte digitali,
l'individuazione di profumi da tempo evaporati, l'influenza del lavoro di
un uomo sulla sua forma mentis, e il classico Su come distinguere le ceneri
di vari tabacchi. Così spero che, una volta che avrò tra le mani questo validissimo
materiale, sarò in grado di procedere più rapidamente.»
«Lo spero anch'io, signore.» Josiah parlò con umiltà, perché si sentiva
in preda a uno strano malessere, un frastuono di "voci", proprio mentre
il suo ex professore sembrava animato dai più bollenti spiriti.
«Sicuramente, Josiah, la vita è una "grande catena", come intuivano gli
antichi. Holmes ha avuto l'audacia di affermare che da una singola goccia
d'acqua un uomo di genio potrebbe presupporre la possibilità dell'oceano
Atlantico, o delle cascate del Niagara, senza aver mai sentito parlare di
nessuno dei due; allo stesso modo il bravo investigatore può esercitarsi a
discernere a prima vista la storia di una persona che gli sta di fronte, e la
professione che pratica, se non addirittura la condizione della sua anima.
È incredibile quanto si possa apprendere, dalle unghie di un uomo, o dagli
stivali, dalla barba, o le maniche di un cappotto, dalla sua espressione
facciale! È meraviglioso pensare che possiamo trionfare sul caos della vita.
E spero ardentemente che riuscirò a salvare la nostra preziosa comunità
- i nostri cari - dalla Maledizione, se non è già troppo tardi. Perché, capisci,
abbiamo già perso i più belli e puri di cuore tra noi...»
Aggrottando la fronte, come se non avesse udito quell'osservazione benintenzionata,
ma espressa con poco tatto, Josiah guardò il grafico, per
esaminarlo con più attenzione, e segnalare al dottor van Dyck un paio di
piccoli errori: «Temo, signore, che l'incidente a casa Craven si sia verificato
in aprile, e non in marzo come lei ha indicato».
«Aprile? Non marzo? Ne sei sicuro?»
«Sì. Non potrei dimenticarmelo.»
«Ma... nemmeno io potrei dimenticarmelo! Perché io c'ero.»
«Sì. E c'ero anch'io.»
«Ma... marzo è cruciale per il mio schema - perché M si collega a
"Mackay-Diggs"...»
«Chi è Mackay-Diggs?»
«... un mio allievo che l'altro giorno è venuto da me con una storia
da far accapponare la pelle... mi ha raccontato di essere sfuggito per un
pelo all'aggressione subita da un sinistro sconosciuto nelle ombre dietro
l'Alexander Hall; dev'essersi trattato di un "satana", dalla descrizione.
Mackay-Diggs è un giovane platonico integerrimo, che non parlerebbe mai
a vanvera né mentirebbe; mi ha assicurato che un individuo "dall'aspetto
indiano" lo ha abbordato, e toccandogli la spalla con un'"occhiata interrogativa",
ha cercato di abbracciarlo, e quando Mackay-Diggs lo ha
respinto, questa persona è diventata ostile, scoprendo i denti come se volesse
"strapparmi la gola a morsi". Questo, vedi, si collega con la morte
della ragazza Spangs, che è indicata da uno spillone verde; questa linea
rossa li collega; e qui è indicato il "misterioso comportamento" del cane
dei Wilson, Hannibal, per molte notti di fila...»
«Il cane Hannibal, dei Wilson?»
«Ricordi il "misterioso comportamento" del mastino dei Baskerville,
che non abbaiava come c'era da aspettarsi che abbaiasse? In questo caso,
il grosso levriero dei Wilson, Hannibal - che gli studenti universitari
chiamano "Cassa-con-le gambe" - si è comportato in modo più consono
a un cane, ululando inspiegabilmente - e molto forte - di notte, in numerose
occasioni, proprio la settimana scorsa.»
«E voi ne deducete...?»
«Josiah, non sono "io" che ne deduco qualcosa - è la catena della logica.
Lo Schema degli indizi è abbastanza simile a una mappa, che descrive
un territorio reale. Non è una coincidenza che il cane dei Wilson abbai di
notte, quando dei sospetti "satana" vagano sul campus dell'università di
Princeton, in cerca di vittime tra i nostri studenti. E c'è l'esempio della figlia
dei FitzRandolph, Wilhelmina, che è stata vista in posti isolati come
il sentiero in riva al lago Carnegie, in compagnia di uomini non meglio
identificati... "gentiluomini", ci auguriamo.»
«Wilhelmina? Con degli uomini? Ma chi?»
Josiah non gradiva l'idea della sua amica Wilhelmina in compagnia di
altri uomini; il pensiero era allarmante per lui, come un tradimento.
Perché Willy mi adora. Questa è una costante.
«Wilhelmina è stata anche vista» disse il dottor van Dyck, a bassa voce,
e con una curiosa smorfia lasciva sulle labbra, «sulla Quinta Strada, a New
York City, a passeggiare in compagnia di questo o quell'artista bohémien.
Perché sta prendendo lezioni d'arte, devi sapere, con il famigerato Henri,
di cui si dice che abbia ucciso un uomo, da qualche parte nell'Ovest.»
«Ma davvero! È una buona cosa, direi.»
«Una "buona cosa"? Non dirai sul serio, Josiah? Ci sono modelli nudi
alla New School of Art, a quanto pare... nudi. E di entrambi i sessi.»
Josiah si accigliò, pensandoci. Ricordando la morbida pressione delle
labbra di Wilhelmina contro le sue, e la fragranza che sembrava emanare
dalla sua pelle, Josiah non pensò che fosse una cosa buona, che Willy
frequentasse lezioni di pittura dal vivo, in cui i modelli nudi a volte erano maschi.
Il dottor van Dyck continuò, picchiettando il tagliacarte d'argento contro
lo Schema degli indizi: «Vedi, qui, collegato con la linea tratteggiata
gialla, c'è un fatto designato come T che si è verificato nel cimitero di Princeton...».
Josiah strinse gli occhi guardando la linea gialla tratteggiata. Che follia era tutto questo!
«... che è uno dei motivi principali per cui ti ho chiesto di venire qui
oggi, Josiah. Anche se non sono stato invitato al funerale della tua cara
sorella, sono andato egualmente a visitare la sua tomba parecchie volte,
per renderle omaggio; vedi, Annabel era sottovalutata, credo, rispetto al
suo intelletto, alla scintilla della sua sagacia, perché era così attraente che
abbagliava lo sguardo esteriore. Mi è parso davvero deplorevole - che la
tua famiglia non si sia neppure sognata di spronarla a proseguire gli studi,
come hai fatto tu, naturalmente, essendo un maschio, iscrivendoti a
un'università di prim'ordine. Annabel, invece, ha frequentato due anni
di college, ha fatto il suo debutto a New York e infine si è fidanzata con
un focoso ufficiale dell'esercito. Annabel, mi aveva detto Johanna, aveva
un talento per raccontare storie, e per l'illustrazione... comunque, per tornare
al caso in questione» - vedendo il viso sconvolto di Josiah, il professor
van Dyck non osò continuare su questa linea di pensiero - «tenendo
presente la metodologia del mio amico Holmes, sono tornato al cimitero
l'altro giorno, al mausoleo degli Slade, pensando di esaminare la cripta in cerca d'impronte digitali fresche...»
«Impronte digitali. Ma di chi?»
«... del Maligno, forse - in una delle sue forme. Questa se non altro sarebbe
una procedura scientifica. E speravo di controllare l'area intorno
alla tomba anche in cerca d'impronte nella neve sciolta. Quando sono arrivato,
però, c'era un'altra persona davanti a me alla tomba - ed era il tuo
giovane cugino Todd - che, vedendomi, si è spaventato ed è fuggito come
un criminale colpevole attraverso il dedalo di lapidi, a capo chino e con
ciuffi di capelli che gli spuntavano dalla testa come quelli di una creatura
selvatica. Gli ho gridato: "Todd! Todd! Sono solo io, Pearce van Dyck!",
ma lui è scappato a gambe levate, come se io fossi il Maligno.» Il dottor
van Dyck rise, quasi allegramente. «Comunque, alla base del mausoleo,
tutt'intorno, ho trovato numerose impronte, solo alcune delle quali potevano
appartenere al ragazzo. Di qui esito a trarre qualsiasi conclusione,
ma devo informarti, Josiah, che spesso in casi come questo capita di trovare
uno o più individui all'interno della comunità addolorata in combutta con le forze demoniache.»
Josiah protestò che dubitava fortemente che suo cugino Todd, un dodicenne,
"immaturo" per la sua età, fosse in combutta con qualsivoglia
forza. «Todd è un ragazzo molto "solo".»
Il dottor van Dyck ribatté seccamente: «Ma forse non era "Todd Slade"
che ho visto al cimitero, Josiah - ma un demone sotto forma di bambino
che gli assomigliava».
Josiah alzò le mani, ormai esasperato.
«Ma, signore, siamo tutti impostori allora? Tutti "demoni"? Come facciamo
a capirlo, dalle forme esteriori delle persone?»
«Questa è una domanda molto saggia, Josiah. Una domanda davvero
metafisica, sulla quale ho riflettuto, ne puoi star certo, fin da quando...
da quando la mia cara moglie mi ha annunciato, qualche mese fa, la sua
"miracolosa" notizia.»
Il dottor van Dyck si era scolato due bicchieri di sherry, mentre Josiah
era riuscito a bere solo un sorso del liquido dolciastro e appiccicoso. Josiah
vide che la faccia del suo ex professore era arrossata, e gli occhi stranamente
luccicanti; sembrava trafelato, come in preda a una grande agitazione;
a meno che Josiah non si sbagliasse, la testa del dottor van Dyck sembrava
vagamente deforme, con una protuberanza sulla fronte, e una bocca
piccola e storta. Quando Josiah si alzò in piedi, e il suo ospite fece lo stesso,
al giovane parve che l'uomo più anziano fosse più basso di come lo ricordava
e avesse una lieve malformazione nella parte alta della schiena,
appena percepibile, sotto la giacca di tweed molto larga. Dietro il colletto
aperto della camicia, arterie surriscaldate pulsavano in modo visibile sotto la pelle umida.
Traboccante di affabilità, il dottor van Dyck accompagnò Josiah alla porta
d'ingresso della casa, e gli strinse la mano, pregandolo di porgere i suoi
più cari saluti a Winslow Slade, e a tutti gli altri Slade che ormai vedeva
così di rado. «Di' loro - be', forse è prematuro dirlo a qualcuno - che "van
Dyck sta seguendo le tracce" - "van Dyck è alla ricerca" - forse non sarà
una consolazione per la loro perdita, ma spero sia rassicurante.» Adesso
l'ex professore di Josiah era inequivocabilmente più basso di com'era prima,
con gambe visibilmente accorciate; e occhi che brillavano di un luccichio
innaturale, anche dietro gli occhiali da studioso cerchiati di metallo.
«Devi tornare un'altra volta, Josiah! - a vederlo.»
«Vedere cosa...?»
«Scusa, volevo dire, a vedere il bambino, naturalmente.»
...
.
...
La slitta dai pattini ocra.
...
.
...
Josiah! Josiah! Josiah! Vieni da noi, presto!
Che visione singolare, e inattesa quella che gli apparve: Josiah si fermò
di colpo, a guardare.
Dopo aver lasciato la residenza del professor Pearce van Dyck, Josiah
si era avviato irrequieto verso Battle Park, un'area aperta in parte boscosa
non lontana da Stockton Street, e a circa due chilometri e mezzo da
Crosswicks; lo studio surriscaldato del suo ex professore, non meno del surriscaldato
raziocinio dell'uomo, lo avevano lasciato con la testa confusa e un
senso di soffocamento, e un bisogno disperato di aria fresca.
«Caspita, ma che succede? Un'"alluvione di neve"...»
Senza che Josiah se ne rendesse conto, si era scatenata un'improvvisa
tempesta di neve, mentre lui faceva visita al dottor van Dyck. Le grasse
nubi di pioggia erano sparite, rimpiazzate da gonfie nubi di neve; non che
l'aria fosse fredda, ma la nevicata era fitta, e cadeva lenta, come se i fiocchi
fossero solo ornamentali, ciascuno incredibilmente luccicante.
Josiah aveva pensato di andare a zonzo sul campo di battaglia, come
aveva fatto spesso da studente universitario, per soddisfare il suo bisogno
di star solo; non fece caso alla neve che turbinava lenta, o al vento
umido del Nord-est, o al crepuscolo che stava avvolgendo il paesaggio.
Fu così che, mentre attraversava il campo ricoperto di neve, sul quale,
generazioni prima, il suo celebre antenato Elias Slade aveva combattuto
eroicamente contro gli uomini di Cornwallis, a Josiah capitò di scorgere, a
meno di cinquanta metri, una visione notevole: una slitta antica di forma
squisita con alti pattini ricurvi, trainata da un solo cavallo nero e sbuffante.
«Diamine, chi sono questi? Forestieri...»
La slitta era guidata da una figura ingobbita in un cappotto scuro e un
cappello calato basso sulla fronte; una figura da gnomo, che faceva schioccare
la frusta sul garrese del cavallo.
Sulla slitta c'erano alcune donne, o meglio -giovani signore.
Era una visione così romantica, la slitta trainata su una distesa innevata,
attraverso una cortina di fiocchi di neve che cadevano lenti, all'imbrunire,
che Josiah si fermò a guardare, sorridendo; perché senza dubbio doveva
conoscere le signore sulla slitta, anche se non il conducente... Ma le loro
facce erano girate allegramente dall'altra parte, e le signore non si accorsero
di lui. Una era avvolta in una splendida pelliccia nera con cappello
abbinato, di zibellino o visone; un'altra, di corporatura più piccola, indossava
un mantello di ermellino; la terza, un cappello di agnellino persiano
dall'alta calotta, abbinato con il mantello la cui pelliccia dai riccioli fitti
parve a Josiah di una bellezza fuori del comune. Era strano che le signore
non lo chiamassero, per offrirgli un passaggio, visto che c'era un posto
vuoto accanto alla signora in pelliccia di agnellino persiano; e nemmeno
il conducente simile a uno gnomo lanciò un'occhiata nella sua direzione.
Josiah si tolse la neve dalle ciglia, ascoltando l'allegro chiacchiericcio delle
signore, e notando un particolare curioso della slitta: i pattini, sebbene
lisci e delicatamente lavorati alle estremità, emanavano uno strano luccichio
color ocra o ruggine, e più che fendere la neve sembravano sfiorare
la superficie farinosa.
Perché te ne stai lì muto, e non lanci un richiamo alla comitiva? Tu, l'erede di
Crosswicks, non hai che da alzare una mano, per essere portato a casa nello stile
che si confà a uno del tuo sangue.
E, mentre Josiah restava immobile, come paralizzato: Josiah! Josiah! Vieni
da noi, presto!
Appena in tempo, Josiah si rese conto che era una delle sue voci indesiderate,
in una parodia di seduzione.
Rimase immobile, vigile, mentre i fiocchi di neve turbinavano sognanti
intorno a lui, e la slitta dai pattini ocra avanzava silenziosa, ora a meno di
dieci metri da lui. Dolcissimi, suonavano i campanelli della slitta. Il fiato
del cavallo fumava, e la sua ispida coda nera frustava l'aria. Incantato dalla
grazia muscolosa del cavallo dal passo agile, dall'antica bellezza della
slitta, Josiah rimase a guardare. Il cuore era commosso dalla strana risata
tintinnante delle signore in cui udì, o gli parve di udire, la risata lieve
di Annabel; anche se quale delle signore, i cui volti adesso erano nascosti
nell'ombra, potesse essere Annabel, Josiah, all'improvviso in preda ai
tremiti, non avrebbe saputo dire.
E così, la slitta passò, e scomparve in un turbine di neve.
Lasciando solo un'eco di campanelli, e la risata delle signore, che riportò
alla mente di Josiah le note cristalline dei sonagli a vento su una veranda
o un gazebo in una sera estiva di molto tempo prima.
Perché te ne stai lì muto? Privato delle caratteristiche di un uomo, al pari di
un eunuco?
Non sei uno Slade, e pronto per la traversata?
...
.
...
"Frenesia rettile".
...
.
...
Poco tempo dopo, ci fu l'attacco di nervi, o isteria femminile, al Rocky Hill
Seminary for Girls, un lunedì mattina all'inizio di aprile del 1906.
Gli storici interessati a questa (secondaria, trascurata) manifestazione
della Maledizione possono consultare il "Princeton Packet" del 3 aprile
di quell'anno, che riportava l'incidente con titoli a caratteri cubitali sulla
prima pagina del settimanale locale:
"FRENESIA RETTILE" SEGNALATA AL ROCKY HILL SEMINARY. 28 STUDENTESSE, 3 MEMBRI DI FACOLTÀ SOCCOMBONO A SVENIMENTI E ATTACCHI EPILETTICI.
Wilhelmina Burr ebbe la sfortuna di trovarsi al centro di questo bizzarro
episodio, mai spiegato in modo soddisfacente da osservatori neutrali
o da ricercatori scientifici dell'università, ma invece accantonato come isteria femminile.
Wilhelmina stava dirigendo il coro nella sala per concerti della scuola
- un edificio neoclassico che si ergeva su un'altura affacciata sul fiume
Millstone e una striscia di terra paludosa e fangosa - quando, all'improvviso,
la graziosa ed esangue ragazza di nome Penelope van Osburgh s'interruppe
nel bel mezzo del suo assolo da soprano della popolare canzone di Mr Selby, The Rural Retreat:
Boschetti ombrosi e ruscelli gorgoglianti
Passeggiate dove danzano tremuli raggi di luna
Proteggono cuori amareggiati dalle malattie
Cullano gli affanni di giorni dolorosi.
- fissando con gli occhi spalancati un punto dietro la testa della maestra
del coro; e poi, mortalmente pallida, indicò la cornice ornamentale che
bordava il soffitto, dicendo: «Oh, è vivo! - il serpente! - lassù! - si è svegliato!
- si è mosso! - sta venendo a prenderci».
Per alcuni secondi, la sala cadde in un silenzio sgomento: Wilhelmina
avrebbe potuto udire il debole ticchettio del suo orologio, se avesse avuto
la presenza di spirito di curarsene; poi, la ragazza sconvolta, col respiro debole
e affannoso, sussurrò: «Il serpente! - il serpente!». Continuando a indicare
il soffitto, crollò tra le braccia della ragazza più vicina, priva di sensi.
Dopodiché, tutte le ragazze cominciarono a strillare, e a svenire - e nella
sala per concerti scoppiò il caos.
Wilhelmina era rimasta affascinata fin dall'inizio dal fatto che l'elegante
edificio neoclassico fosse decorato in modo così curioso, nelle modanature;
aveva notato fin dalla prima volta che era entrata nella sala per
concerti come, ai bordi del soffitto, fossero scolpite sinuose forme bianche
non del tutto visibili: probabilmente rampicanti in stile italiano, o viticci
greci, o "onde congelate", o, invero, serpenti distesi languidamente.
Che fossero bianchi era una descrizione impropria perché, col passare
del tempo, le modanature si erano scolorite per la polvere, ma in modo
irregolare: cosicché c'erano accenni d'ombre, e di un colore non uniforme.
Per un gioco di luce, in circostanze del tutto normali, le modanature
sembravano "muoversi" - in una certa misura. Wilhelmina lo aveva notato,
e aveva liquidato l'illusione ottica come un fenomeno dovuto alla
luce, privo di qualsiasi significato.
Tuttavia, sembrava che i "serpenti" si fossero svegliati dal loro lungo
sonno, e si stessero muovendo. Come strillavano le ragazze del seminario!
Una seconda ragazza si afflosciò sul pavimento, svenuta, e una terza,
e, quando Wilhelmina accorse per aiutarla, si scontrò con due ragazze
terrorizzate che si gettarono tra le sue braccia come bambine piccole;
perché i serpenti adesso si dimenavano, e avevano iniziato a strisciare giù
dalle pareti e dagli infissi delle finestre, in modo orribile, appena percepibile, da tutte le parti.
Wilhelmina, l'unica adulta nella stanza, in mezzo a una trentina di ragazze
adolescenti, si ritrovò allarmata e dubbiosa: perché non poteva vedere
in modo decisivo i serpenti che stavano strisciando giù dalla cornice,
però, a giudicare dall'insolita agitazione nell'aria, e dalle grida terrorizzate
delle ragazze, era ragionevole concludere che c'era qualcosa che non
andava; qualcosa che non andava affatto, e lei era responsabile di proteggere
le ragazze da quel qualcosa.
Un'altra ragazza si mise a strillare, puntando il dito alle spalle di
Wilhelmina: «Oh! Eccolo là! Il serpente nero! Si è svegliato, è furioso, sta venendo
a prenderci!» - e seguì un terrore ancor più grande, mentre le ragazze
prendevano a correre da tutte le parti, piagnucolando, e singhiozzando,
sbiancate in viso e senza nessuna idea di come sfuggire ai serpenti, che
(apparentemente) non potevano essere visti davvero. Eppure era chiaro,
i serpenti stavano strisciando verso di loro da tutte le parti, sul lucido pavimento di legno duro.
Miss Burr gridò per ristabilire l'ordine, e non fu ascoltata; corse in giro
a tranquillizzare, a intervenire, a minacciare persino. Ma c'erano troppe
ragazze terrorizzate, l'emozione era troppo intensa, come un incendio divampato
all'improvviso, in un giorno ventoso; tutto quello che l'insegnante
poteva fare era impedire alle ragazze di calpestarsi e farsi del male a vicenda,
nella loro furia di uscire dalla sala.
«State attente! Per favore! Non ci sono serpenti! Dove sono questi serpenti!
Non vedo nessun serpente! Priscilla! Marian! Per favore non spingete,
dovete uscire con ordine... per favore, ragazze!»
Anche Wilhelmina stava ormai singhiozzando, per la frustrazione e la paura crescente.
Cercando di impedire alle ragazze di farsi del male a vicenda, Wilhelmina
inciampò, vacillò, perché sembrava ci fosse davvero - qualcosa -
che si contorceva e strisciava - ed era sinuoso - ai suoi piedi; una forma
muscolosa e strisciante simile a un bassorilievo che avesse preso vita...
Una creatura splendida, non di un bianco smorto, ma di un nero iridescente,
coperta di squame che brillavano argentee, e color pulce, e ocra;
il ventre a strisce sottili, pallido e liscio come la ragazza dalla pelle più
chiara a Rocky Hill; la sua grande testa, piatta e intelligente, era alzata,
con la lingua guizzante, e occhi fulvi simili a gemme che brillavano come
se la riconoscessero.
Al di là di questo, Wilhelmina non sapeva altro. Perché, nel pieno dell'isteria
delle ragazze, perse a sua volta i sensi, con le sottane che frusciavano
intorno a lei e l'alto colletto inamidato che le tagliava la gola mentre cadeva
pesantemente sul pavimento di legno duro.
Altrove nella scuola, qualcuno attivò l'allarme antincendio. Il carro dei
pompieri di Rocky Hill, con a bordo una mezza dozzina di zelanti pompieri
volontari, arrivò nel giro di pochi minuti. Sfortunatamente, questo
non fece che aumentare l'isteria, perché gli allarmi e le sirene antincendio
erano assordanti; e in men che non si dica, parve che le ragazze in tutta la
scuola, non solo le allieve del coro, fossero cadute preda della misteriosa
frenesia: gridavano alla vista di (invisibili?) serpenti che strisciavano, e
scivolavano, e si contorcevano, si raggomitolavano, e spiccavano balzi, e
si dibattevano, avanzando minacciosi verso di loro da ogni parte. I pompieri
erano sconcertati e confusi, perché non trovarono tracce di un incendio,
e non riuscivano a vedere i serpenti, nonostante le ragazze urlanti li
indicassero, e scappassero da loro, nel gelo di una giornata d'inizio aprile,
con indosso solo camicette alla marinara e gonne di lana blu, con calze
intonate; infangandosi le scarpe e, in alcuni casi, cadendo nel terriccio
molle del disgelo, nella loro corsa disperata per mettersi in salvo. Adesso
erano molti gli insegnanti coinvolti, che cercavano di ristabilire la calma;
di questi, uno era un uomo giovane, un professore di matematica, di
nome Holleran, di temperamento nervoso, che sembrava riuscisse a vedere
i serpenti, o le tracce movimentate sul terreno umido, e cadde a sua
volta in deliquio; o in preda a un attacco epilettico di origine inspiegabile,
come il dottor Boudinot descrisse in seguito il fenomeno.
Il peggio della "frenesia rettile" durò in tutto meno di un'ora, perché
piano piano i serpenti cominciarono a sparire e le creature o fuggirono
nell'acquitrino melmoso dietro la scuola di musica, o semplicemente
scomparvero, per essere scoperte il giorno dopo nelle loro forme originali
blande e benigne sull'antica modanatura nella sala concerti; però gli effetti
dell'isteria non furono eliminati con facilità. I sintomi variavano in
modo considerevole da una ragazza all'altra, e da insegnante a insegnante;
alcuni rimasero turbati per il resto della giornata; alcuni non poterono
tornare al seminario per una settimana; altri, inclusa la professoressa di
latino Miss Cowper, e il povero Mr Holleran, non si sarebbero mai completamente
liberati della visione dei serpenti, per il resto della vita. La preside
del seminario, Miss Singleton, una donna di poco più di sessantanni
fisicamente in forma, affermava di non aver mai visto un solo serpente
in vita sua, tantomeno sulla proprietà della scuola; tuttavia i suoi nervi
ne risentirono e parve aver perso parte della padronanza e della sicurezza
di sé per cui era stata famosa.
Penelope van Osburgh, che era stata la prima ad avvistare l'attacco furioso,
fu gravemente malata per parecchi giorni, e coccolata e accudita
per settimane. Wilhelmina Burr, insegnante di arte, dizione ed euritmica,
si ammalò per una settimana, inaspettatamente; e, quando si ristabilì,
sorprese tutti i colleghi e Miss Singleton rassegnando le dimissioni dal
seminario, con l'imbarazzata spiegazione:
«Dal momento che ho ceduto alla più ridicola delle crisi isteriche femminili,
e non sono riuscita a impedire attacchi di follia tra le mie allieve,
temo di non essere molto più matura delle più sciocche di loro, e di non
avere il diritto di essere la loro insegnante».
...
.
...
Poscritto: il fardello della Natura.
...
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...
Sebbene la "frenesia rettile" fosse un argomento di cui si sarebbe discusso
per decenni a Princeton e dintorni, l'episodio all'epoca fu liquidato in
modo rapido e sommario tanto dalle autorità quanto dal dottor Boudinot
e i suoi colleghi medico/scientifici come un increscioso esempio d'isteria
femminile. Sul "Packet" apparve un importante articolo in cui numerosi
signori della comunità invitati a commentare l'accaduto convennero
all'unanimità che "un'epidemia allucinatoria di origine sconosciuta" si
era diffusa nella scuola femminile, e i "serpenti" erano unicamente frutto dell'immaginazione.
Tra i signori intervistati c'erano molti scienziati-professori dell'università,
e anche lo stesso rettore Wilson. Alcuni di loro usarono un tono divertito,
a detrimento, purtroppo, del seminario e del suo personale; molti
suggerirono che le "ragazze eccitabili" e i loro insegnanti avevano bisogno
di una guida migliore e più autoritaria, per la precisione di un preside
maschio per la scuola. Ma Woodrow Wilson, consapevole della propria
posizione come amministratore capo all'università, preferì non criticare
la preside, né alcuno degli insegnanti; e fece notare con benevolenza
che c'erano state "numerose manifestazioni di "comportamento diabolico"" all'università di Princeton, nei primi anni del 1800, quando i ragazzi
si ribellavano come "meccanismi a orologeria", pertanto non si sarebbe
permesso di criticare il seminario e tantomeno avrebbe ritirato le figlie
dalla scuola se vi fossero state iscritte come allieve. Il dottor Wilson concluse
con un appello alla solidarietà, alla comprensione, e alla pazienza:
«Perché la Donna, che la Natura ha gravato di un fardello con un carico
molto più pesante di quello destinato all'Uomo - vale a dire, la riproduzione
- dev'essere giudicata con tolleranza e indulgenza in aree in cui, a prescindere dalle intenzioni, è rimasta penosamente indietro rispetto all'uomo».
...
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...
La sconfitta di Charleston.
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«Non mi lascerò sconfiggere. Lo giuro.»
È stato variamente documentato come, nell'inverno 1905-1906, Woodrow
Wilson, ammirato e onorato all'"estero" - vale a dire fuori da Princeton -
fosse tuttavia deriso, disprezzato e crudelmente ostacolato dai politicanti,
all'interno della sua stessa comunità universitaria. Questa situazione
urtava i nervi sensibili dell'uomo e gli provocava molte notti insonni; e,
come lo stoico Wilson si lamentava ridendo con la devota moglie Ellen,
aggravava "il subbuglio nel suo Centro America" (ovvero i gravi disturbi
gastrici nelle "regioni equatoriali" del suo corpo).
L'iniziale pomo della discordia, l'ubicazione della scuola di specializzazione,
adesso era complicato da una guerra sostanziale tra l'ufficio del rettore
e alcuni dei suoi amministratori, riguardo a quella che veniva chiamata
"la catena di ferro del comando" all'università, come pure la campagna
del dottor Wilson contro gli esclusivi eating club di Prospect Avenue per
i quali provava un'antipatia e un'avversione personali. E poi c'erano altri attriti, quasi quotidiani.
«Non tollererò insurrezioni. Sono stato eletto per dirigere questa università, e così farò.»
Eppure, ironicamente, fuori Princeton, in alcuni ambienti scelti, la reputazione
di Woodrow Wilson non avrebbe potuto essere più eccelsa. A
una cena dei democratici al Lotos Club di Manhattan, per esempio, verso
la fine di marzo, il "coronatore di re" George Harvey, nel presentare il
dottor Wilson al suo pubblico di gentiluomini fumatori di sigari, lo aveva
"nominato" per la presidenza - col che Harvey intendeva la presidenza
degli Stati Uniti! E anche se il dottor Wilson fu imbarazzato dall'osservazione,
e fece ogni sforzo per levarsela dalla testa, rimase profondamente
turbato, ed eccitato; e non potè fare a meno di condividere la notizia con
la cara moglie Ellen, appena tornò a casa.
La più alta carica del Paese! Naturalmente era inteso solo come un complimento.
No, Woodrow, non lo era. Tu hai la stoffa del presidente! Sai che Dio ha un destino
più grande per te che la sola Princeton.
Allo stesso tempo però, misteriosamente, il dottor Wilson veniva trattato
con pochissimo rispetto a Princeton; solo i suoi studenti sembravano
ammirarlo, anche se a distanza; gran parte dell'amministrazione e molti
dei docenti erano passati dalla parte di Andrew West; la situazione con il
consiglio d'amministrazione era messa anche peggio, e gli causava particolari
disturbi gastrici. Il dottor Wilson inveiva contro la "condiscendenza"
dei membri del consiglio, che trattavano il presidente come un "semplice
lacchè prezzolato"; non voleva fare nomi, ma uno di questi signori
ostentava il suo potere come "un amministratore in pensione del governo
federale". Il dottor Wilson era così furibondo con Mr Cleveland, che non
sopportava di sentirne pronunciare il nome, nemmeno quello della favolosa
moglie di Cleveland, Frances. I suoi nemici erano diventati così malevoli
nell'inverno-primavera 1906, che sembravano aver iniziato un'erosione
sistematica della sua reputazione tra le più potenti associazioni di
ex alunni, soprattutto nel Sud; e il dottor Wilson pensava, con una certa
amarezza, come avrebbe potuto aiutarlo il suo vecchio amico Winslow
Slade, se l'anziano gentiluomo non si fosse chiuso in una sorta di ritiro
a Crosswicks, rifiutandosi di vedere vecchi amici quali il dottor Wilson.
«Ma io li combatterò, Ellen. Puoi starne certa.»
Più i nemici erano numerosi, più un uomo era chiamato a combattere.
Gli antenati scozzesi di Woodrow Wilson non erano femminucce piagnucolose e prive di fegato.
Fu così che il dottor Wilson intraprese una zelante campagna per ristabilire
la propria reputazione tra gli ex alunni di Princeton, che costituivano
un ricco e potente segmento della popolazione con cultura universitaria
dell'epoca; era deciso a combattere certe false immagini, che lo
dipingevano come un amministratore "dogmatico", "rigido", "intransigente",
"dittatoriale", confrontandosi con gruppi di ex alunni nell'Est e
nel Sud, in città chiave quali Baltimora, Washington, Richmond e Atlanta,
su temi favoriti come "Democrazia e università", "Religione e patriottismo",
"Princeton al servizio della nazione", "Leader naturali degli uomini"
ecc., con successo gratificante.
Poi fu la volta di Charleston, Carolina del Sud, il 13 aprile 1906.
Uno spettacolo così penoso, e la presentazione del rettore dell'università
di Princeton così "bizzarra", che molti ex alunni preoccupati scrissero
lettere al consiglio d'amministrazione per chiedere le dimissioni del dottor Wilson!
In genere gli storici hanno ignorato, o sminuito, questa curiosa anomalia
nella carriera del dottor Wilson, in parte perché esistono pochi documenti
attendibili riguardo "la sconfitta di Charleston" (come la chiamava
Woodrow Wilson). Per quel che sono stato in grado di accertare, il dottor
Wilson iniziò il suo discorso all'organizzazione degli ex alunni di Charleston
con la sua solita "autorevolezza" e "disinvoltura"; sapeva come "riscaldare"
il pubblico del Sud con uno dei suoi aneddoti preferiti su "tre
moretti" che, portati a Princeton dai loro giovani padroni, ai vecchi tempi
prima della guerra, rimasero con tanto d'occhi vedendo la loro prima
nevicata, che credettero fosse una pioggia di cotone. (A quanto si dice, questo
aneddoto suscitò scoppi di risa tra il pubblico del dottor Wilson, composto
interamente da gentiluomini. Che il dottor Wilson utilizzasse il suo divertentissimo
"dialetto negro" roteando gli occhi e gesticolando in modo
comico, indubbiamente accrebbe l'ilarità generale.)
Dopo questo inizio promettente, il dottor Wilson attaccò un discorso che
avrebbe potuto pronunciare anche dormendo («E lo faccio spesso, infatti!»
come diceva scherzando a Mrs Wilson) intitolato "L'uomo dell'università,
il cristiano e il patriota" - ma dopo qualche minuto provò un senso di apprensione,
e di nausea persino; e la sua voce, di solito ferma e ben modulata,
si inceppò. Forse era colpa del piatto di carne rossa che aveva consumato,
da vero uomo; o delle nuvole di fumo nauseabondo di sigari e pipe
dei signori del pubblico che aleggiavano nella stanza mal ventilata. Continuando
a parlare, mentre sentiva il sudore imperlargli la fronte, il dottor
Wilson provò una fitta di terrore quando, guardandosi in giro, gli parve
di scorgere, proprio in fondo alla sala, il corpulento torace, la testa pelata
e la faccia rubizza e ben pasciuta della sua nemesi, il decano West! - il suo
nemico seduto tra gli spettatori rapiti, con la pretesa di essere uno di loro.
"No, non può essere. Non oserebbe seguirmi fino a Charleston... non lo farebbe."
Tuttavia, la ben collaudata esposizione per cui il rettore di Princeton
andava famoso si era inceppata in modo irrevocabile; come un solitario
vagone ferroviario che, separato dai suoi compagni per un crudele incidente,
si sposta lentamente sul letto di ghiaia del terrapieno, poi acquista
velocità, sferragliando fuori controllo, il dottor Wilson iniziò a parlare rapidamente,
interrompendosi spesso a metà di una frase.
L'essenza del suo discorso, come è stato reso noto, era confusa: il dottor
Wilson ora parlava con toni appassionati di alleati e nemici; ora, di
democrazia e della minaccia dall'estero, «poiché centinaia di migliaia di nemici
del protestantesimo arrivano a frotte sulle coste del Nuovo Mondo,
menti e spiriti nei ceppi di despotismo e intolleranza, e della grossolana
superstizione che governa i domini del papa di Roma, e che prevale in
tutta l'Europa cattolica». Da qui, il dottor Wilson passò bruscamente al
familiare argomento della leadership cristiana e dei fedeli cristiani: «Perché
il nostro modello è Gesù Cristo, che sapeva di essere un "pescatore di
uomini" e ordinò che tutti coloro che desideravano la salvezza dovevano
seguirlo - proprio così, anche in battaglia». Poi senza una chiara transizione,
il dottor Wilson si mise a borbottare in modo scherzoso delle micidiali
battaglie all'università, il che suscitò una certa impazienza nel pubblico,
una raffica di colpi di tosse e mormorii, del tipo che segnala a un
oratore che il suo tempo è scaduto; ma il dottor Wilson non parve notarlo,
e continuò a parlare, con voce rapida ancorché incoerente, avvertendo il
suo pubblico che l'"eredità aristocratica" della loro grande università era
minacciata da "nemici al suo interno". A un certo punto, l'indignato oratore
mise in guardia contro gli "adoratori di Mammona" - e anche contro
"gli anarchici assassini dagli occhi spiritati e i loro compari del sindacato"
- poiché, temeva, gli Stati Uniti non sarebbero mai stati una vera democrazia
fino a quando - e qui Woodrow Wilson si levò in tutta la sua esile
statura, con l'autorità della sua carica e un luccichio degli occhiali - «fino
a quando, signori, una negra risiederà alla Casa Bianca».
A questo punto il dottor Wilson s'interruppe bruscamente, come se gli
avessero premuto un interruttore nel cervello. Sbattendo gli occhi e sorridendo
impacciato, preparandosi al consueto scroscio di applausi che però tardò
ad arrivare, a Charleston, Carolina del Sud, in quella sera del 13 aprile 1906.
Più tardi il dottor Wilson pregò il suo ospite di Charleston di raccontargli
cosa aveva detto, perché non riusciva a ricordarlo; e il suo ospite disse,
con occhi sfuggenti: «Caspita, Woodrow, non ho sentito bene, e se ho
sentito, non ricordo con esattezza le tue parole».
«Ma... che cosa ho detto? Stavo scherzando? E le mie battute sono cadute nel vuoto?»
«Sì. È possibile.»
«Ma non ci sono state risate. E neppure applausi. Che cosa ho mai detto,
per offendere tanto il pubblico?»
«Woodrow, non ha sentito nessuno. Io non ho sentito. Non preoccuparti.
Sarà dimenticato. Sono tutti comprensivi.»
«Ma, Dio mio... che cosa ho detto?»
Rientrato a Princeton in treno, il dottor Wilson fu colpito da disturbi gastrici
e "neuropsicologici" per cui il suo medico, il dottor Hatch, prescrisse
una vacanza immediata alle Bermuda, di almeno dodici giorni; in
modo che l'uomo sovreccitato potesse calmare la mente, e ritrovare un
po' dell'equilibrio del suo precedente benessere. Invero al dottor Wilson
fu raccomandato di lasciare Princeton immediatamente, se voleva prevenire
un completo collasso mentale e fisico.
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"Mia adorata..."
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Qui, includerò alcuni brani tratti dalle lettere intime scritte da Woodrow
Wilson all'adorata moglie Ellen, durante il periodo (dal 16 al 27 aprile
1906) del suo "riposo forzato" alle Bermuda.
È sconcertante scoprire che, mentre scriveva queste lettere d'amore sentite,
e indubbiamente sincere, a sua moglie, Woodrow Wilson allo stesso
tempo subiva il fascino, e in seguito soccombeva, alle moine seducenti
della misteriosa donna di mondo nota agli storici come "Cybella Peck" - ora riconosciuto come un nome falso.
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ADMIRALTY INN, BERMUDA. DOMENICA MATTINA 17 APRILE 1906.
Mia adorata,
Quanto mi manchi! Non mi vergogno a dire che ti penso
costantemente e chiudo spesso gli occhi qui sulla veranda dell'albergo,
e immagino che tu sia qui al mio fianco, per poterti stringere la
mano nella mia, e attingere da te conforto, sollievo e consolazione,
per compensare il dolore e l'umiliazione che ho dovuto sopportare
ultimamente. Tuttavia: resisterò, e vincerò.
Questo lo giuro.
Ti prego di non dire a nessuno, mia cara, che sono via "per motivi di
salute"; e nemmeno "per una pausa dal troppo lavoro". (Anche se sa
Dio se non è vero!) Non devi dire niente, se non che "Woodrow tornerà
nel suo ufficio alla Nassau Hall la mattina di lunedì primo maggio".
Ah, le Bermuda sono senz'altro il miglior posto del mondo per
dimenticare Princeton, anche se qui lavorerò, naturalmente - lavorerò
sodo (conferenze da scrivere) - e sentirò la mancanza della mia cara mogliettina.
Mia piccola, schietta Ellen, non passa un'ora senza che io ringrazi
Dio per avermi mandato te e il tuo grande amore infinito, e nutriente!
Era il Suo piano, che un'altra, molto inferiore alla mia cara Ellen,
mi "rifiutasse" come marito anni fa; il Suo piano, che noi siamo
legati per tutta la vita. Sappi, dolce Ellen, che non è accrescendo la
nostra conoscenza maschile, ma comprendendoci grazie ai loro doni
superiori di solidarietà e intuizione, che le donne sono le nostre
aiutanti... Quando vedo le facce beffarde, le facce dell'ignominia
che vorrebbero distruggermi, e lui, W*** che ha osato tormentarmi
a Charleston... penso subito a te, e al tuo amore costante e senza
riserve; e l'intero Universo muta per me ed è come se tutti gli uomini
e gli angeli ascoltassero, tanto i miei pensieri sono rispecchiati alla
perfezione nella luce dei tuoi adorabili occhi marroni!
...
Domenica, 4 del pomeriggio.
...
Il cielo è di un blu-porcellana sopra l'Atlantico - sbalorditivo. Tu e
le ragazze mi prendevate in giro perché non riesco a guardare le cose,
eppure adesso sto guardando un panorama degno del paradiso, l'ampia
distesa di spiaggia dietro l'Admiralty Inn dove la sabbia è quasi bianca
e tenuta molto liscia; spazzata e livellata ogni mattina dai servitori.
Tutto è calmo, calmo! L'azione delle onde che, dopo la traversata
burrascosa, temevo mi avrebbe agitato i nervi è, al contrario, riposante
- ipnotica - curativa. A Princeton è un inizio di primavera freddo e
avaro di calore - con ancora uno strascico d'inverno, di notte - ma qui
su quest'isola paradisiaca, è primavera piena, e tutta in boccio, con
una profusione di fiori rossi, gialli, arancioni, grandi come la testa di un
uomo, che sembrano farmi un cenno di saluto quando passo.
Lì, conflitto e inimicizia; qui, calma e pace.
Ma no! - mi hai pregato di non rimuginare sui miei argomenti "morbosi" - così, non lo farò.
Ecco che arriva un cortese moretto grande come un nanerottolo (in livrea!) per servirmi, chiedendo: Il padrone desidera un drink, signore?
...
Domenica sera.
...
Svegliato da un sonnellino agitato prima di cena - sconvolto
dal mio errore marchiano a Charleston - la débàcle, la vergogna, in
un'arena così pubblica - temo che non lo supererò mai. I miei pensieri
sono tetri e malsani; e in netto contrasto con le facce entusiaste dei
miei compagni vacanzieri, che sono sia americani che inglesi.
Quanto alla mia digestione...
(Non ti angosciare, mia cara, perché sono perfettamente in grado di
curarmi da solo, se necessario, e comunque sono diventato un esperto
nell'uso della pompa - delle cui ripugnanti applicazioni mi vergogno
a parlarti, mia cara!)(1).
Si dice che Mark Twain sia arrivato in barca da Miami oggi a
mezzogiorno, e che un'ereditiera americana di nome Peck ne abbia
preso subito possesso. Ecco un gentiluomo di grande fama, che si veste
di bianco - lino bianco, cotone bianco, seta bianca! - e non lo si vede
mai senza un sigaro cubano puzzolente stretto tra i denti macchiati.
Io lo eviterò, credo: perché è risaputo, Samuel Clemens dà forza agli
anarchici nei suoi rozzi scritti "satirici", e non potrebbe essere amico
di Woodrow Wilson.
Adesso ti darò la buonanotte, cara Ellen! Perché mi sento un
po' malinconico e solo; e la ribellione in "Centro America" è solo
temporaneamente domata, temo. Ma mi consolerò lavorando al mio
discorso sul patriottismo cristiano, che terrò alla Philadelphia Society,
in maggio, prima di soccombere alla mia dose di Olio di Tartaro, e al
benedetto sonno!
Il tuo devoto marito, Woodrow.
...
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ADMIRALTY INN. 18 APRILE 1906.
Mia adorata,
Ho camminato a piedi nudi lungo la spiaggia all'alba, nei miei
"indumenti bianchi" (ti ringrazio, mia cara, per aver preparato le mie
valigie con tanta cura e aver incluso dei bigliettini così dolci, perché
li scoprissi nella mia biancheria intima col passare dei giorni!); sarai
sollevata nel sapere che la mia notte non è stata tormentata come
temevo, dopo il fiasco di Charleston; infatti, per fortuna ho portato
una buona riserva di medicine al fine di combattere l'insonnia oltre
ai soliti dolori di stomaco.
Tuttavia, camminando all'aria aperta, vicino alle onde, scopro la
mia mente distratta da pensieri di battaglia, altrove; e nel cervello
un turbine di parole simili a spade: Non mi lascerò sconfiggere dai miei
nemici. No! In una foschia di distrazione sono stato fermato da un altro
residente dell'Admiralty Inn, mentre stavo per calpestare una criniera
di leone - una medusa dall'aspetto orribile che viene spesso gettata
sulla spiaggia dalla marea. (I servitori negri si affrettano a rimuoverle,
ma non sempre abbastanza in fretta.) "Signore! Non vorrete calpestare
una di queste!" - così il gentiluomo mi ha avvertito con una strizzatina
d'occhi. No, non voglio proprio: gli ho detto ringraziandolo, e ci siamo
presentati e abbiamo chiacchierato un po', prima di proseguire.
Ah, Ellen! Non ci crederai - alla mia sfortuna! - Amanda
FitzRandolph e suo marito Edgerstoune sono qui in vacanza, a
casa di Mrs Peck - Sans Souci si chiama, e pare sia una delle ville
più sontuose dell'isola. Ho incontrato per caso Mrs FitzRandolph in
albergo, dove era venuta a trovare degli amici. "Caspita, Woodrow!
Che bella sorpresa!" - ecc. ecc. Spero di essere stato abbastanza
educato; e di aver mascherato il mio sgomento. L'ultima cosa che
voglio è parlare di questioni di Princeton, qui; e vedere facce di
Princeton, quando dovrei avere una tregua da loro...
D'umore malinconico sul mio balcone, cara Ellen, ho scritto una
poesia per te; mia dolce, mi manchi così tanto. Perché tu sei il mio
angelo custode - mi salvi dalla disperazione e da ogni tentazione
oscura. Queste deboli parole non possono sperare di esprimere il mio
amore sconfinato per te. Quando sono depresso e triste, sembra che ti
desideri ancor più appassionatamente. Perdona il tuo sciocco Woodrow,
tuo marito che ti adora -
Eri tu la canzone che aspettavo.
In te ho trovato dolce la visione.
La grazia, la melodia di nobili suoni,
La forma, la mente, le sembianze, il cuore,
Di cui ero privo e pensavo trovare
In una fonte dentro la mia mente,
Come chi si risvegli da un sogno
Alla beata sicurezza della luce.
(Messa in musica, immagino una melodia di zampogna - noi
Campbell dell'Argyll siamo degli spudorati sentimentali, così come
siamo vigorosi guerrieri.)
Domani, Mrs Peck darà un pranzo a villa Sans Souci. Amanda
FitzRandolph ha strappato un invito per me, per farmi conoscere Mr
Mark Twain - ma credo che declinerò, perché preferisco la solitudine;
e la pace e la calma; e ho molto lavoro da preparare per i discorsi
imminenti ecc. Come vorrei che la mia cara piccola Ellen fosse qui con
me, al mio fianco! Perché senza di te io sono triste, anche se presento
una facciata "sorridente" al mondo...
Il tuo devoto marito, Woodrow.
...
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...
ADMIRALTY INN. 19 APRILE 1906. 7,40 DEL MATTINO.
Mia adorata,
Dio sia lodato, mia cara - ho passato una notte moderatamente
tranquilla - e stamattina mi sono alzato prima dell'alba, per
camminare sulla spiaggia nel vento frizzante: è fresco a quell'ora,
e non c'è quel caldo straziante di quasi tutto il giorno. Ho quasi il
capogiro alla prospettiva di una mattina di lavoro indisturbato sul mio
discorso per la Philadelphia Society e un articolo per l'"Atlantic". La
separazione dal mio tesoro è meno dolorosa se m'immergo nel lavoro;
e fingo che lei mi chiamerà presto, per massaggiarmi il collo se ha
tempo, perché comincia a irrigidirsi, senza il suo tocco "magico"(2).
Sotto l'azzurra volta del cielo, in questo posto paradisiaco,
le nazioni e tutti gli eventi "significativi" del mondo sembrano remoti
e teorici - e non poco assurdi. Ecco Lilliput, e io sono Gulliver.
Pranzo nella villa "sontuosa" di Mrs Peck, affacciata sull'oceano,
un gruppo più numeroso di quanto mi fossi aspettato; e c'era Mr
Samuel Clemens, vestito di bianco, con baffi grintosi e sopracciglia
cespugliose, seduto come un re sulla terrazza, e circondato da
ammiratori. Tuttavia, Mr Clemens si è degnato di stringermi la mano,
e fare un paio di battute a spese dell'università; perché, come gli
piace dire, non ha avuto alcun tipo di educazione scolastica, se non
un'infarinatura, nel Missouri, da ragazzo; e sul Mississippi, come
capitano di battelli a vapore. Però, devo dire che Mr Clemens mi
ha sorpreso, per aver letto Una storia del popolo americano, e la mia
biografia di George Washington, e per averne parlato con molto
rispetto - anche di fronte ad altri.
Mrs Peck è a sua volta molto cordiale. "Ah, voi siete "Woodrow
Wilson"! Si dicono tali cose su di voi" e io le ho chiesto educatamente
quali fossero queste cose; e la signora ha detto, con serietà: "Cose
che riguardano il futuro - il futuro del nostro Paese". I suoi occhi mi
scrutavano con tanta intensità che mi sentivo quasi stordito; e non credo
di essere stato molto articolato, in mezzo a tutta quella baldoria, e a un
potente profumo di ibisco... Cara Ellen, mi manchi tanto! Mi sento molto,
molto solo, in mezzo a questa tribù di gaudenti della Terra del Loto!
Sarai sorpresa, mia cara, ma spero tu non disapprovi, nel sapere che
ho redatto parecchie lettere, al nostro terribile presidente del consiglio
di amministrazione(3) a David Jones e suo fratello Tom; a Cyrus, e
Edward, e Moses, e al dottor Patton, e (non ultimo) a W*** stesso,
concedendo di aver riconsiderato la mia posizione, e chiedendomi
se la pianta del cortile quadrangolare non potrebbe in qualche modo
essere modificata e si potesse raggiungere un compromesso sulla
collocazione della scuola di specializzazione... Non pensare che
mi stia rammollendo, cara Ellen! Anche se in cuor mio so di avere
ragione, sono (davvero) un Gulliver circondato da lillipuziani, e devo
governare di conseguenza. (Come Pearce van Dyck ha detto per
consolarmi, non devo distruggere l'università per i miei ideali; anche
se allora mi arrabbiai col professor van Dyck, adesso capisco che le
sue erano parole sagge.) Ora mi devo vestire per la cena, anche se,
dopo l'orgia del pranzo a villa Sans Souci, non ho molto appetito e
ben poca "conversazione mondana"; e ancor meno, senza la mia cara
mogliettina al mio fianco.
Il tuo devoto marito, Woodrow.
...
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...
ADMIRALTY INN. 20 APRILE 1906.
Mia adorata,
Ti ringrazio, mia cara, per la tua deliziosa lettera! Anche se, come
dici tu, non hai molta "sostanza" da offrire - e le tue notizie sulla
famiglia e su Princeton sono "solo secondarie" - questa tua missiva
è preziosa per me, così lontano dal mio tesoro, perché la tua cara voce
nella lettera è musica per le mie orecchie solitarie.
Qui si gioca a golf, e a tennis su prato! (attività per cui tuo marito
non è molto portato); e si può fare il giro dell'isola con una "macchina
elettrica" - sembra proprio, mia dolce metà, che siano iniziati i miei
doveri sociali. Passeggiando su un viale bordato di fiori accanto
all'albergo, ho sentito una voce - "Woodrow Wilson? Possibile?" -
e c'era Francis Pyne, in compagnia di molte altre persone; e non
ho potuto sfuggire al nostro vicino e benefattore dell'università, e
sono stato trascinato a forza a un'altra riunione mondana a villa Sans
Souci. Il presidente della Corte Suprema delle Bermuda, Mr Gollan,
ha chiacchierato piacevolmente con me questo pomeriggio, tra molte
divagazioni; e il motivo per cui questo vecchio e canuto gentiluomo
mi è tanto simpatico è che non sa (e non gli importa) niente
della politica del continente; in realtà è un cittadino britannico; e
l'università di Princeton per lui non è che un posto "molto gradevole"
dove un suo parente ha frequentato la scuola, qualche anno fa. e poi è
arrivato Mr Sam Clemens in bianco abbagliante, e cappello di paglia
sulle ventitré, e pernicioso sigaro stretto tra i denti a invitare Mr
Gallan e me a "batterlo" al biliardo; sfida che Mr Gallan ha accettato
ridendo, mentre io, con la scusa di dover scrivere un discorso, ho
declinato. "Un'altra volta, allora, dottor Wilson, quando non siete
impegnato a salvare il mondo?" - così ha borbottato Mr Clemens al
suo solito modo, che alcuni considerano villano e altri divertente.
È lusinghiero, devo ammetterlo - si direbbe che Mr Clemens abbia simpatia per me.
Sono così stanco, cara Ellen, di queste, e altre lusinghe! Devo
ancora completare l'ultima stesura delle mie lettere al consiglio
d'amministrazione; ma lo farò, domattina. È più saggio venire a un
compromesso con i miei ideali che "distruggere" l'università, penso;
e meglio scendere a compromessi che distruggere la mia salute e
mettere in pericolo la salute della mia adorata moglie che amo oltre ogni dire...
Il tuo devoto marito, Woodrow.
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ADMIRALTY INN. 21 APRILE 1906.
Mia adorata,
Ancora una volta, che magnifica sorpresa ricevere una tua lettera,
e il pacchetto di bellissime risposte degli ex alunni! - che aiuta a
mitigare, in parte, l'amarezza per l'episodio di Charleston. (Mi è
stato accennato che molti ex alunni di Charleston hanno addirittura
scritto ai consiglieri, per chiedere le mie dimissioni. Non degnerò una
simile offesa di una risposta.) Oggi sarò impegnato a scrivere lettere a
molte persone influenti, inclusi Comelius Cuyler, Henry Bayard, Jack
Hibben, Moses Pyne, Winslow Slade - ti viene in mente qualcun altro
di una certa importanza? - oltre a quelle che ho messo in lista ieri. In
questo luogo paradisiaco il mio cervello è tutto un fremito di questo
nuovo atteggiamento accomodante. (Che sono restio a definire un mero "compromesso" perché detesto la parola.)
"Spuntino delle undici" qui all'aria aperta, maculata dal sole, e io
sono curvo su questa missiva alla mia adorata mogliettina, sperando
che nessuno degli altri ospiti provi il bisogno di raggiungermi sulla
veranda, e "salvarmi" dalla mia solitudine. (Ti divertirà sapere che
circolano delle voci sul mio conto, e una delle più eccentriche è che
sarei un monarca "in esilio" o "in disgrazia" di un piccolo principato
europeo! Così mi ha detto Mrs Peck, con una fragorosa risata.)
Stamattina mi sono alzato presto, e ho giocato a golf; i miei
compagni erano Francis Pyne e il suo ospite, il conte English von
Gneist, di cui credo tu abbia sentito parlare, a Princeton; perché è
stato ospite a Drumthwacket quest'inverno. Il conte parla con un
forte accento, tuttavia conosce bene l'inglese; il suo nome completo
è Conte English Rudolf Heinrich Gottsreich-Muller von Gneist. Bennato
lo è di sicuro, da un'antica stirpe della Valacchia. Incomincio a capire
perché i Pyne e molte altre famiglie del West End di Princeton lo
abbiano preso in simpatia. Se non fosse per le sue origini europee, lo si
potrebbe immaginare un discendente dei Campbell dell'Argyll! - cioè
un vero uomo. I suoi capelli si levano nobilmente da una fronte alta e
meditabonda; il naso è aquilino, e le orecchie lunghe e sottili; gli occhi
sono di un incredibile colore fulvo, che cambia con la luce. Sebbene sia
un nobiluomo titolato che ammette di avere legami di sangue con la
maggior parte delle nobili casate d'Europa, il conte sostiene di essere
"senza patria" e "grato per l'ospitalità e la beneficenza dei suoi amici
americani". Nel modo più affascinante che si possa immaginare, mi
ha detto: "Mr Wilson! Voi state posando lo sguardo sull'Unico Erede Vivente del Nulla".
A quanto pare, anche il conte ha letto Una storia del popolo americano
e è stato molto lusinghiero sul valore dell'opera; affermando che
aveva imparato molto dalla lettura, perché in Europa, come ha detto,
"di solito non pensiamo agli americani come a un popolo, ma piuttosto
come a un misto di robusta stirpe bastarda". Era particolarmente
colpito dal mio commento sul famigerato sciopero della Pullman nel
1894 come pure dalla minaccia populista in generale: le agitazioni,
gli scioperi e i crimini veri e propri della classe lavoratrice, come
nella recente rivolta a Paterson. Sia il conte sia Francis Pyne pensano
che le mie osservazioni sulla necessità di una discriminazione
caucasica intelligente, rispetto ai negri, agli orientali e alle moltitudini
provenienti dalle classi inferiori d'Europa, siano la migliore
presentazione dell'argomento che hanno letto, in quanto sostenuta
nel modo più ragionevole. "Ho sempre considerato deplorevole"
ha detto il conte "che simili opinioni, che sono del tutto ovvie per
chiunque pensi in modo chiaro, siano spesso espresse sulla stampa
pubblica, o sul podio, da demagoghi, canaglie, o pazzi furiosi! - il che,
come voi sapete, è estremamente imbarazzante per la nostra causa."
L'unica riserva che questo cortese gentiluomo ha espresso riguardava
la mia convinzione dichiarata che il popolo americano sia benedetto
da Dio, elevato al di sopra del comune corso dell'umanità da un
"destino di guardiano" e inteso - no, obbligato - a diffondere i nostri
ideali nel mondo intero. Vale a dire, il Cristianesimo e la Democrazia.
Alla nostra discussione si sono aggiunti alla club house anche altri,
incluso Edgerstoune FitzRandolph. Penso di aver parlato in modo
convincente, cara Ellen - tu ne saresti stata fiera, credo - perché in
fondo, è conoscenza comune, nel 1906, e lo è stata fin dai tempi di
McKinley, che gli Stati Uniti sono stati incaricati da Dio della missione
evangelica di diffondere la democrazia cristiana in tutto il mondo,
e anche di aprire i mercati dell'Est - con la diplomazia, se possibile,
altrimenti con la forza. "Noi siamo una sorta di ventata d'aria fresca
che soffia nella politica mondiale, distruggendo antiche illusioni, e
risanando i territori da gas mefitici" ho spiegato ai signori presenti.
Poi ci siamo chiesti se fosse un requisito "americano" o invece di tipo
"anglosassone", quello che ci consentiva di affrontare l'argomento
a pranzo, e stringerci la mano con reciproco rispetto, e adesso sto
proprio "benone"... Questa è gente che sta dalla mia parte, e chissà quanti
altri ce ne sono, non ancora dichiarati.
Mrs Peck insiste per invitarmi a cena! - mi lusinga affermando che
Mark Twain in persona ordina che voi partecipiate, Mr Wilson!
"Vi ringrazio, ma temo di dover declinare l'invito" - parole
pronunciate chiaramente, tuttavia (chissà come) è parso che venisse
registrato l'esatto contrario dall'ereditiera americana dal viso
luminoso, che ha fatto roteare il parasole con gioia: "Grazie, Mr Wilson
- manderò il mio autista a prendervi alle 7 precise su questa veranda -
e spero che, a quel punto, avrete messo da parte le vostre molte carte
e libri e abbiate alzato la testa, in modo da poter usare gli occhi per vedere".
e così a quanto pare, mia adorata, dovrò uscire dopotutto, anche se
molto controvoglia - molto! Senza la mia cara moglie ad annodarmi la
cravatta, e controllare che sia "vestito come si deve" per mescolarmi
alla buona società.
L'unica cosa buona è che affrancherò e spedirò questa lettera nella
hall dell'albergo, perché venga spedita di gran carriera alla mia adorata, domattina presto!
Il tuo devoto marito, Woodrow.
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ADMIRALTY INN. 25 APRILE 1906.
Mia adorata,
Come mi gira la testa, come turbina per l'intensità di questo luogo paradisiaco!
Perdonami, mia cara, per non averti scritto per tanti giorni - ma
sono stato totalmente immerso nel lavoro - barricato in questa stanza d'albergo come un monaco!
Sono un po' trafelato, mia cara moglie, perché per gran parte della
giornata ho preparato la mia dichiarazione d'intenti modificata da
offrire invece di una lettera di dimissioni dalla presidenza - il documento più profondo della mia vita!
Tu dirai, non esagerare, Woodrow! Ti farai venire le palpitazioni
e il tuo cervello sarà sovreccitato - non esagerare!
Naturalmente hai ragione, mia adorata. Tu hai sempre ragione.
È un talento femminile, conoscerci come noi NON RIUSCIAMO A CONOSCERE noi stessi.
Come vorrei, cara Ellen, poterti leggere questa dichiarazione; nella
quale, pur evitando di "umiliare" me stesso - come discendente del
grande clan dell'Argyll, non sono certo un "Uriah Heep"(4) - spiego,
e con molta calma, le ragioni della mia passata posizione inflessibile
a proposito della scuola di specializzazione, e porgo le mie scuse -
sì, sono SINCERE - al decano West in particolare, che, ammetto, ho in
qualche modo calunniato, in quest'ultimo anno.
Pertanto, il lavoro va bene; ma devo preparare l'ultima stesura.
e penso sia meglio che batta a macchina io stesso tutte le lettere,
senza affidarmi a una segretaria fornita dall'albergo; sentendo più
che mai la mancanza della mia adorata, in tale frangente. Sia come
sia - BATTERÒ A MACCHINA LE STRAMALEDETTE LETTERE IO STESSO - e le spedirò tra un giorno o due.
Poiché il mio cervello era sovreccitato, ho ritenuto terapeutico
camminare sulla spiaggia, nel vento; troppe chiacchiere a pranzo - e
poi due carichi di ospiti portati in macchina alla Government House
per un tè con il governatore - che (come spiega Mrs Peck) è il fratello
dello stimato generale Kitchener. Nel gruppo c'era Samuel Clemens
che abbagliava gli occhi con i suoi abiti di lino bianco, i capelli candidi
e le scure sopracciglia cespugliose - e i FitzRandolph - e Francis
Pyne - e il conte English von Gneist; e Mrs Peck naturalmente,
perché a quanto pare Cybella (come mi ordina di chiamarla) conosce
tutti - e non è mai così felice come quando riesce a "manganare i suoi
ospiti" mettendoli tutti insieme, come dice lei ridendo. e così - siamo manganati...
Il governatore Kitchener è un anziano signore distinto e un
luminoso esempio di "splendido isolamento" - proprio nel minuscolo
territorio delle Bermuda. Infatti, per quanto affascinante, questo
paradiso isolano sotto il benevolo protettorato britannico è una di
quelle regioni del mondo che non possono contare per la storia. Come
invidiavo questo signore! - che governa il suo impero isolano
senza alcuna opposizione, di cui sia consapevole, quantomeno; una
popolazione di bianchi colti e raffinati dei quali molti sono ricchi
turisti e visitatori, che non costituiscono mai un problema, poiché
sono di passaggio e indifferenti alla politica dell'isola; e tutti costoro
sono serviti in modo assai competente da una popolazione di negri
ben addestrati, che parlano, a differenza dei nostri negri americani,
un inglese perfetto. (Saresti sbalordita nel sentirli, cara Ellen! Sembra
quasi una specie di scherzo, o una presa in giro, che dei negri così
neri parlino un inglese britannico così forbito, come bambole a molla;
e non lasciano minimamente intendere, ai turisti statunitensi, che ci
sia qualcosa di bizzarro in questo; perché i domestici di qui, che ho
incontrato, sono estremamente ben addestrati e immancabilmente
competenti. Magari potessi riportarne qualcuno con me, per la nostra casa a Prospect!)
"Scusate, signore" - per la seconda volta, mentre camminavo sulla
spiaggia assorto nei miei pensieri, senza scarpe e calze, ho rischiato
di calpestare una moltitudine di meduse; e sono grato al giovanotto
che, con un sorriso confuso, è venuto in mio soccorso. e grato, cara
Ellen, che tu non sia qui con me, perché saresti inorridita e disgustata
da questi grumi traslucidi di materia gelatinosa, con un orribile
strascico di tentacoli, gettati a riva dalla marea; anche se a pranzo,
adesso che mi ricordo, sebbene distratto dalla conversazione di altri,
avevo sentito Francis Pyne commentare lo strano fenomeno di queste
meduse particolari, cioè le criniere di leone, che appaiono nelle acque di qui in questo periodo dell'anno.
Ah, sempre a pranzo, la notizia preoccupante che quello smargiasso
di "TR" e famiglia forse visiteranno le Bermuda; Sam Clemens
espellendo una nuvola del più schifoso fumo di sigaro ha fatto
ridere fino alle lacrime tutta la tavolata con una facezia, a proposito
del presidente Alce Maschio(5) che sarebbe più testardo come un toro
che stupido come un alce e confesso che ho riso con tutta la comitiva,
perché Mr Clemens è davvero molto divertente, ancorché crudele e
caustico. Cybella Peck mi ha interpellato per chiedermi il mio giudizio
sul presidente e io da buon diplomatico ho glissato; ma ho fatto ridere
tutti condividendo con loro la "visione fantastica" di un assassino
anarchico che si spinge fino alle pacifiche Bermuda per lanciare una
bomba al presidente dall'ampio ghigno - qui, la protezione della
polizia non sarebbe sufficiente per lui... Purtroppo, per questa arguzia
il tuo povero marito è stato punito, alla fine del pranzo di due ore, con
un improvviso attacco gastrico nelle regioni equatoriali, e ha dovuto allontanarsi in fretta e furia.
Mia adorata, temo che questi nuovi amici sparlino di me alle mie
spalle, dicendo che non sono "di bell'aspetto" - perché Mr Clemens
è spesso molto caustico, e vede negli altri debolezze e difetti che un
occhio più benevolo potrebbe lasciarsi sfuggire; e Cybella ha fatto un
commento molto crudele, su una baronessa inglese dai denti sporgenti
a un tavolo vicino; e mi ha addolorato il pensiero che le nostre care
figlie si rincrescerebbero nel sentire commenti così scortesi. (Mrs
Peck è vezzeggiata dagli ospiti di qui, sia britannici sia statunitensi
e la si vede spesso con il conte von Gneist e Mr Pyne - la mia è
un'opinione minoritaria, tuttavia personalmente non riesco a vedere
la serena bellezza botticelliana della donna, come dice lodandola Mr
Clemens, e preferisco - di gran lunga! - un fascino meno "raffinato"
e "calcolato". È bene ricordare che Gesù ci ha chiesto di guardare
nell'anima e non lasciarci abbagliare dalle apparenze; tanto più
nel caso di Mrs Peck, che è una di quelle persone la cui (presunta)
bellezza, buone maniere, e ricchezza, non le hanno conferito uno
spirito gentile e caritatevole, ma semmai il contrario - infatti, al pari
del suo compagno Mr Clemens, Cybella sembra incapace di resistere a
una battuta maliziosa o caustica, per far ridere gli ascoltatori.)(6).
Perdona, carissima moglie, questa lettera un po' sconnessa; ma i
miei pensieri svolazzano in giro come le falene impazzite che qui si
lanciano contro la zanzariera, bramando d'immolarsi nel caldo e nella
luce! Non ho voluto allarmarti, ma un nuovo attacco di nevrite oltre
alla "rivolta equatoriale" mi ha debilitato e depresso, e adesso devo
curarmi con la somministrazione di Composto Pikhan, e Olio di
Tartaro (una miscela così nauseabonda che il paziente deve sforzarsi
di non vomitare) e spero di poter dormire; altrimenti, non avrò altra
risorsa se non la pompa, che mi hai pregato di non usare, quando
non sei con me ad aiutarmi.
Il tuo devoto marito, Woodrow.
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ADMIRALTY INN. 26 APRILE 1906.
Mia adorata,
Grazie per la tua dolce, dolcissima lettera, e ringrazia le ragazze
da parte mia, per le loro graditissime annotazioni - non puoi sapere
com'ero commosso, dopo la mia notte turbolenta; come ho portato
stretta al cuore la mia cara famiglia per tutta questa lunga e difficile
giornata. Mi dispiace sapere delle tue "sconvolgenti" notizie da
Maidstone e dal momento che hai preferito non fornire dettagli, sono
indotto a temere che Adelaide Burr, da tempo inferma, sia peggiorata.
Qui, sebbene cerchi di evitare il contatto con facce di Princeton,
fin dove la cortesia me lo consente, mi ritrovo ad aver accettato
l'ennesimo invito a cena, questa volta dai FitzRandolph che daranno
una cena a villa Sans Souci, e la mia punizione sarà dover indossare
la marsina e pantaloni grigi a righe e il colletto più inamidato che
possiedo, proprio stasera. Gentilmente, Mrs FitzRandolph ha dato
istruzioni al loro autista perché passi a prendermi, ancora una volta
con la Silver Cloud Pierce-Arrow di Mrs Peck. (Anche se non mi
piace molto che i nostri amici e vicini di Princeton diano per scontato
che io non abbia un mezzo di trasporto mio; perché il consiglio
d'amministrazione mi assegna un salario così modesto, che non posso
permettermi un'automobile, per non parlare di un autista che la guidi,
lì a casa.) e sebbene sia gentile, Mrs FitzRandolph è un po' coercitiva,
un difetto caratteriale tipico di donne del suo stato sociale e ricchezza;
i suoi abiti sono decisamente troppo "ricercati" per i miei gusti - quasi
altrettanto calcolati per colpire l'occhio di quelli di Mrs Peck che si
dice vengano confezionati per lei da uno stilista parigino di gran fama,
un uomo, si dice, che crea capi di vestiario per la First Lady di Francia.
Entrambe Mrs FitzRandolph e Mrs Peck sono donne che prediligono i
più delicati colori "pastello"; le gonne dei loro abiti sono molto ampie,
e la linea delle spalle è stranamente bassa, in quello che si dice sia lo
stile giapponese (lo so perché Mrs Peck, vedendo il mio stupore, me
lo ha spiegato ridendo). I cappelli femminili qui sono enormi - niente
di simile ai cappellini con le modeste decorazioni della mia cara
moglie - e generosamente adorni di piume di struzzo molto graziose
ancorché svolazzanti. Mr Clemens commenta con una frecciata Quanti
struzzi devono essere sacrificati, perché la vanità delle nostre signore possa
risplendere - al che ho borbottato tra me, AMEN!
Volevo dirti, cara Ellen, che l'altro giorno ho visto di sfuggita il
bambino dei FitzRandolph, su cui poche persone a Princeton hanno
posato lo sguardo - si chiama Terence - avvoltolato in indumenti da
neonato e in una carrozzina coperta da veli, per proteggere il piccolo
dai forti raggi del sole; come pure, dice Amanda FitzRandolph in
modo assai strano, da qualsiasi "influenza singolare" possa ricevere il
neonato, da un adulto che si china a guardare il suo faccino!
Finalmente - ho preparato l'ultima stesura delle lettere per i
consiglieri et al. - e per tutta la giornata di domani lavorerò come un
cane per spedirle; nella speranza che i destinatari abbiano assimilato
il significato di queste lettere, nei giorni prima del mio rientro a Princeton.
Non preoccuparti per me, cara Ellen - io sto abbastanza bene. (Non ho
avuto bisogno di usare la pompa più di una sola volta!) Però sto quasi
finendo l'Olio di Tartaro, che spero di poter acquistare qui sull'isola,
perché temo che sarò disperato, senza quel rimedio!
Carissima moglie, adesso devo chiudere, perché il tempo è volato
e tra poco l'automobile di Mrs Peck verrà a prendermi, come un carro
sceso dal cielo. Mi manca tanto la mia cara piccola Ellen, mi manca in
modo indicibile.
Il tuo devoto marito, Woodrow.
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ADMIRALTY INN. 26 APRILE 1906. 11 DEL MATTINO.
Mia adorata,
Maledizione, mi sono appena sistemato a questo tavolino sulla
spiaggia, e c'è un baccano infernale qui vicino; strilli e grida acute
di bambini scatenati. Una distrazione insopportabile, proprio quando
sto limando e perfezionando le mie lettere; e adesso mi pulsa la testa, e
comincia a tremarmi la mano.
Sembra che il mistero sulla spiaggia sia risolto: una di quelle
disgustose meduse evidentemente aveva punto un bambino che
sguazzava nell'acqua, la cui bambinaia era stata negligente. Ieri è
stato punto anche un ragazzino di dieci anni. Molto sciocco da parte
dei bambini giocare qui in giro e da parte dei genitori permetterlo.
(Quando ho fatto un'osservazione in proposito, a un morettino molto
ben educato e dalla pelle chiara che stava piantando nella sabbia le
gambe del mio tavolo, un suo sorriso, accompagnato da un roteare
d'occhi, mi ha mandato un chiaro segnale che i negri di quest'isola
paradisiaca considerano estremamente stupido che turisti e visitatori
sguazzino nell'oceano; ma non si sognerebbero mai di esprimere
quest'opinione, naturalmente. Penso che siano le mie radici del Sud
a legarmi alla razza negra, il nostro senso di intesa in mezzo a sciocchi Nordisti!)
Secondo il conte von Gneist, che è una specie di naturalista, e ha
viaggiato fino alle desolate isole Galapagos, di darwiniana memoria,
alcune dello sciame di meduse gettate sulle spiagge delle Bermuda
sono di una specie più grande del solito, con sacche di gelatina e
tentacoli di dimensioni quasi soprannaturali; e il loro veleno è molto
potente. Sulle gambe del bambino si sono gonfiate rosse strisce di
tumefazione e lui ha pianto da far paura... Piangerei anch'io, se mi
capitasse di imbattermi in uno di quei luccicanti bruti protoplasmatici,
che, da lontano, sembrano solo detriti di mare, o alghe!
Mrs Peck mi ha invitato a trascorrere il resto della mia vacanza
alle Bermuda a Sans Souci - è molto gentile da parte sua, perché
l'Admiralty Inn, con la sua clientela di vecchi signori britannici,
comincia ad annoiarmi; e c'è l'attrattiva che entrambi il conte von
Gneist e Sam Clemens sono ospiti della casa, e sono incantato dalla
bellezza e l'ospitalità della villa, sulla punta più meridionale dell'isola
e circondata da alte palme ondeggianti e rigogliose buganvillee di
quasi sei metri d'altezza. I domestici di villa Sans Souci, si dice, non
sono comuni negri delle Indie Occidentali, ma discendenti degli
originari "servitori legati da contratto di apprendistato" - ad alcuni
dei quali, quando arrivarono sull'isola, fu detto che la durata del
loro contratto era stata elevata da sette a novantanove anni (se erano
neri) - pertanto in genere sono di qualità superiore e notevolmente intelligenti.
Come vorrei che tu fossi al mio fianco, cara Ellen - sono così
dipendente dalla mia cara moglie, per "vestirmi"; e qui sono alla
mercé di signore che mi fanno le feste, come al ministro puritano di
Princeton, e si sentono autorizzate a sistemarmi la cravatta, o il colletto
o un polsino, che tradiscono una toilette da scapolo.
Con un commento faceto, ieri sera, mentre uno dei domestici serviva
piccole tazze di caffè "haitiano" nerissimo, Mr Clemens mi ha
sussurrato all'orecchio: "Ah, il lusso! La comodità! Il benessere! La
ricchezza! Ricchi cibi e bevande e la gente che li accompagna! È tutto
molto monotono e inebetisce, non trovate, Mr Wilson? - e quando
ho sollevato le sopracciglia a un simile commento, con Cybella Peck
poco più in là, Mr Clemens si è affrettato a correggersi: "Tuttavia è
preferibile al resto della vita, naturalmente. Bisogna tenerne conto".
(Mr Clemens sembra molto invecchiato dall'ultima volta che l'ho
visto, il che è strano. Gioca a biliardo, mentre fuma il suo sigaro,
"come un diavolo uscito dall'inferno" dice. Eppure i suoi capelli non
sono meno bianchi e cespugliosi e i suoi baffi meno altezzosi. Il suo
sigaro emanava un puzzo così potente, che temevo di dover fuggire di
corsa dalla stanza in preda a violenti conati di vomito; ma sapevo che il
mio allontanamento avrebbe suscitato l'ilarità generale, e non potevo
correre questo rischio. Immagina il mio stupore quando Mrs Peck si
"è accesa" un sigaro - credo si chiami cigarillo - tutto suo, soffiando
sbuffate di fumo e ridendo con gli uomini, per fortuna all'aria aperta.)
A parte una schermaglia nelle prime ore del mattino con la
bouillabaisse di Mrs FitzRandolph ho digerito i miei pasti abbastanza
bene, il che è una buona prognosi per il mio ritorno a Princeton,
credo! E, ancor più importante, ho avuto numerose conversazioni
eccellenti con persone di insolito buonsenso sul futuro dell'America
e la sua politica "unica" - la propensione delle masse a non votare
invariabilmente per il proprio tornaconto, o invero, a votare tout
court, che permette al politico scaltro di manipolare la situazione a
proprio vantaggio. In particolare, ho apprezzato le mie conversazioni
con il conte von Gneist la cui intelligenza e arguzia competono
con quelle di Mr Clemens, salvo che il conte non è altrettanto
corrosivo. Come ti ho già fatto notare, il conte parla l'inglese con un
forte accento; a volte, il suo modo di esprimersi è così fluido, che
assomiglia a una musica. È un gentiluomo che è anche un uomo,
come invece non lo è quello smargiasso del nostro presidente "TR".
In ogni circostanza il conte dimostra una galanteria innata, e una
tranquilla deferenza all'autorità; riconoscendomi, ha detto, come un
esponente dell'aristocrazia americana, nato per governare - un tipo, dice
il conte, immediatamente riconoscibile per gli europei. I suoi occhi
sono di un curioso colore limone-fulvo, come un certo tipo di cuoio
quando è stato ben lucidato. Ha una criniera leonina, con ciocche
ricce e brizzolate. Confesso di essere affascinato da lui, e mi chiedo
se potrebbe essere persuaso a tenere una conferenza all'università, su
qualsiasi argomento di sua scelta - storia, politica, le isole Galapagos!
Quando l'ho incontrato per la prima volta, questo gentiluomo ha
esclamato: "Ah, il famoso dottor Wilson! - che, a quanto pare, si è
fatto tanti di quei nemici pusillanimi a Princeton, da suggerire che è
destinato alla grandezza" - e un'altra volta, su un altro argomento, il
conte mi ha mormorato a bassa voce, quasi con tono di scusa: "Nessun
uomo è profeta in patria, Mr Wilson. Dovete trovare consolazione in questo".
È così raro, carissima Ellen, che un uomo riesca a trovare un simile
compagno in un altro uomo, e un forestiero per giunta!
...
3,10 del pomeriggio.
...
Girovagando a Sans Souci mi stupisco di quanto è diverso dai
limitati confini di Prospect! Lì, non riesco mai a sentirmi a casa
mia, perché il proprietario della terra è l'università; e gli studenti
si sentono in diritto di sbirciare attraverso la recinzione e starsene
lì a guardare a bocca aperta, a tutte le ore della notte. Ma qui -
tutto è aperto alla luce e al mare; perché nessuno oserebbe entrare
abusivamente in questa proprietà privata, così fortificata contro gli
estranei, e dotata di un personale così capace nei domestici di Sans
Souci, che sono fedelissimi ai loro padroni. Vorrei tanto che la mia
cara mogliettina potesse passeggiare con me, e vedere questa villa
sontuosa di liscio stucco bianco e persiane rosse che, in modo assai
bizzarro, Mrs Peck definisce un "cottage", composta di due grandi
ali, e qualcosa come quattordici stanze da letto, grandiosa quanto la
residenza estiva del governatore del New Jersey a Sea Girt, o qualsiasi
dimora vittoriana a Cape May, quanto a questo.
Come resterebbero a bocca aperta, gli snob del West End di Princeton
- ivi compreso il nostro ex presidente sfacciatamente epicureo - nel
vedermi trattato con tanta affabilità qui! Il loro tanto calunniato e dato
per scontato Woodrow Wilson, trattato come un re! E vedere quante
attenzioni mi riserva Cybella Peck, preoccupandosi che la mia suite sia
ideale, e ogni servizio di Sans Souci a mia disposizione.
C'è, o c'è stata, solo una nota stridente - proprio stamattina - mentre
mi attardavo sul mio balcone a guardare l'oceano, un movimento
sulla spiaggia ha attirato la mia attenzione - uno dei domestici della
villa, anche se di pelle molto chiara; e con sgomento mi è parso che
il giovane assomigliasse in modo preoccupante al ragazzo Ruggles,
di cui ti avevo parlato - che si era spacciato per un mio parente,
forse lo ricorderai - un precettore all'università e un seminarista
- che è stato allontanato da entrambe le istituzioni - per motivi
troppo inquietanti per parlarne... E più tardi, mi è parso di vedere
questo stesso domestico in conversazione con il conte von Gneist, ai
bordi di un patio lastricato; qualcosa di rosso era caduto a terra, e il
domestico si è affrettato a raccoglierlo, come a impedire al conte di
farlo; dopodiché, l'impudente giovanotto ha infilato quello che era un
rametto di incantevole buganvillea nel bavero del conte, mentre questi
rideva... Immagina il mio timore quando i due hanno guardato nella
mia direzione, ma per fortuna non mi hanno visto, acquattato com'ero dietro un paravento.
Sono sicuro che il domestico di villa Sans Souci non è Yaeger
Ruggles. È stata solo un'illusione ottica di qualche tipo, che mi affligge
dopo eccessive stimolazioni, e una notte di sonno agitato.
Un'altra bambina è stata punta da una medusa, sembra. Dicono
che la povera piccola abbia perso i sensi per qualche minuto, e
adesso è stata ricoverata in ospedale. Che peccato! - ha solo otto
o dieci anni. La bambinaia, o la madre, avrebbero dovuto stare
più attente, dico io... Sono così sollevato che a te, cara Ellen, sia
risparmiata la vista di questi abominevoli scherzi della natura, nati
senza scheletro, tremuli e luccicanti, eppure letali. Proprio oggi,
Mr Clemens ha fatto una battuta scurrile che mi ha offeso, in sommo
grado, a proposito della "criniera di leone" con la sua miriade di
tentacoli e tossine urticanti. (Meraviglioso, invece, che il conte von
Gneist abbia ricordato che Arthur Conan Doyle, l'autore inglese di
romanzi gialli, ha scritto una cosa chiamata L'avventura della criniera
del leone, di cui Mr Clemens non aveva sentito parlare perché, come
ha detto con noncuranza, lui non sprecava il suo tempo a leggere
mere fantasie, quando il mondo reale di dolore e sofferenza lo guardava dritto in faccia.)
Champagne e vino bianco e cordiali dopo cena - che io ho rifiutato
con un grazie, inutile dirlo; perché non potrei sperare di chiudere
occhio, tale sarebbe la ribellione nelle "regioni equatoriali"...
...
Mezzanotte.
...
Ah, quanto mi manca la mia cara sposa! Sebbene questa camera da
letto a Sans Souci sia arredata in modo splendido, e sia decisamente
troppo grande per uno scapolo solitario; e il rumore della risacca
notturna sia molto consolante, come il palmo di una mano gigantesca
che accarezza, e consola. Il mio collo, irrigidito a furia di allungarlo,
quasi tutta la sera, per sentire le arguzie lanciate con tanto ardore, al pari
di volani del badminton, desidera disperatamente le dita lenitive della
mia cara Ellen, che bandiscono pene e dolori e sciocche preoccupazioni
irritanti affondate nei solchi surriscaldati del mio cervello...
Di notte ho aperto gli occhi su una scena orripilante, o forse era
qualcosa che avevo intravisto prima, senza registrarla nel mio cervello
distratto; però adesso vedevo, con snervante chiarezza, la nostra
amica e vicina di casa Amanda FitzRandolph che accettava dal conte
l'offerta di una presa di tabacco da sniffare da una piccola tabacchiera
d'avorio! Di tutte le donne di Princeton, proprio Mrs FitzRandolph,
una madre novella, permetteva al conte di inserirle il tabacco in una
narice, per inalare e starnutire - una smorfia repentina sul viso, mentre gli occhi le si riempivano di lacrime.
Questo, e l'episodio sul patio con il giovane servitore negro, mi ha
fatto rivedere la mia opinione sul conte English von Gneist; sebbene
sia un vero uomo, e indubbiamente un gentiluomo, non sono sicuro
che le sue maniere siano adatte a Prospect - al "paradiso di sottane" del dottor Wilson!
Quanto all'assenza di Edgerstoune, ecco che Mr Clemens, incerto sulle
gambe e con un sigaro spento tra le dita tozze, osserva, per chiunque
possa sentire: "Un uomo può adattarsi a una situazione sgradevole in
pochi mesi. L'intollerabile può richiedere un po' più tempo".
Il tuo devoto marito, Woodrow.
...
.
...
sans souci. 27 APRILE 1906. MEZZODÌ.
Mia adorata,
Ancora una volta, ti ringrazio tanto per la tua cara letterina, piena
di deliziose notizie sulle novità di casa; mi è stata recapitata ieri
dall'Admiralty Inn, ma era andata inspiegabilmente persa nella mia
camera da letto, e solo poco fa è stata scoperta dall'occhio acuto del
mio devoto valletto Isaiah.
Dan.. .e! Mentre ero qui intento a scribacchiare, alcune delle mie
carte - stesure di lettere preziose a Cuyler, Hibben, Slade, Pyne et
al. - sono volate fuori dal balcone, sulla spiaggia; e sono talmente
esasperato, mia cara, che sarei tentato di lasciarle volare in mare... se
non fosse per gli sforzi del caro Isaiah, che si prenderebbe cura di me,
come ha detto più volte, "fino ai confini della terra".
(A Sans Souci è giunta la notizia di un evento tragico, anche se non
sorprendente: alla fine un bambino è stato punto così gravemente
dalla medusa criniera di leone, che ha subito un arresto cardiaco
ed è morto. Che fine spaventosa, per una famiglia, di un idillio alle
Bermuda! e come sono grato, mio dolce amore, che tu e le nostre care
ragazze NON SIATE QUI.)
Perdonami, ti prego, per il mio ritardo nel rispondere alla tua
ultima lettera - o lettere - perché come sai sono molto preso dal
mio lavoro, incluso il pezzo per l'"Atlantic" e il sermone per
la Philadelphia Society; e più recentemente, un discorso per la
Mayflower Society. Nessuno di questi lavori è completato - ma sono
tutti ragionevolmente in medias res. e la mia esecrabile nevrite mi
ha provocato dolori terribili, per tutta la notte; e qui succedono
moltissime cose in continuazione: giri in macchina improvvisati
all'interno dell'isola, e pranzi su una scogliera sopra la spiaggia;
e sciarade mimate (nelle quali il rettore di Princeton dalle giunture
rigide è particolarmente agile, per la gioia delle signore); e una
vertiginosa gita su uno yacht, per il giro dell'isola, con avvistamenti
di squali; e numerosi tè e cene. Io ho partecipato pochissimo,
naturalmente - tuttavia, è come ha detto Mrs Peck: "Il rettore di
Princeton è la migliore pubblicità per l'università, e non deve
nascondere la sua luce, perché non si accende una lampada per
metterla sotto il moggio". e per citare l'inimitabile Mr Clemens:
"Questo posto brulica di miliardari come il formaggio casu marzu brulica di vermi".
(Cara Ellen, perdonami! Se il mio discorso sta diventando volgare,
non è mia volontà né colpa mia, esattamente, ma è per l'influenza di
persone senza peli sulla lingua come Mr Clemens; ma di tale ebbra
influenza mi libererò completamente tra poco, quando tornerò nel nostro nido accogliente di Prospect.)
Però, lasciami dire ancora due parole su Sam Clemens: "Mark
Twain" - "Saint Mark" come a volte chiama se stesso. Qui siamo
di fronte a un essere a un tempo diabolico e angelico. Il suo aspetto
esteriore da vecchio si accoppia a un'erosione interiore dello spirito,
perché la morte recente di una figlia (cui il pover'uomo allude in
modo indiretto, tuttavia frequente) sembra avergli inaridito il cuore.
Parla in modo ossessivo - per alcuni, noioso - di linciaggi negli Stati
Uniti - e di come il Congresso e il presidente e la Corte Suprema
rimangano indifferenti. Sta scrivendo, dice, un articolo "esplosivo"
per "Harper's" - "Gli Stati Uniti del linciaggio" - che mi ha chiesto di
leggere, e io esito a dire di sì, perché l'argomento per me è offensivo;
senza contare che ho pochissimo tempo. Il suo vizio più appariscente,
ha detto Mr Clemens, gli piacerebbe condividerlo con me, figuriamoci!
- le sue sfumazzate dei "più squisiti sigari Avana buca-polmoni" - di
cui è raro che ne fumi meno di quaranta al giorno. (Com'è possibile?)
Quando una delle ospiti inglesi di Mrs Peck si è mostrata sorpresa e
sgomenta da questa allarmante statistica, avvertendo "Mark Twain"
che si stava scavando la fossa anzitempo, l'elegante gentiluomo
canuto, assumendo un'aria contrita, l'ha informata che non poteva
assolutamente fumare più di quaranta sigari al giorno, sebbene ci avesse
provato. Altrettanto impressionante, o sconvolgente, è il suo consumo
di whiskey Old Gran-Dad; tuttavia questo è l'unico mezzo, mi ha
confidato Mr Clemens, grazie al quale può sperare di "sprofondare in
un Oblio totale e riposante, per tre o quattro ore benedette ogni notte".
Pover'uomo infelice! Ho cercato di parlargli dei poteri tranquillizzanti
della preghiera, ma lui ha tirato lunghe boccate dal suo sigaro
disgustoso e ha tossito e riso dicendo che non aveva ancora provato
quella marca, e si chiedeva se avrebbe retto il confronto con il
Nonnetto, il nostro Gran-Dad. So, cara mogliettina, che dovrei evitare
di raccontartelo, perché è piuttosto volgare, lo capisco, e inquietante;
tanto più quando la persona spiritosa è così divertente nelle sue
risposte, che non si può fare a meno di ridere.
(Immagina la mia sorpresa quando Mr Clemens ha intrattenuto i
commensali a cena con una divertentissima storiella di tre negri della
Georgia che andando in treno a New York City videro la loro prima
nevicata, che erano convinti dovesse essere una pioggia di cotone.)
Mentre si allontanava per prendere posto, ancora una volta, al
tavolo del biliardo, dove pare abbia perso qualcosa come cinquecento
dollari con il conte von Gneist, Mr Clemens mi ha detto, con una
strizzatina delle sue dita fredde: "Quando uno arriva alla vetta,
Mr Wilson, come non dubito che voi farete, e come io ho fatto - non
gli resta che una direzione da prendere: il salto improvviso nel vuoto" Cinque del pomeriggio
Cara Ellen! - sono restio a rimproverare la mia cara moglie,
tuttavia - è evidente che mi hai fuorviato, e forse indotto in errore.
Detesto muoverti simili accuse. Però, ho letto e riletto le decine
di lettere che mi hai scritto, da quando ho lasciato Princeton, e non
riesco a trovare nessuna prova del contrario.
Mrs Peck dice che non devo giudicare in modo prematuro, o troppo severo.
Mrs Peck si preoccupa molto della mia angoscia, e ha incaricato
il suo medico personale di "darmi una controllata" - cosa di cui sono
molto grato. Il dottor Dodge mi ha già procurato una bottiglia da sei
once di olio di ricino e un nuovo medicinale derivato dall'erba di San
Giovanni, da assimilare sotto la lingua prima di coricarsi.
Comunque, mia dolce Ellen, il problema qui è una conversazione
tra il conte English von Gneist e il tuo ansioso marito, che è
giunta a proposito. "Mr Wilson, posso parlarvi francamente?" -
così ha esordito il mio confidente, informandomi che gli erano
giunte all'orecchio "certe voci preoccupanti" da Princeton, tramite
corrispondenti del posto; una di queste voci riguardava un "lascito
imminente" da parte di un certo Mr Proctor (deve trattarsi di William
Cooper Procter, laureato del 1866 - un ammiratore di Andrew West);
e si è sentito in dovere di onorare la recente amicizia che è nata tra
noi informandomi di questo fatto; e aggiungendo che a Princeton
è risaputo che i miei oppositori si stanno dando da fare con una
maligna campagna di lettere a tutti gli ex alunni, reiterando le accuse
di "comportamento poco professionale" a Charleston, e altrove; e
chiedendo le mie dimissioni; mentre io spreco il mio tempo a oziare nella Terra del Loto.
"Mi sembra alquanto strano, Mr Wilson" ha detto il conte von
Gneist, con un'aria di sincero rammarico, "che a Princeton tutti
parlino di questi sviluppi mentre il rettore dell'università viene tenuto
ignaro - voglio dire all'oscuro - di quanto sta succedendo. Non ha un
corrispondente fedele, fidato, a casa, sul quale avrebbe potuto contare per informarla?"
A questo, cara Ellen, sono stato totalmente incapace di rispondere.
Semplicemente non potevo rispondere.
Mi sono allontanato vacillando e molto turbato e solo ora, cara
Ellen, dolce Ellen, sono in grado di esprimere quello che ho nel
cuore, la mia delusione nei tuoi confronti; perché confidavo nella
mia metà, per riferirmi una simile notizia; non posso fidarmi dei
miei aiutanti, ancor meno del personale del mio ufficio. So che vuoi
solo proteggermi, e concedermi del tempo, come hai pensato, per
riprendermi dalla tensione del superlavoro costante, e dai sintomi
crescenti di cattiva salute; so che non intendi ingannarmi, o minare
la mia autorità all'università. Ma tutte le mie passioni sono di una
potenza così terribile e intensa, devi sapere Ellen, che il mio spirito
combattivo da Campbell non può essere soppresso senza far violenza alla mia anima...
Ho preso accordi in città per imbarcarmi sul piroscafo per il
continente delle nove di domattina; poi prenderò un treno e tornerò
a Princeton il più presto possibile - non tardivamente come Odisseo,
purtuttavia con la spada da combattimento di quel grande eroe
defraudato, impugnata contro i miei nemici!
È vero, non cercherò di nasconderlo - sono molto arrabbiato e
addolorato con te, cara Ellen; questo ha provocato un grave strappo
nel nostro matrimonio, che non vorrei chiamare un'imminente
rottura. Cybella Peck mi ha consigliato che non bisogna agire in modo
precipitoso in simili circostanze; mi raccomanda di rimanere calmo;
perché il "legame coniugale" è a un tempo un nodo delicato e un
"cappio alla gola" con cui lei ha imparato a venire a patti, mi ha detto,
in più di un'occasione "difficile". Inoltre Cybella mi fa notare che non
è troppo tardi, non ho ancora spedito le lettere "compromettenti",
che avrebbero tanto minato la mia autorità; non è troppo tardi per
me per bruciarle, e cancellare dalla memoria l'ignominia della loro
composizione. Un desiderio di piacere così vile - da parte di un Campbell dell'Argyll!
Adesso sono al di là di questo, spero - come scopriranno presto i miei nemici.
E ora, cara Ellen, farò le valigie; e devo dire addio al governatore,
e a Mr Clemens, e al conte von Gneist (che rivedremo presto a
Princeton, e spesso, spero); e fare le mie condoglianze alla povera
Mrs FitzRandolph (perché ho appena saputo che era Edgerstoune,
oltre al figlio di un turista, che era stato ucciso da una medusa - non
una criniera di leone, evidentemente, ma una specie chiamata "vespa
marina") - ah, ne sentiremo parlare ancora a Princeton, suppongo!
- perché è molto triste, e molto sciocco, che un uomo adulto si metta
a camminare su una spiaggia delle Bermuda, senza scarpe e calze,
finendo in uno sciame di disgustose meduse.
Scusa il mio tono aspro, carissima moglie. In verità non sono
arrabbiato con te, ma semmai con me stesso, per aver fatto
affidamento su di te, come mia consorte. È solo colpa dei miei nervi,
mia adorata, e del vento improvviso, un vero fortunale che fa sbattere
le persiane, mentre preparo i bagagli in fretta e furia, per dire addio
a villa Sans Souci, dove la mia vita è cambiata in modo così vitale,
e ha imboccato di nuovo la via del trionfo.
Il tuo devoto marito, Woodrow.
...
.
...
Note.
1. "Pompa": sonda per lavanda gastrica. Quando era afflitto da gravi problemi gastrici,
Woodrow Wilson usava la propria sonda per lavanda gastrica, un rimedio casalingo molto
diffuso (come il clistere), fin quando lo strumento gli fu tolto a forza da un medico della
Casa Bianca nel 1913, poco dopo il suo insediamento come ventisettesimo presidente degli
Stati Uniti.
2. Poiché un medico della Georgia una volta le aveva detto che "finché il collo di un uomo
è pieno, e sodo, e forte, la sua salute è buona", Mrs Wilson prese l'abitudine di massaggiare
il collo del dottor Wilson ogni sera prima di andare a letto, ed esaminarlo in cerca di
foruncoli infiammati, nei sensibili, gonfiori e avvallamenti innaturali ecc. Non ci fu mai moglie
altrettanto preoccupata di Ellen Wilson della salute del marito; spero di non spingermi
troppo in là nella mia storia osservando che, sul suo letto di morte, nell'agosto del 1914,
Mrs Wilson si sfinì facendo ansiose domande sulla salute del marito, perché la presidenza
degli Stati Uniti gravava pesantemente sulle sue spalle, ed esacerbava le molte malattie
del pover'uomo come mai prima.
3. Il dottor Wilson si riferisce a Grover Cleveland, di cui non sopportava di pronunciare
il nome, e che detestava al punto che, in occasione della morte di Cleveland, nel 1908, a
Princeton, il dottor Wilson decretò che nel campus di Princeton non ci fosse alcuna commemorazione,
nemmeno la bandiera a mezz'asta; mentre altrove, a Princeton, e in gran
parte degli Stati Uniti, la bandiera sventolò a mezz'asta.
4. Uriah Heep: personaggio dickensiano di David Copperfield, celebre per la sua ostentata
umiltà, l'untuosa ossequiosità, e la generale ipocrisia. [NdT]
5. Bull Moose, "Alce Maschio", è il soprannome dato a Theodore Roosevelt, e poi al suo
partito, soprannominato Bull Moose Party da una citazione di Roosevelt, che quando gli
chiesero se si sentiva pronto a essere presidente, rispose che era pronto e in forma come
un bull moose, un alce maschio, per l'appunto. [NdT]
6. Gli storici sono fortemente e irrevocabilmente divisi: quando iniziò il "rapporto intimo"
tra Mrs Peck e il dottor Wilson? Fu in questa data, il 25 aprile, o il giorno seguente, quando
il dottor Wilson cambiò d'improvviso il proprio soggiorno (pre-pagato) all'Admiralty Inn,
per trascorrere molte notti a villa Sans Souci? Ci sarebbe stato un nutrito scambio di lettere
tra Mrs Peck e l'infatuato dottor Wilson, si dice, ma sfortunatamente nemmeno una di queste
missive è stata conservata, per quel che ne so. (Cosa ancor più scandalosa, si dice anche
che Mrs Peck se la intendesse con Mr Clemens all'epoca, una relazione non così scellerata in
fondo, visto che Mr Clemens era vedovo, e il marito di Mrs Peck sembrava in pratica inesistente.
Di questo legame, possiamo presumere che Woodrow Wilson non sapesse niente.
Fine note.
...
.
...
"Un tipo sottile nell'erba".
(Dal diario segreto di Mrs Adelaide McLean Burr).
...
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...
Un giorno lo vedrai, loro cambiano. I mariti cambiano,
e allora non c'è altra consolazione che la tomba.
È successo. Non ho immaginato niente. Sono ingannata.
Sono stata ingannata per tutti questi mesi. Ma adesso ho aperto
gli occhi. Ah, Horace! Come hai potuto tradire la tua amorevole Micia?
È l'inizio di primavera. Dell'anno 1906. Non ne vedrò
un altro, temo. Ho mandato dei messaggi a Mandy, che è tornata dalle
Bermuda, si dice. L'ho pregata di passare per un tè e le ho chiesto se
poteva portare con sé il conte perché ho sentito tanto parlare di quello stimato
gentiluomo e altrimenti non avrò occasione di vederlo, adesso che
sono costretta a letto. Mio marito mi tradisce ogni notte con delle prostitute,
proprio sotto questo tetto, mi appellerò al conte come gentiluomo,
perché mi protegga. Mio marito ormai mi disprezza e mi vuole morta e
non sono più al sicuro nel mio stesso letto.
Un odore di canfora, amamelide, belladonna e menta.
Il gusto acre dell'erba di San Giovanni che, promette il dottor Boudinot,
"alleggerirà" la malinconia. Un lieve odore dal gabinetto, che deve essere
strofinato a dovere un'altra volta. La nuova ragazza Griselda dovrà pulirlo in ginocchio.
I capelli mi si rizzano in testa, per la paura. Sono
come la coda del gatto - quando Micia è terrorizzata o arrabbiata, la coda
si gonfia fino al doppio delle sue dimensioni, e oscilla come un pendolo
impazzito. e le unghie inguainate emergono, e i denti aguzzi e luccicanti.
Non mi strangolerà, come Otello ha strangolato Desdemona.
Sul mio comodino sotto l'insipido A Poesv of Verse
di Mrs Fern sono nascoste Le poesie di Emily Dickinson (anche se non
riesco a credere che sia il vero nome della poetessa, dei versi così poco
forbiti sarebbero un impedimento, rivelati al mondo) e Foglie d'erba di
Walt Whitman (di sicuro anche questo non può essere il nome del poeta!
- poesie così svergognate, piene di perversione e inversione sessuale!) -
e molti volumi di Madame Blavatsky, contro i quali Horace mi ha messo
in guardia; e penso di aver chiesto alla ragazza di portarli via.
Tuttavia, scopro che devo leggere la mia Bibbia.
Come mia madre, e la sua prima di lei. Queste pagine sottili e ingiallite
sono macchiate di lacrime femminili. O Dio, proteggimi dal Maligno.
Com'è potuto accadere, che il mio bel marito grande e grosso, dai baffi
ricciuti, il mio Horace, lodato da tutto il West End come il più devoto e
coscienzioso dei mariti, sia cambiato? Le mie labbra ingessate dall'olio
di ricino si muovono in una preghiera sussurrata Se dovessi camminare
nell'Oscura Valle della Morte non temerei alcun male: perché Tu sei con me...
Una specie di nevischio, molto strano per questo periodo
dell'anno. Duro e brillante come sabbia contro le finestre. Il vento
borbotta nel camino. Sono sola. Verrò assassinata nel sonno. Il personale
di casa si tapperà le orecchie con le mani al pari di scimmie che non sentono,
come non vedono la processione di sgualdrine che lui ha portato in
questa casa. Non riesco a capire, è giorno o notte? - perché il cielo è così
scuro, che il sole non può brillare. Ho divorato tutte le pastiglie che il dottor
Boudinot mi ha lasciato mettendosi un dito sulle labbra - Questo è il
nostro segreto. Adelaide! Non so cosa intendesse dire, è un idiota. Dicono
che s'inietti la morfina in vena, e si sia rimbecillito. Però, è tutto quel
che ho. Dobbiamo fare affidamento sul dottor Boudinot. Oh. Horace! Perché
mi hai ingannata? Perché ti sei allontanato dalla tua devota moglie
per gettarti tra le braccia di altre? - nelle braccia di spudorate sgualdrine?
"Perché piangete, Madam" mi chiede la nuova ragazza
Griselda, guardando con tanto d'occhi Micia nascosta sotto le coperte;
e sgambetta via per scendere da basso a raccontare a tutti in cucina dello
"strano umore" della padrona - "come sono fatte le signore dei bianchi".
e i pettegolezzi volano di cucina in cucina in tutto il West End: da
Maidstone a Pembroke ad Arnheim a Wheatsheaf a Westland a Drumthwacket
a Crosswicks fino a... (Non so cosa ci sia oltre Crosswicks a meno che non
sia l'inferno). e quando la ragazza se n'è andata, prendo il mio specchio
e guardo lo spettro che riflette. Ah, le guance un tempo rosee ormai terree
e rigate di amare lacrime salate! - e nessuno lo noterà, e a nessuno
importerà niente. I miei capelli sono tutti crespi e color fumo e adesso è
apparso l'odioso tocco mortale di grigio; purtroppo ho dovuto licenziare
la piccola e perfida Hannah che era tanto brava a farmi l'henné (perché la
sgualdrina negra era una ladruncola, mi ha rubato la piccola spilla d'avorio
di nonna Burr, con la miniatura di un cigno e non ha voluto confessare
nonostante le mie urla e le minacce di mandarla in prigione) e non
voglio che la nuova ragazza mi tocchi così da vicino. No, vattene via! -
vattene via e lasciami dormire. Perché il mio Horace ha smesso di amarmi e nulla mi attende se non la tomba.
E quando non ti amerò più, tornerà il Caos(1).
Annoiata e inquieta, eppure quando Lenora Slade è
passata da basso, le ho fatto dire che non potevo vederla. Lo stesso giorno,
Mrs Wilson. Tra tanta gente - proprio Ellen Wilson! I Wilson non
hanno neppure un'automobile e devono farsi accompagnare da chi sta
meglio di loro e molti giorni il dottor Wilson sbicicletta sui viali del campus
si dice, e persino i ragazzi nascondono la faccia ridendo. e il giorno
dopo, Frances Cleveland è venuta a curiosare per vedere, senza dubbio, se Adelaide sta male come tutti dicono.
Non riesco a respirare bene. Non riesco a dormire nonostante
il laudano. Non riesco a mangiare altro che un po' di composta
di geranio (gentilmente portata qui da Johanna van Dyck) spalmata
su pane tostato; e una tazza di Earl Gray allungata con panna e miele;
e a mezzogiorno un pudding di pane con una spolverata di zucchero a
velo - è tutto quello che il mio povero stomaco può tollerare, nonostante
il dottore mi rimproveri, e anche Horace. (Ma il pudding di pane aveva
un sapore così strano, sebbene sia una vecchia ricetta di Minnie, che
mi chiedo se non l'abbiano spruzzato col veleno; con uno zucchero a velo che è ARSENICO.)
La ladra sgualdrina va dicendo in giro che l'ho licenziata
per il suo rifiuto di comprare ARSENICO in farmacia. e questa è
una calunnia e un'infamia, troppo oltraggiosa per essere contraddetta. In
sogno mi è apparso il conte. L'ho pregato di non avvicinarsi perché sono
una donna sposata totalmente fedele a mio marito. Il potere ardente dei
suoi occhi fulvi e della nobile fronte segnata dalle rughe e della chioma
"leonina" e poi all'improvviso era svanito - come tutti gli altri.
Finalmente, dopo settimane d'insistenza, la cugina Mandy
viene a trovarmi. Scuse insincere come insincero è il suo lutto di vedova
e un sorriso da sciacquetta. Il conte si scusa col più profondo rammarico,
Adelaide, ma è presissimo dai preparativi dell'ultimo minuto per un
viaggio nell'Ovest. Non ho rimproverato mia cugina, ma ho sorriso con
disarmante dolcezza. Le vengono mosse accuse feroci di aver avvelenato
il povero Edgerstoune alle Bermuda, anche se altri sostengono che si sia
trattato di un ridicolo incidente - lo sciocco, a piedi nudi, avrebbe calpestato
una medusa velenosa! (Come se, scalzo o no, a qualcuno verrebbe
in mente di calpestare una medusa, velenosa o meno che sia.) e c'è un'altra
accusa feroce che grava su Amanda: il suo piccolo Terence non assomiglia
affatto al defunto Edgerstoune ma al conte (anche se prevalgono
teste meno calde, facendo notare che il conte von Gneist non si era visto
a Drumthwacket fin dopo la nascita del bambino). Ben presto abbiamo
riso e pianto un po'; perché Edgerstoune era il più nobile degli uomini;
e era stato il più devoto dei mariti. Mia cugina era vestita con molta eleganza,
come sempre; anche da vedova, è all'ultima moda; intorno al collo uno scialle di seta giapponese azzurro Sebastopoli, e un paio di stivali
di pelle nuovi con un tacco perfetto del nuovo calzolaio italiano di Guyon
Street di cui parlano tutti.
Lui è nella City, come gli piace chiamarla - la City! Mi
hanno abbandonato tutti perché li ho allontanati da me e non m'importa.
Sono malaticcia e annoiata e animata da istinti omicidi e non riesco
a capire cosa intenda Madame Blavatsky per la penombra temporale, che
va superata. Sono in preda a una smania incontrollabile, darò fuoco ai tendaggi
di velluto di questa stanza da malata, rovescerò tutte le medicine
sul letto e affonderò i denti in un cioccolatino dopo l'altro finché la scatola
sarà del tutto vuota; e sputerò cremini, boeri, tartufi, noci e quant'altro
sul tappeto. Puah! Vi disprezzo tutti quanti. Il conte si scusa col più
profondo rammarico cara Adelaide, ma ha trovato la vera passione altrove.
Mrs Biddle osa mandarmi su il suo biglietto da visita! Mrs Armour e
Mrs Pyne! Guarderò le vostre facce imploranti quando gli anarchici apriranno
il fuoco e non proverò alcuna pietà e dirò che non vi conosco, nessuna di voi.
L'apertura del terzo occhio, affermano, è il dolore più acuto, e il più acuto dei piaceri.
Forse sarò un devi. E ascenderò nel mio corpo eterico alle più alte sfere della penombra.
Questa mattina la stanza da letto è troppo fredda. C'è
uno spiffero da una finestra che non chiude bene. A mezzogiorno fa troppo
caldo. La ragazza armeggia, annaspa e si morde il labbro inferiore mentre
prepara il mio ventilatore, perché è una zoticona e ha paura dell'elettricità.
Vedo che ha la pelle scura come una pellerossa, e labbra non del
tutto negroidi, perché la sua è una schiatta bastarda, naturalmente. e i capelli
sono grossi e dritti, come quelli di un'indiana Lenape, o Delaware
come dicono alcuni. Ha paura ad accendere il ventilatore ma io insisto
che deve farlo, dopodiché le pale ampie, lisce, taglienti e graziosamente
ricurve iniziano a girare, dapprima lentamente, poi con un effetto lenitivo sulla mia faccia accaldata.
Incapace di dormire, perché Horace è tornato dalla
City; e non so mai quando verrà a darmi la buonanotte. e di cosa saprà
il suo alito, e quanto saranno vacillanti e incerti i suoi passi. Così leggo
a lume di candela The Traitorous Bridegroom di Marie Corelli finché
mi dolgono gli occhi. Non riesco a stabilire se il racconto sia un capolavoro
letterario, ma è dolorosamente vero. e poi il mio volume di poesie
della Dickinson che leggo attentamente ogni notte, e qualche pagina di
Whitman, per rimescolare il sangue; infine, il mio libro "proibito" di scienza
medica che devo tener nascosto a Horace e anche al dottor Boudinot,
Ricerche e osservazioni mediche sulle malattie mentali di Benjamin Rush,
dottore in medicina. (Uno dei capitoli intitolato "Stati morbosi dell'appetito
sessuale" è davvero terrificante e abominevole nella sua oscenità.
Non sapevo che un uomo potesse scrivere parole simili e che un editore
fosse disposto a pubblicarle. In verità non sapevo che esistessero cose così mostruose nel mondo civile.)
Perché non hai portato il piccolo Terence con te, avrei
voluto chiedere a mia cugina Mandy. Come mai, così pochi vicini e amici
hanno visto Terence? Ed è vero che il povero Edgerstoune era spesso
nella City nei giorni e le notti precedenti al vostro viaggio alle Bermuda?
"È troppo tardi per me, per avere un bambino tutto
mio?" ho chiesto l'altro giorno, sconvolgendo quella faccia da prugna secca
del dottor Boudinot che ha balbettato una risposta così offensiva per
me, che ho meditato di rovesciare il vassoio del tè e tirare una teiera d'acqua bollente sui ... del gentiluomo.
(Com'è bello, scrivere una simile oscenità: In questo mio codice diabolico, nessuno la decifrerà mai; di sicuro non
Horace che con le sciarade è maldestro come una capra sui trampoli.)
Johanna van Dyck è passata di qui dicendo che desiderava
molto vedermi perché sarebbe presto partita per Quatre Face, affacciata
sul Delaware Water Gap, per un periodo di riposo assolutamente
necessario; lei e il bambino e un piccolo gruppo di domestici; ma non
Pearce, che naturalmente deve restare all'università e la cui salute non
gli permette di viaggiare. Sebbene desiderassi vedere Johanna, per qualche
ragione ho gridato a Griselda di mandarla via; perché sono distrutta,
la povera Micia è considerata indegna di avere un bambino, mentre
Johanna che ha più anni di me ha il suo piccolo. È ingiusto!
e il mio Horace è sempre nella City; o trincerato nella sua stanza da
letto in fondo al corridoio dove - credo di averlo sentito - piange e digrigna i denti.
"Micia? Cara Micia! Guarda il tuo ansioso Horace, ti
prego." Accostando una sedia al divano, Horace sembra molto ansioso
davvero, e il mio cuore duro si scioglie; perché ho trattato ingiustamente
mio marito, penso; oppure, nella confusione dei miei sogni al laudano,
Horace ha trattato ingiustamente me. Si lamenta dell'aria viziata nella
stanza, e degli "strani" odori, e della "pesante tetraggine" dei tendaggi,
e della mia lampada schermata di grigio. La sua faccia è rasata di fresco,
si direbbe; i suoi occhi ardono di desiderio; non posso fare a meno di notare
che si è mangiato l'unghia del pollice sinistro fino a far sanguinare la
carne. Non toccarmi, non venire così vicino - lo prego; Non lasciarmi, non
abbandonarmi, sono la tua moglie fedele che ti ama tanto - lo imploro.
(Nel libro del dottor Rush, le innominabili concupiscenze
di cui è capace l'animale nell'uomo sono state registrate fin nei minimi
particolari. A una a una, queste pagine alimenteranno il piccolo fuoco
nel mio caminetto che il ragazzo Abraham accenderà per me; a una a una,
queste odiose rivelazioni verranno date alle fiamme. Quella sorniona di
Micia si morderà la lingua e non dirà una sola parola. Perché loro la punirebbero
in modo orribile se sapessero della sua scoperta - i reverendi e gli uomini neri di Princeton.)
La cara zia Prudence è passata oggi pomeriggio, o era
ieri? Mi si è riempito il cuore di speranza alla vista del viso solare e imperturbabile
della donna; anche se indebolita dall'età, e segnata da molte rughe,
zia Prou sorride felice; perché ha fatto il giro delle case da Wheatsheaf
a Pembroke, da Drumthwacket a Mora, da Westland a Crosswicks, dando
alle donne della famiglia, come dice lei, un campione di magia bianca -
centocchio, pelosella, pervinca. Atropa belladonna, stella alpina, mandrake, tè
di carnemoro, tè di apocino, e sedum purpureum - e non mostra mai molta
cura per se stessa. Zia Prou mi fa l'occhiolino assicurandomi: "Ciò che
deve essere, deve essere. Noi possiamo solo sperare di accelerare le cose".
(Sembra che, a Wheatsheaf, zia Prou sia stata affrontata
dal figlio degli Slade Todd, che le ha detto, a bassa voce perché la madre
non sentisse, che tutte le sue "idiozie-da-magia-bianca" non avrebbero
avuto un effetto duraturo contro la "Maledizione".)
Per riconquistare l'amore di Horace: una miscela di
stella alpina, Atropa belladonna. e un pizzico di apocino da sciogliere,
consiglia zia Prou, nel suo tè. e per Adelaide che è tutta nervi, una polvere
di sedum purpureum e carnemoro (quest'ultimo usato dalle indiane
Lenni-Lenape di quest'area del New Jersey per aiutarle nei parti difficili).
Quando ho chiesto a zia Prou se per me era troppo tardi per avere un
bambino, è rimasta sconvolta come se le avessi sussurrato un'oscenità del
compendio di orrori del dottor Rush; ma poi si è ripresa dicendo, con un
sorriso misterioso: "Ciò che deve essere, deve essere".
Scriverò un bigliettino al reverendo Slade, anche se
per noi adesso è solo "Winslow Slade"; tuttavia è l'uomo che mi ha confermato
nella mia fede, e non lo dimenticherò all'apice della sua forza.
Implorerò il suo conforto spirituale, come quello che un tempo soddisfaceva
i nostri vecchi e i nostri antenati; scriverò anche al conte, una breve
lettera da dare al ragazzo da imbucare, perché questo nobiluomo europeo
in mezzo a noi è ancora ospite a Drumthwacket, credo, sebbene stia
viaggiando nell'Ovest. (Se sta davvero viaggiando nell'Ovest, come ha
sostenuto Mandy.) Ah, cosa sono pronta a fare! Perché non sono debole:
sono ancora una donna relativamente giovane. Nel quarto decennio della
mia vita. Potrei benissimo suonare per la mia cameriera e farmi vestire
e acconciare i capelli come si deve e indossare abiti all'ultima moda
e far venire una carrozza per me e non so quant'altro: infatti un viaggio
in treno dai McLean di Philadelphia non sarebbe impensabile; o un
viaggio in treno a New York City, in compagnia della mia giovane cugina
caparbia Wilhelmina; o un viaggio sul piroscafo White Star a Londra,
Parigi, Gibilterra, Istanbul... È primavera, e ho il batticuore! Non sbalordirò
le cerimoniose facce da prugne secche di Princeton imbarcandomi
su un'elegante nave mercantile per la regione del Polo Sud, che il grande
Robert Falcon Scott ha esplorato di recente; non riprenderò la mia vocazione
artistica, portando con me il grande album da disegno cui affidare
una serie di schizzi della colonia dei pinguini imperatori dell'Antartide,
per stupire e deliziare il mondo?(2)
(Anche se suppongo che sarebbe più ragionevole progettare un viaggio
nelle Indie Orientali dove il mio prozio Reginald Kirkpatrick McLean è
generale di divisione dell'Artiglieria del Bengala, di stanza a Nuova Delhi
- così lontano dai malefici della Maledizione, dovrei sentirmi abbastanza
al sicuro. Perché i bianchi vengono trattati con grande rispetto in India,
a quanto ne so; soprattutto quelli di noi di discendenza inglese. e come
sarebbe stupito e invidioso Horace, nel ricevere fotografie della sua cara Micia, in groppa a un elefante!)
(A proposito, ecco una cosa curiosa: zia Prou mi ha confidato che Lenora
Slade l'altro giorno le ha fatto delle domande su un argomento molto strano.
Sebbene Mrs Slade avesse iniziato chiedendo in modo scherzoso quali
"pozioni d'amore" fossero più efficaci per riconquistare l'amore e la devozione
di Copplestone, ha poi proceduto, nel corso della conversazione,
a chiedere informazioni sull'erba di San Cristoforo, l'erba morella, la morella
rampicante, e la djntemaizfiffiale: quale di queste piante si poteva
"macinare al meglio" e era "impercettibile" in una bevanda calda o mescolata
con un impasto e addolcita con lo zucchero. (E zia Prou mi dice che
queste sono tutte piante velenose: e non riesce a immaginare come Lenora
Slade ne sia venuta a conoscenza!) Quindi, zia Prou ha "gentilmente dissuaso"
Mrs Slade, e Mrs Slade ha detto, con una risatina offesa, che il suo
era un interesse "puramente scientifico" di cui era "meglio dimenticarsi".)
Stamani mi sono svegliata sentendo che mi mancava da morire la mia cara,
caparbia cugina Wilhelmina che (dicono) i genitori hanno "diseredato"
per la sua insistenza a trasferirsi a New York City, in uno squallido alloggio
vicino a Washington Square Park; e cosa ancor più scioccante, una residenza
senza chaperon. Tuttavia, ho mandato un biglietto a Pembroke,
indirizzato a lei, che spero i Burr le faranno avere e non butteranno via per pura cattiveria.
(A Princeton si parla ancora della recente "Frenesia
Rettile" a Rock Hill e del ruolo ancora da chiarire che vi ha avuto mia
cugina. In alcuni ambienti, la povera Wilhelmina Burr viene compatita in
quanto è stata vittima sia di un'invasione di serpenti dal fiume Millstone
durante la piena primaverile, sia della disapprovazione della sua preside,
che l'ha prontamente "licenziata" per non aver reagito in modo responsabile
all'isteria delle allieve; in altri ambienti, si crede che Wilhelmina stessa
abbia evocato i serpenti, in un'imprudente bravata per impressionare
delle volubili scolare con i suoi poteri da intellettuale emancipata. e
così spero di parlare con Willy, per scoprire quale delle due spiegazioni è vera, o se ce n'è una terza.)
Satin bianco avorio, con una gonna morbida e solo
poche pieghe sottili cucite dietro sul girovita e una doppia fila di quei
deliziosi mughetti di seta che Annabel Slade indossava il giorno del suo
matrimonio. e una pettorina, con un profondo ovale di delicato pizzo
portoghese, decorato con perline intrecciate. Un abito "a clessidra" che
segue la linea a S perché questo stile è a un tempo casto e alla moda e adatto alla mia figura minuta.
Lo strascico dell'abito da sposa sarà il mio vecchio strascico - è accuratamente
riposto in un armadio proprio in questa stanza, credo. Rimasto
intatto, come il mio abito da sposa, per quindici anni.
Un fuoco acceso nel mio caminetto di marmo che
viene usato così raramente; e c'è Horace accanto al mio divano, a leggere
ad alta voce dalle riviste The Smart Set e McClure's. per intrattenere la
sua Micia. Alla luce delle fiamme che danzano come demoni, la sua pelle
è butterata e maculata in modo innaturale; e sembra chiaro, un estraneo
guarda spesso attraverso i suoi occhi. Ma non devo dare a vedere
che so. e poi, siccome ho sbadigliato, Horace mette furtivamente da parte
le sue letture e osa prendere un volumetto di versi dal mio comodino,
sotto quello di Mrs Fern; con mio grande stupore, si mette a sfogliare Le poesie di Emily Dickinson, con cipiglio, e si umetta le labbra con un rapido guizzo della lingua, e si azzarda a leggere, goffamente sulle prime, poi con più autorevolezza, come se simili versi non gli fossero del tutto estranei ma familiari -
...
.
...
Un tipo sottile nell'erba
di tanto in tanto striscia -
forse lo avrai incontrato - altrimenti
improvviso si annuncia -
L'erba si divide come aperta da un pettine -
e appare un'asta maculata -
che poi si chiude ai tuoi piedi
e si apre più in là.
[bullet bullet bullet ]
Molti son gli abitanti di natura
che conosco, ed essi conoscono me -
sento per loro un trasporto
di smodato entusiasmo -
Ma questo tipo non l'ho mai incontrato
da solo, o accompagnato
senza un affanno nel respiro
e un vuoto nelle ossa -
...
.
...
- la sua voce, stranamente tremula, s'interrompe così bruscamente da far
capire che si aspettava che la poesia fosse più lunga. La tensione nella stanza
da letto è talmente intensa, che questi versi enigmatici della Dickinson
hanno l'effetto di tendere un cavo che è già tesissimo, e adesso lo è ancor
di più; il tipo sottile nell'erba sembrava levarsi davanti a me facendo guizzare
la lingua demoniaca, e all'improvviso, non so perché, ridevo e poi
piangevo, e Horace si è affrettato a posare il volume di poesie, e ha cercato
di prendermi le mani, per calmarmi. e dopo qualche minuto, ho cercato
di apparire calma; anche se il cuore mi batteva all'impazzata, ho nascosto
il mio malessere; non volevo inquietare Horace più del necessario,
perché temevo la sua irascibilità e la stranezza del suo animo impenetrabile.
Poi, quando si avvicinava per me l'ora di dormire, le nove di sera,
Horace ha rivolto la sua attenzione al vassoio di dolci che Minnie aveva
preparato per noi, con due bicchieri di latte caldo; Horace mi ha imboccato
due cucchiai di crostata ai mirtilli, che era squisita, ma di una dolcezza
innaturale, ho pensato. Di colpo hanno iniziato a martellarmi le tempie e a lacrimarmi gli occhi come per un attacco di emicrania imminente e non ho esitato ad affrontare Horace con audacia: "Questi sono davvero mirtilli, o bacche di clintonia boreale? Perché sono velenose, sai". A questa osservazione
il mio ingenuo marito mi ha fissato, ha sbattuto gli occhi e si
è tirato nervosamente i baffi; poi si è sporto in avanti come temendo che
per un movimento inconsulto potessi cadere dal divano e farmi male. Al
che, devo aver reagito sgomitando e tirando pugni alla cieca e ho gridato:
"Tu stai cercando di avvelenarmi. Tu e lei! Credi che non sappia di questa
lei - quando posso sentire l'odore di zibetto su tutti i tuoi indumenti...".
Horace ha protestato che non aveva idea di cosa stessi parlando; e si è alzato
in piedi vacillando, si è allontanato da me, e cosa sia successo dopo,
non lo so - perché a quanto pare, sono svenuta; e poi c'era Horace che mi
passava la mia fiala di sali sotto il naso, per farmi rinvenire.
"Carissima Micia! Devi saperlo - io amo solo te."
Finalmente mia cugina Wilhelmina si è degnata di rispondere
alla mia lettera molto dolce, dove, senza l'ombra di un rimprovero
ma con tono scherzoso e lieve, le chiedevo quando sarebbe venuta a trovare
la sua povera cugina abbandonata, e la sua risposta è frettolosa e brusca
e non le ha portato via molto tempo perché è allegata a un manifesto
stampato in modo deplorevole che pubblicizza una MOSTRA PRIMAVERILE
I GIOVANI ARTISTI ALLA NEW YORK SCHOOL OF ART APRILE-
MAGGIO - un gesto vanaglorioso vista l'indicazione che Wilhelmina Burr,
come "W. BURR", ha molti disegni alla mostra, sulla Decima Strada all'incrocio
con la Quinta, NYC. Come se fossi disposta a fare uno sgradevole viaggio
a Manhattan, per vedere una mostra così rozza e amatoriale! E Horace
non vorrebbe certo accompagnarmi in un posto del genere, ne sono sicura.
Adesso sto molto attenta a quello che mi esce dalle labbra,
e sono abbastanza furba da chiedere a Griselda di bere, mangiare, assaggiare
quello che mi ha portato sul vassoio, anche se si suppone lo abbia
preparato Minnie. e all'improvviso sono molto stanca di tutti loro, simili
a un coro greco di minstrel show(3) che schiamazza e chiacchiera preoccupato
della salute della padrona Adelaide. Se solo il conte venisse, e mi
portasse via. Sono sicura che sia ora, ormai.
Salmo 71. In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò
deluso. Per la tua giustizia, liberami e difendimi, tendi a me il tuo orecchio e salvami.
...
.
...
(NOTA DELL'AUTORE: Qui sotto c'è una lettera scritta in fretta e furia da Adelaide Burr, non in codice, e indirizzata, come il lettore potrà vedere,
a Winslow Slade; una lettera che sarà rinvenuta tra le pagine del diario segreto dopo la morte di Mrs Burr, perché non fu mai spedita, e neppure
infilata in una busta per essere indirizzata e affrancata.)
...
.
...
5 maggio 1906. MEZZANOTTE.
Caro dottor Slade -
Di questa Maledizione voglio avvertirvi, e questa è la Maledizione
che mi accingo a spiegare, è un segreto che devo rivelare, e che vi
prego, come mio consigliere spirituale (anche se non ci vediamo faccia
a faccia, in un'atmosfera d'intimità, da molti anni, caro reverendo
Slade) di comprendere, e condividere con me: da questa Maledizione
voi dovete salvarci, e pregare Dio che ci salvi, poiché SOLO VOI
DOTTOR SLADE potete salvarci, adesso devo riconoscerlo. Per
tutti questi mesi ho inseguito "strani dèi" - senza alcun risultato.
Infatti ora so meno di quanto non sapessi da bambina, inginocchiata
davanti a voi, per ricevere la mia prima comunione dalle vostre dita
caste, come un giorno anni dopo mi inginocchiai per pronunciare i
miei voti nuziali accanto al mio caro sposo Horace Burr. Questo è un
avvertimento che voglio diffondere in tutto il villaggio di Princeton
e in tutta la nazione, che ci sta accadendo qualcosa che ha iniziato ad
accadere fin dalla nostra nascita, senza che ce ne rendessimo conto.
È l'Ombra che cade su di noi, che ci acceca, così che non possiamo
vedere ciò che l'Ombra nasconde. Questa è una storia che devo
raccontare in fretta, perché Horace potrebbe notare la fioca luce della
candela che filtra sotto la porta della mia camera. Horace potrebbe
desumere che sua moglie sta mettendo a nudo la propria anima per
un altro uomo, come non ha mai fatto per lui.
Adesso è mezzanotte passata a Princeton e l'Old North ha battuto
i rintocchi e questa è la Maledizione da spiegare, la presenza in
coloro tra noi che sono avvolti dall'ombra e oscurati e innominati
e malvagi nei loro esseri corporei, radicati nel male, ignari che io li
ho visti per quello che sono, anche se la Bestia forse lo sa, è da loro
avvertire queste cose. Ho acceso la mia candela con dita ferme e mi
sono alzata dal mio letto di malata su gambe tremanti ma determinate
e mi sono avvolta il mio scialle della valle del Kashmir intorno al
corpo. Questa è la Maledizione, questo è l'Orrore della Maledizione,
da cui voi dovete pregare Dio di salvarci. Sono sgusciata fuori dalla
mia stanza e uscita senza far rumore in corridoio e verso la stanza
da letto (buia) di Horace tutta un tremito al pensiero che qualcuno
potesse scoprirmi. Oh! è la padrona-invalida di Maidstone, che non
vediamo da tanto tempo; Oh! è la donna isterica che si farà del male
con simili sforzi, riportatela a letto, mettetela a letto, a letto, spegnetele
la luce, adesso e per sempre A LETTO. Non me ne sono curata ma ho
proseguito senza far rumore lungo il corridoio, egli sarà terrorizzato
da Lilith, sarà sedotto da un succubo, ingraviderà lo spettro-demone,
senza saperlo. Perché un bambino nascerà dalla Maledizione, per
sfidare la Maledizione. Alte ombre proiettate dalla mia candela
guizzano e oscillano in una danza infernale, e costui, quello di cui vi
sto parlando, il signore di Maidstone House in tutti questi anni, non
è nella sua stanza da letto - come del resto sapevo; come sospettavo,
e sapevo in cuor mio; perché tutto questo sta accadendo e voi
dovete salvarmi da ciò che mi accadrà, reverendo Slade, non appena
riceverete questa lettera disperata, se potete. Costui non giaceva nel
suo letto, come sapevo, perché lo sapevo, non poteva essere un segreto
per me, quando le campane della chiesa battevano gli ultimi rintocchi
di mezzanotte, e gli Sparvieri della Notte lanciavano i loro deboli
richiami, tubando; e ho visto il letto sfatto e i cuscini sgualciti e un
singolo guanto sul tappeto, in parte sotto il letto, cosicché solo le dita
erano visibili, una visione molto allarmante tuttavia la mia presenza
di spirito ha prevalso perché devo raccontare questa storia della
consapevolezza nella mia anima di questo male, questo male indicibile
per cui non c'è un nome, anche se mi derideranno e diranno che sono
isterica, speditela a letto, a Otterholme, a letto, a letto, adesso e per
sempre. Senza curarmene, ho continuato ad avanzare con coraggio,
leggendo attentamente le lettere accartocciate sparse sullo scrittoio
di Horace e sul tappeto, MIA ADORATA - MY BELLE DAME SANS
MERCY - MIO PREZIOSO AMORE - MIA CRUDELE e LEGGIADRA
TENTATRICE - MIA GIOIA e DOLORE - MIA DOLCE MIA
ADORATA MIA INCANTEVOLE "WILLY" - e potete immaginare
la risata amara che mi è sfuggita dalle labbra, potete immaginare il
coltello rigirato nel mio cuore, sebbene sapessi per certo, se non è stata
mia cugina Wilhelmina a trasformarsi in una puttana e sgualdrina,
è la cugina di qualcun altro, come "si è trasformata" la vostra cara
nipote Annabel - e il Maligno è il suo sposo, all'Inferno. Vi confesso
che avrei preferito sentire l'odore unto e fuligginoso di Griselda
o di Hannah nel letto di mio marito (vi confesso che non sono del
tutto certa che il padre del bambino di Hannah non fosse il signore
di Maidstone House, perché si mormora che la povera Hannah
abbia sofferto enormemente quando ha partorito in una capanna su
Province Line Road dove l'avevano accolta i suoi parenti). Vi confesso,
reverendo Slade, che niente mi sorprenderebbe! Ricordando come,
tanti anni fa, durante un sonnellino pomeridiano molto discontinuo,
mi fosse capitato di sentire un trapestio e un mormorio e quella che
mi parve una risata soffocata nel corridoio fuori dalla mia stanza da
letto e pensai, le servette immaginano che la loro padrona sia troppo
debole di mente per scoprirle, allora scostai le coperte e in punta di
piedi corsi alla porta e la spalancai e rimasi di stucco scoprendo che
MIO MARITO ERA INGINOCCHIATO DAVANTI AL BUCO DELLA
SERRATURA; e quella che avevo scambiato per una risata era un
pianto e singhiozzi poco virili, e questa è la Maledizione di cui devo
avvertire tutti, questo è il vizio del maschio, radicato nel sangue e
nel midollo, di cui la Bibbia ci ha avvertito, e prego Dio di salvarmi
stanotte, come ha promesso il Salmo, e voi ricorderete, reverendo
Slade, avete promesso anche voi, perché questo marito di cui sto
parlando, questo legittimo marito cristiano che, inginocchiato davanti
a voi sull'altare, aveva giurato di amare e rispettare sua moglie
Adelaide in salute e malattia, si sarebbe fatto scoprire abbracciato a
una puttana nel deposito delle carrozze, al chiaro di luna; un chiaro
di luna da far cagliare il latte; un chiaro di luna nauseabondo; e io,
che in camicia da notte e scialle e con queste leggere pantofole di
seta nell'aria gelida dei primi di maggio, poco dopo la mezzanotte,
non avevo tempo per pregare, non avevo tempo per prepararmi
allo spettacolo infernale che avrei visto, sbirciando oltre i box in cui
vengono tenuti i cavalli, ho visto la tremula fiamma della mia candela
riflessa nei grandi occhi fissi dei cavalli, e non mi hanno fatto trasalire,
non mi hanno spaventata, e neppure le creature lascive scoperte nel
loro abbraccio intimo mi hanno spaventata, ma solo disgustata; un
indicibile, abominevole adulterio, mio marito che copriva di baci la
mia adorata cugina Wilhelmina Burr, che potrebbe essere sua figlia,
potrebbe essere una consanguinea, questa compagna di scuola di
vostra nipote Annabel che è stata portata all'inferno, penso che sia
questo che devo dire, penso che sia questo il motivo per cui mi sto
rivolgendo a voi, perché mia cugina Wilhelmina è stata condannata
dalla sua amicizia con vostra nipote che è dannata; ho visto tutto,
«Se non potevo ignorarlo; ho visto tutto, e so di doverlo rivelare; un
esecrabile, delirante abbraccio di corpi nudi, baci furiosi, spudorati
mormorii maschili O AMOR MIO MIA DOLCE CRUDELE WILLY
- AMORE COSA NON FAREI PER TE, PER QUESTO - le carezze
impazienti dell'uomo, e la flebile protesta della donna; occhi chiusi
dal chiaro di luna spettrale, per la vergogna; Oh, le labbra e i loro
risucchi! - è troppo orribile, ricordarlo mi dà la nausea. Questa è la
Maledizione dell'Orrore che ci sta accadendo, reverendo Slade. È la
Maledizione dell'Orrore dell'Inferno che si riversa sul nostro mondo
protetto. Quale peccato abbiamo commesso, non lo sappiamo - noi
siamo innocenti, poiché siamo ignari. Come la mia cugina-ragazza
che non è riuscita a fermare le mani brancicanti di mio marito, e
non ha potuto dissuadere la sua bocca avida e la lingua sporgente
di quel mostro, simile a una specie terribile di pesce degli abissi o di
verme marino; questa è la Maledizione dell'Orrore, reverendo Slade,
nella sua lussuria lui vorrebbe strangolare la povera Micia nel suo
letto, liberarsi della povera Micia malata anche se lei lo ama e gli
è sempre stata fedele. Oh! è una femmina isterica, imbottiamola di
medicine, avvolgiamola nelle coperte del suo letto come in un sudario,
soffochiamo le sue urla con il migliore cuscino di piume, facciamo
cadere questa candela nel suo letto, tagliamola a pezzi con il suo
ventilatore elettrico, Oh! nessuno le può credere, lei sta raccontando
delle bugie, è maledetta, e è condannata: la signora di Maidstone.
Ma non è Horace che si avvicina, aprendo la porta della mia stanza
da letto - con mia sorpresa e gioia è un gentiluomo che conosco anche
se non l'ho mai veduto, come lui conosce me; un individuo alto, dalla
chioma "leonina"; la fronte solcata di rughe e sopracciglia foltissime;
un naso aquilino; e magnetici occhi color topazio... Perché è arrivato
il mio amico, il conte English von Gneist, finalmente. Quindi non mi
ha snobbata dopotutto, come avrebbe desiderato Mandy. e le signore
di Princeton non hanno di che ridere sotto i baffi di Mrs Adelaide
Burr. "Vi prego, entrate, caro conte, vi aspettavo. Vi prego di scusarmi
se sono nervosa, o ansiosa - non è il sentimento che nutro per voi
in cuor mio, dovete credermi." e il conte si avvicina al mio letto, si
piega su di me, in un inchino; prendendo le mie dita gelate nelle sue
e imprimendo sul dorso della mia mano un bacio talmente leggero
come la luce stessa; eppure punge e brucia come una monetina di
rame rovente premuta sulla carne. "Mia cara Mrs Burr, finalmente."
...
.
...
Note.
1. Citazione dall'Otello di Shakespeare. Atto III, scena III. [NdT]
2. Credo che qui una nota sarà d'aiuto! Perché Adelaide Burr aveva sicuramente letto The
Voyage of the Discovery del capitano Scott, pubblicato a puntate sull'Atlantic, cui Horace
Burr era abbonato; ed evidentemente era stata molto colpita dai disegni di pinguini di
Edward A. Wilson, uno degli ufficiali della spedizione Discovery del 1901-1904. È l'eccitante
scoperta di questo storico essersi imbattuto nei numeri dell'Atlantic che li contenevano,
copie che erano appartenute a Horace e Adelaide Burr di Maidstone House, vendute a
un'asta insieme a un grosso scatolone di libri e riviste che sono riuscito ad acquisire, nel
1952, per la somma di ventidue dollari!
3. I minstrel show erano una forma di spettacolo statunitense che consisteva in una miscela di
sketch comici, danze e musica, interpretati da attori bianchi con la faccia dipinta di nero. [NdT]
Fine note.
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...
La nuova macchina del dottor Skaats Wheeler.
...
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La lettera a Winslow Slade sembra non sia mai stata terminata, e firmata;
naturalmente non è mai stata infilata in una busta per essere indirizzata
e affrancata e infine imbucata.
Sarebbe invece stata scoperta tra le pagine del diario (in codice) di Adelaide,
dopo la morte dell'invalida.
Non si sa, né posso indurmi a immaginare, cosa sia successo la notte
del 5 maggio 1906, ai piani superiori di Maidstone House, in Library
Place, a Princeton.
Naturalmente molto si è scritto sull'argomento. Ma non intendo parafrasarlo
qui. Perché provo tanta pietà, penso, per la cara, esasperante
Adelaide! - la povera Micia, come l'invalida chiama se stessa. Tanta pietà,
e tanto dispiacere.
Fintantoché l'inferma aveva la penna in mano, era molto vivace - maliziosa,
allegra, disperata, distrutta - eppure, viva. Ma ora la penna le è
stata strappata brutalmente di mano, e Adelaide è stata messa a tacere per sempre.
Doveva essere di prima mattina, verso le otto, quando la cameriera di Mrs
Burr, Griselda, si avvicinò con cautela alla stanza da letto dell'invalida,
per restare fuori dalla porta come le aveva ordinato Mrs Burr, ad ascoltare,
cercando di stabilire se Mrs Burr stesse ancora dormendo nel suo letto,
o fosse "in piedi" (col che non s'intende "in piedi" in senso letterale, ma
semplicemente sveglia) e avesse bisogno d'aiuto. Quella mattina, Griselda
effettivamente sentì dei rumori all'interno della stanza, ma non riuscì a
capire cosa fossero; anche se in seguito avrebbe raccontato di come le si
fossero rizzati i capelli sulla nuca, mentre l'assaliva una paura terribile di
ciò che avrebbe scoperto all'interno: il signore di Maidstone House sdraiato,
ma in parte vestito, sul letto della moglie, tra coperte e lenzuola zuppe
di sangue; Horace Burr che teneva tra le braccia e cullava il corpo insanguinato,
floscio e senza vita della moglie, coccolandolo e canticchiando
sottovoce, e ridendo piano come un amante felice.
Mr Burr sembrava impazzito; tuttavia era sottomesso e trattabile, come
se sapesse che il peggio era passato, e se l'era lasciato alle spalle.
Griselda lanciò un grido, lasciò cadere il vassoio della colazione, scese
a precipizio in cucina in un tale stato d'angoscia, che il personale di servizio
la seguì fuori in Hodge Road senza capire cosa stesse cercando di
dire; poi fu presto dato l'allarme, e furono chiamate le autorità.
Non poteva essere passato più di un quarto d'ora quando due agenti
della polizia del Borgo di Princeton, sbalorditi e sgomenti, entrando nella
camera da letto trovarono Mr Burr, il quale non si mostrò allarmato o irritato;
nonostante costoro fossero degli estranei in casa sua, per di più nella
stanza da letto della moglie, e lui e Mrs Burr fossero seminudi, Horace
Burr rimase impassibile e continuò a dondolare avanti e indietro il cadavere
devastato della moglie tenendolo tra le braccia e cantando un frammento
di una canzone di Stephen Foster -
Ah! Possa la rosa rossa vivere in eterno
Sorridere sul cielo e sulla terra!
Perché mai dovrebbe piangere la bella
Perché mai dovrebbe morire?
Con una certa dignità, Horace Burr si staccò dalla moglie, e dal letto
insanguinato nel quale doveva giacere da almeno dieci ore, e riuscì ad alzarsi
in piedi; come a invitare i poliziotti a entrare nella stanza, poiché
sembravano pietrificati sulla soglia, a bocca aperta per l'orrore. Senza
preamboli, Mr Burr confessò l'omicidio - "La cui evidenza era innegabile".
Avrebbe spiegato alle autorità che aveva liberato la moglie dalla sua infelicità
come un atto di misericordia, e sperava che Dio avrebbe risparmiato
la sua anima, anche se, sapeva, i suoi pari lo avrebbero giudicato aspramente,
come meritava.
Quanto al modo in cui fu commesso il delitto, non ne sono del tutto certo.
E non voglio fare congetture avventate. Basti sapere che, insieme all'insanguinato
Horace Burr, fu preso in custodia un certo ingegnoso meccanismo
formato da taglienti pale rotanti, comprato di recente per l'invalida,
da usare nelle sue stanze soffocanti e surriscaldate.
...
.
...
Quatre Face.
...
.
...
1.
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"Per affrontare la Maledizione che minaccia tutti noi."
L'abominevole omicidio di Adelaide Burr per mano del marito che
le era stato a lungo devoto scosse a tal punto Princeton, che Pearce van
Dyck, angosciato dalla preoccupazione che la moglie Johanna e il loro figlioletto
potessero essere "a rischio" anche nella zona selvaggia di Raven
Rock, decise di troncare i suoi impegni con l'università prima della fine
del semestre, per trasferirsi a Quatre Face - «Perché la Maledizione deve
essere combattuta frontalmente, con uno stratagemma della razionalità».
Inizialmente, il piano del dottor van Dyck prevedeva anche la possibilità
di convincere Percy Boudinot, il figlio medico del dottor Boudinot, a
stabilirsi temporaneamente nella vecchia tenuta di campagna, se la salute
di Johanna, compromessa dopo il parto, non fosse migliorata.
Perché ormai era evidente che Mrs van Dyck "non stava bene" - soffriva
di "dolori misteriosi" e di un "persistente malessere"; e che il bambino,
di soli due chili e mezzo alla nascita, non stava acquistando peso in modo normale.
A Princeton, si sapeva poco di Johanna van Dyck dopo che si era trasferita
a Quatre Face. Poche persone a Princeton, a parte amici intimi
della famiglia van Dyck, avevano mai visitato la tenuta di campagna sul
fiume Delaware che era stata costruita un centinaio d'anni prima, e non
aveva fama di essere una delle gemme architettoniche della Delaware
Valley. Le parenti e le amiche di Johanna non erano state invitate a farle
visita, né le sue risposte alle loro lettere indagatrici erano state
incoraggianti; spesso Johanna si limitava a scribacchiare sul retro della lettera,
brevi rassicurazioni che lei e il piccolo se la stavano cavando benissimo, anche
se non scoppiavano di salute; ma avevano assolutamente bisogno della calma
e del silenzio e della distanza di Quatre Face, e non del trambusto molesto di Princeton.
Tra le amicizie femminili di Johanna, alcune dubitavano che questo fosse
vero: perché Johanna non desiderava trasferirsi in campagna, dal momento
che non era riuscita a riprendersi del tutto dalle devastazioni del
parto; né voleva che il bambino fosse così lontano dalle cure mediche appropriate,
che erano necessarie. Ma Pearce aveva insistito. Era diventato
insolitamente ostinato, nella sua insistenza. E così, controvoglia, Johanna aveva ceduto.
«Un allontanamento da Princeton è un bene per il bambino, e anche per te, Johanna. Devi essere razionale.»
Johanna aveva chinato il capo, perché non c'era altro da fare. Il marito,
nella sua "nuova" fase - di "neo" padre? -, era così inflessibile nel suo
modo di parlare, e il suo sguardo così carico di avversione se qualcuno
lo contrastava, che lei aveva adottato la misura più accomodante di limitarsi
a cedere. E si scusava, per ritirarsi nella nursery dove poteva giocare
con il piccolo, fargli il bagno e accudirlo e cantare per lui, come farebbe
una madre; perché Pearce era a disagio se Johanna "provvedeva alla
cura" del bambino, come diceva lui, in sua presenza.
Pochi sapevano, e Johanna non desiderava sapessero, che Pearce ammetteva
solo di rado il bambino in sua presenza; e si teneva a distanza dalla
nursery, al punto da iniziare a usare la scala sul retro per salire o scendere
dal primo piano, per evitare di passare davanti alla nursery la cui porta di solito veniva tenuta aperta.
E Pearce non chiedeva mai del bambino, che era divenuto l'unico argomento
di conversazione, o quasi, di Johanna; finché, una sera a cena,
Johanna gli chiese: «Pearce, non ti piace - non ami - il nostro figlioletto?»;
e Pearce rispose, con un leggero cipiglio: «Sì. Certo. In quanto suo "padre"
sono tenuto a farmelo piacere - ad amarlo. Allo stesso modo in cui,
in quanto tuo marito, sono tenuto a fare con te».
Poco dopo questo scambio, Pearce organizzò le cose in modo che
Johanna, con un piccolo gruppo di domestici, si trasferisse a Quatre Face.
Dopo la tragedia a Maidstone House, di fatto nel giro di ventiquattro ore
dalla terribile notizia, un Pearce van Dyck sconvolto si presentò nell'ufficio
del rettore dell'università alla Nassau Hall, senza aver preso appuntamento,
onde appellarsi al dottor Wilson "per un congedo d'emergenza"
dai suoi doveri universitari, che gli consentisse di trasferirsi a Raven Rock
con la moglie e il figlioletto, che stavano vivendo lassù temporaneamente.
Il dottor Wilson fu colto di sorpresa, perché il professor van Dyck sembrava
davvero agitato, e non si era sbarbato a dovere; i suoi indumenti erano
visibilmente stazzonati, e la stringa di una scarpa era slacciata. (Questo
invero era l'effetto dell'assenza di Mrs van Dyck dalla casa del professore
e dalla sua vita intima.) Il dottor Wilson rimase sorpreso anche dalla
richiesta, di un genere che di solito sarebbe stata avanzata con mesi d'anticipo,
da parte di uno dei più responsabili e stimati professori di Princeton,
che oltretutto, credeva il dottor Wilson, in genere lo aveva sostenuto.
«Ormai non è più un segreto, Woodrow, che c'è una Maledizione sulla
nostra comunità - e non solo su Crosswicks. Il male è esploso, è emerso
- sia in una moltitudine di serpenti velenosi a Rocky Hill, sia, così di
recente, nell'abominevole omicidio a Maidstone House - a casa dei nostri
vicini in Hodge Road! Riesci a crederci... Horace Burr! Un nipote di
quarto grado del nostro reverendo Aaron Burr Sr! Horace è stato così generoso
nelle sue donazioni all'università... Tutto questo adesso finirà,
suppongo. Dato che i Burr non avevano eredi diretti, la loro fortuna andrà a lontani parenti.»
Pearce van Dyck parlò in fretta, nervosamente. Woodrow Wilson ascoltò
con la solita calma inespressiva, che irritava tanto alcuni dei suoi colleghi
e avversari, i quali si lamentavano che l'uomo era esasperante tanto
era imperscrutabile, almeno finché non iniziava a parlare, e allora era esasperante
tanto era trasparente.
«La faccenda più problematica in tutto questo, Woodrow, è che, come
sai, è impossibile capire chi era "uno di noi" - e chi "uno di loro".»
«"Loro"...?»
«I demoni.»
«Demoni!»
A questo, il dottor Wilson tradì un'emozione repentina, che gli raggrinzì
la lunga "faccia cavallina": un'espressione d'allarme, e insieme di comprensione.
«Ci sono dei "demoni", sai. Questo Axson Mayte... tanto per cominciare.
E ce ne sono stati altri.»
Wilson annuì con gravità. Aveva fatto un certo sforzo per scacciare dalla
memoria i suoi molti giorni d'amicizia con il carismatico Mayte; e fu sollevato
che il professor van Dyck sembrasse non saperne niente.
«E adesso c'è questo "conte van Gneist" che sta a Drumthwacket. Chi diavolo è costui?»
Il professore di filosofia parlò con durezza, con una risata fragorosa.
«Il nome è von Gneist, credo» disse Woodrow Wilson con freddezza, «ed
è un famoso teologo europeo, e anche un teorico della politica. Non è certo
un "demone", Pearce! Di fatto, l'ho invitato a tenere una lectio magistralis alla cerimonia di conferimento delle lauree.»
«È un grande onore, direi.»
«Già. English von Gneist è un uomo onorevole.»
Pearce van Dyck, strofinandosi distrattamente la mascella, sembrava
aver altro da dire sull'argomento, ma ci ripensò, considerando il tono di
voce del dottor Wilson.
Con severità adesso, Woodrow Wilson chiese se Pearce aveva parlato
con il suo capo dipartimento a proposito di questo "congedo"; se aveva
provveduto a organizzare la sua sostituzione con i precettori e altri colleghi
perché si facessero carico delle sue lezioni, di esami e votazioni e
via dicendo. Così parve che tra loro fosse passato l'accordo che il dottor
Wilson avrebbe appoggiato questa richiesta poco ortodossa di congedo
immediato, che il preside di facoltà avrebbe respinto in modo sommario,
come oltraggiosa e poco professionale.
Come Pearce avrebbe dichiarato in una lettera scritta di getto quel pomeriggio
alla moglie a Quatre Face: Mi sarei aspettato una reazione più combattiva
da Wilson, perché, come sai, sono cruciale per il dipartimento di filosofia.
Ma... l'uomo ha ceduto subito! Questa è una buona notizia! Sarò al tuo fianco in capo a un altro giorno.
«Decifrerò il maledetto codice. Perché un codice è destinato a essere decifrato.»
Liberato dalla strenua routine di accademico e studioso, con l'immaginazione
che godeva di una tardiva libertà nel romantico isolamento di
Quatre Face, Pearce van Dyck non tardò a credere di aver iniziato a intuire
lo schema secondo il quale poteva essere riconosciuta la Maledizione. Perché,
come tutti i "misteri", si sarebbe indubbiamente piegata al pensiero
analitico, calmo e sistematico, se solo vi si dedicava abbastanza tempo.
Mentre Johanna e una bambinaia "provvedevano alla cura" del bambino
(una preoccupazione che sembrava richiedere un tempo infinito)
Pearce si rintanava nel suo studio, o camminava lungo l'argine del fiume
Delaware, dove c'era un sentiero attraverso i rovi; una volta, a una certa
distanza dalla vecchia casa di campagna, Pearce strizzò gli occhi miopi
verso la struttura di pietra calcarea logorata dal tempo, e i comignoli anneriti
- Diamine, è diventata un rudere! Ho portato la mia adorata famigliola a
vivere in un rudere! pensò - ma presto distolse lo sguardo e riprese a camminare;
perché la decodificazione della Maledizione di Crosswicks, e non
un'insignificante preoccupazione per la vita domestica, doveva occupare tutta la sua attenzione.
«Se necessario, sacrificherò la "vita domestica". Se io sarò chiamato, e nessun altro - se io sarò scelto...»
Perché questa è l'efficacia della logica, ragionava Pearce. Che si tratti
della logica astratta di Aristotele o di Spinoza, o della logica più pratica di
Sherlock Holmes, ciò che è confuso diventa chiaro; e poi si ride, per essere
stati perplessi. Ma, naturalmente, per ottenere questo scopo bisogna lavorare.
E così, Pearce si applicava al rompicapo della Maledizione, spesso rimanendo
alzato per gran parte della notte e resistendo alle suppliche di
Johanna di andare a letto, e di consumare i suoi pasti con più regolarità.
Ma Pearce era convinto che il mistero fosse prossimo a essere svelato, perché
la "metodologia" dell'omicidio di Adelaide Burr era sicuramente un
indizio - "Che probabilmente era proprio sotto i nostri occhi".
Era raro che Pearce parlasse di simili questioni con Johanna, perché
quando lo faceva la donna reagiva invariabilmente con una risposta insensata,
o disinformata, o (volutamente?) provocatoria, come in questa
occasione: «Ma Pearce, Horace non è un demonio. È - era - un nostro vicino,
e un amico. Doveva essere in preda a un attacco di follia. Tutte le lettere
da Princeton dicono che aveva bevuto pesantemente, e...».
«Eppure» la interruppe Pearce, ignorando volutamente le osservazioni
ingenue della moglie, «perché il Maligno ha torturato in quel modo la povera
donna? Un'invalida dopotutto, e in uno stato pietoso. E cosa significa,
che sia stata impiegata un'"arma del delitto" così stravagante? In tutti
gli annali del crimine e del mistero in cui mi sono immerso, non c'è mai
stato un... un ventilatore elettrico usato a tale scopo.»
«... e si dice che Horace avesse scritto delle lettere a Wilhelmina Burr,
del genere più diretto, e scioccante! Wilhelmina le ha consegnate alla polizia
immediatamente. E anche un regalo che le aveva fatto, una spilla
d'avorio, che era appartenuta alla povera Adelaide - e che aveva spedito
in forma anonima a Wilhelmina. Ma ti rendi conto! I nostri vicini e amici,
che si comportano in un modo simile...»
«Non sono nostri vicini e amici, Johanna, quando il Maligno ha un'influenza
su di loro. Non più di quanto Annabel Slade fosse la sposa di
Dabney Bayard, quando il Maligno esercitò il suo potere su di lei.»
«Sai, Pearce, a Princeton la gente va dicendo che è stata Wilhelmina a
portarlo a questo. Perché potessero sposarsi, e "Willy" potesse ereditare la loro fortuna.»
Su questo, Pearce si soffermò; perché gli era venuta una nuova idea, da
aggiungere allo Schema degli Indizi.
«Ma certo, i serpenti! La "frenesia rettile". E Wilhelmina che "li aveva
evocati" - e poi non era stata in grado di controllarli.»
«Ma, Pearce... Wilhelmina non ha fatto niente di simile! Né ha portato
Horace a uccidere - ne sono sicura. Questi sono solo frammenti isolati di
dicerie che mi hanno riferito, e non vanno presi sul serio.»
«Nell'indagine su un delitto, dove prevale un "mistero codificato", non
c'è niente che non sia da prendere sul serio.»
«La reputazione di una giovane donna come Wilhelmina Burr è una
questione serissima. A Princeton, perlomeno. Se si trasferirà a New York
City, e inizierà una nuova vita... forse non avrà importanza.»
«Con Adelaide appena assassinata, spero che non si tratterà semplicemente
di aspettare il prossimo orrore. Se solo riuscissi a penetrare in questa foresta di indizi...»
«Caro marito, penso che sia più importante, in questo momento, che
tu finisca il tuo pasto; perché stai mangiando pochissimo ultimamente, e hai perso troppo peso.»
Pearce si era quasi dimenticato che era ora di cena; erano seduti nella
sala da pranzo debolmente illuminata di Quatre Face, dove la tappezzeria
francese di seta era annerita dalla polvere, e la vista sul fiume nascosta
da arbusti cresciuti troppo, invadenti come cataratte. Johanna aveva
ragione, Pearce stava mangiando pochissimo negli ultimi tempi. In pratica
non toccava cibo; in compenso consumava vino e sherry nella seconda
parte della giornata, e caffè nero molto forte nelle ore del mattino, per rinforzare i nervi.
«Johanna, apprezzo le tue premure. Ma non sono un neonato malaticcio,
cui "provvedere"... posso benissimo prendermi cura di me, ti ringrazio.»
Senza finire il suo pasto, ma portandosi via il bicchiere di vino mezzo
pieno, Pearce si allontanò dalla compagnia della moglie, verso la privacy e la comodità del suo studio.
Trasferendosi a Quatre Face, a una cinquantina di chilometri da Princeton,
Pearce si era portato pochi capi di vestiario ed effetti personali, concentrandosi
invece su libri, riviste e materiale sempre più ingombrante relativo
allo "Schema degli Indizi", che era cresciuto in modo considerevole
dalla visita di Josiah Slade, e adesso occupava gran parte del suo studio al
pianterreno della casa di campagna. Pearce non aveva fatto alcuno sforzo
per portare con sé i suoi eruditi testi di filosofia, che erano rimasti nel suo
ufficio all'università. Si era invece portato la serie completa dei gialli di
Sherlock Holmes come pure i quaderni su cui aveva stilato un elenco di
indizi per la Maledizione di tipo primario, secondario, terziario, e "probabile"
o "possibile", nel tentativo di collegare alcuni di questi ai casi di
Conan Doyle, perché c'era un chiaro parallelo tra loro, ne era certo. L'eruzione
del male a Princeton, New Jersey, non era che un'espressione isolata
di una Maledizione, o Orrore, multipla - l'eruzione del Male nel mondo
del genere umano, da cui dobbiamo essere salvati da qualcuno più forte, più coraggioso, e più "ispirato" di noi.
"Come è chiaro questo! Tuttavia, come procedere, prima che un altro innocente venga assassinato?"
Un pomeriggio, all'inizio di maggio, Pearce era nel suo studio a rimuginare
su questi problemi, quando a Quatre Face giunse un visitatore inatteso: Josiah Slade!
Nella sua macchina sportiva, una Winton biposto, il giovanotto stava
guidando nei dintorni, a nord di New Hope, quando, alla periferia di Raven
Rock, aveva avvistato Quatre Face e provato un "desiderio improvviso"
di rivedere il suo ex professore, e naturalmente la signora van Dyck; e vedere
il loro figlioletto che adesso doveva avere almeno tre mesi, credeva.
«Caspita, Josiah! Che sorpresa! Entra, ragazzo mio. Appena in tempo!» così disse scherzoso Pearce.
E Johanna fu enormemente felice di vedere il loro giovane amico - una volta superata la sorpresa per il suo arrivo.
«Ti fermerai per la notte, Josiah, spero? O per due notti, se ne hai il tempo.
Saremmo così felici della tua compagnia, vero, Pearce?»
Nel suo umore scherzoso, Pearce sembrava davvero sollevato per la
distrazione dal proprio lavoro totalizzante, e per l'opportunità di condividerlo
con il giovane amico, per il quale avrebbe significato moltissimo.
(Pearce prese da parte Josiah per avvertirlo di non sollevare l'argomento
dei molti problemi a Princeton in presenza di Johanna: «Temo per il suo
benessere, è sempre più distratta e malinconica negli ultimi tempi, dopo
la nascita, di ehm - come sai, di nostro figlio -, mangia poco, e ha perso più
peso del normale. Avevo sperato di convincere il figlio del dottor Boudinot
a venire con me, per visitare Johanna, ma non ha funzionato. Lei si lamenta
della quiete di Quatre Face, sebbene sia turbata dalla recente notizia di
Maidstone... Ma spero tu sappia come sono fatte le donne, Josiah!».)
Sebbene Pearce avesse detto a Johanna quanto fosse sollevato di essere
libero dai giochi politici e dalle maldicenze dell'università, e dai continui
stratagemmi di Woodrow Wilson nella sua faida col decano West, adesso
che Josiah era qui, mostrava un acuto interesse per tutte le notizie; tempestando
il suo visitatore, al tavolo della cena, con ogni genere di domanda.
La notizia più gustosa, a meno che non fosse solo una diceria, riguardava
lo straordinario lascito Procter che si diceva superasse un milione
di dollari - ma era destinato all'ufficio del decano West e non a quello del
rettore. Pearce era così sorpreso da questa stranezza, che chiese a Josiah
di ripetergliela. «A Woodrow deve sembrare una stregoneria, il fatto che
un insigne ex alunno insulti il rettore dell'università scegliendo il suo nemico per un dono simile!»
Josiah mormorò che era una vergogna che uno studioso e educatore della
levatura di Woodrow Wilson si trovasse coinvolto in faccende così provinciali,
quando c'erano tanti altri problemi nella vita con cui fare i conti...
Pearce disse, ridendo come se non avesse sentito: «William Cooper
Procter, il benefattore della saponata - Procter e Gamble -, una tale ricchezza!
E di cui la scuola di specializzazione aveva così urgente bisogno.
È davvero stregoneria? Andrew West è forse del partito del diavolo? La
canaglia! Woodrow sarà impotente, perché non può rifiutare una somma
del genere - sarebbe denigrato da tutta Princeton per la sua vanità e il suo
falso disprezzo di ciò che non può avere, la famosa "uva acerba"; tuttavia,
come può accettare quel denaro? Lo accetterà, secondo te, Josiah?».
Josiah fece spallucce, perché come poteva saperlo?
«Non ho niente a che fare con queste faccende, signore. Anche mio nonno
Winslow ha preso le distanze.»
«E che shock, che tragedia - i fatti di Maidstone. Di questo, Johanna
preferirebbe non parlassimo, ma io penso che dovremmo.»
Josiah rimase in silenzio, senza rispondere; però non gli piaceva la piega
che stava prendendo la conversazione.
«Corre voce che la tua amica - Wilhelmina Burr - sia in qualche modo
"coinvolta". Con Horace, voglio dire. Povero, pazzo Horace! Forse la ragazza
è innocente - ingenua - sai come possono essere caparbie le giovani
signore al giorno d'oggi, anche quelle di buona famiglia... È diventata
un'artista, dicono. Hai visto qualche suo lavoro, Josiah?»
«No, non mi è mai capitato.»
«Vedi Miss Burr, sovente?»
«Quasi mai.»
«E sai, nella stanza da letto di Adelaide Burr sono stati trovati certi
materiali.»
«"Certi materiali"...?»
«Materiali di lettura.»
Pearce parlò aspramente, ma con soddisfazione. Questi materiali, riferì,
erano una strana mistura, che Adelaide doveva aver comprato da sola,
all'insaputa di Horace, senza la sua complicità: scritti mistici, della ben
nota Madame Blavatsky, versi di poetesse dagli occhi allucinati e del noto
"invertito" Walt Whitman, pamphlet socialisti e anarchici, romanzi femminili
che fanno scalpore, e persino, a quanto pare, una copia della cabala...
«La cabala? L'opera medievale ebraica? Di commento alla Bibbia ebraica?»
Josiah parlò con tono dubbioso; gli sembrava del tutto assurdo che una
delle signore del West End, un'invalida per giunta, avesse un libro del genere
in suo possesso, insieme agli altri citati.
Pearce disse: «Sì, sembra davvero improbabile. Eppure pare sia vero.
E Adelaide si è lasciata dietro anche un diario, scritto in codice... Forse,
quando verrà decodificato, il mistero del perché Horace si sia accanito su
di lei come ha fatto sarà rivelato». Pearce parlò con aria nostalgica alla
prospettiva di questa decodificazione. Si era già rivolto alla polizia municipale
di Princeton, come pure ai parenti dei Burr, offrendo i suoi servizi
di esperto crittografo, ma nessuno gli aveva risposto.
Josiah, che aveva trascritto il racconto disperato della sorella sul Regno
della Palude, che avrebbe potuto essere una specie di codice, o di poema
delirante, tacque, grato che nessuno al di fuori della famiglia Slade sapesse
del racconto di Annabel.
Ma Pearce continuò a scuotere la testa lentamente, con un'espressione
di struggimento. Alla tremula luce di candela, la sua pelle sembrava meno
pallida di come era apparsa a Princeton, l'ultima volta che Josiah aveva
visto l'amico; e nell'ambiente semibuio della sala da pranzo, l'apparente
"malformazione" del suo cranio non era così evidente, né distraente.
Anzi, per alcuni minuti a Josiah parve di nuovo il professor van Dyck di
un tempo, gentile, paterno, eppure giovanile, una presenza autorevole e
di grande fascino, che aveva iniziato Josiah alla vita della mente durante il
suo primo anno di università. Verso la fine del pasto, Pearce disse, in tono
confidenziale: «Non è cosa da spargere ai quattro venti, Josiah - Johanna
lo sa già, naturalmente -, ma solo qualche settimana fa, Woodrow era così
disperato che ha consultato una tavola Ouija - o si chiama ruota Ouija? -
una di quelle ridicole pratiche occulte in cui gli spiriti "parlano", e il futuro
è "rivelato". Naturalmente, Woodrow ha sminuito la cosa, sostenendo
che era stata un'idea di Ellen, però in parte era serio. La sua rivelazione
era un singolo messaggio - Il decano West brucerà all'inferno e il grasso colerà
dalle sue ossa - trasmesso, nientemeno, che dal nostro caro estinto James
McCosh. Quando il mio informatore ha chiesto a Woodrow se era proprio
così, e non fosse piuttosto uno scherzo, Woodrow a quanto pare si è
levato in tutta la sua statura e ha detto: "Signore, io non scherzo sull'Inferno, o su Andrew West"».
Al che Pearce iniziò a ridere in silenzio, con tanta ilarità che gli occhiali
gli scivolarono dal naso, e presto si mise a starnutire e tossire brutalmente,
come l'ultima volta che Josiah lo aveva visto.
Johanna scambiò occhiate preoccupate con il suo giovane ospite.
(Dovrei rivelare, qui, che il motivo dell'arrivo improvviso di Josiah a
Quatre Face non era dovuto al caso, ma a una lettera inviatagli da Mrs
van Dyck, la settimana precedente, nella quale l'angosciata moglie e madre
professava di essere "seriamente preoccupata" per la salute mentale
del marito, oltre che per le sue condizioni fisiche, e si chiedeva se sarebbe
stato possibile a Josiah, che a Pearce era tanto caro, passare da Quatre
Face presto - come per caso. Josiah non aveva esitato un momento, e aveva
programmato immediatamente di andare in macchina a Raven Rock
per vedere il suo vecchio professore.)
Sebbene l'ora fosse tarda, e Pearce avesse un'aria stanca, insistette a portare
Josiah nel suo studio, per parlargli a lungo e in tutta sincerità delle
sue ultime scoperte riguardo allo Schema degli Indizi. Mise sotto il naso
di Josiah un foglio di carta su cui, nella calligrafia illeggibile del professore, era scritto:
L'esistenza del Male - Assoluto e non mitigato dalla fragilità umana -
nemmeno dall'Orgoglio.
Un male così estremo e potente che la Ragione mortale non può comprenderlo.
Il Male - il Mal(igno) - il Diavolo - il Demonio - L'Ira di Dio - Jehova
dallo zoccolo fesso - Peccato e Morte in eterna copulazione per sottomettere - il genere umano.
La stagione precedente a Cristo - quando la Croce non era che Morte e scherno.
La stagione precedente la Terra - quando Dio non era che Caos e Notte Eterna.
Il terribile segreto della Maledizione - che ci circonda e ci nutre? È l'ossigeno che respiriamo, del tutto ignari?
Come sfuggire al Maligno -
Come esorcizzare la Maledizione -
Per almeno un'altra ora, Pearce van Dyck fece lezione al suo giovane
amico, che lo ascoltò con ammirazione e interesse genuini; di quando in
quando, Josiah, sempre con deferenza, offrì dei suggerimenti e (piccole)
correzioni allo Schema degli Indizi, per i quali Pearce espresse la sua gratitudine.
«Penso che saremo una squadra eccellente per lavorare insieme, Josiah
- come Holmes e Watson - se Watson fosse più giovane, e più acuto di
come lo descrive Conan Doyle. Potremmo persino diventare... famosi, sai.»
«Forse, professor van Dyck. Se non altro è qualcosa a cui pensare.»
«Non "qualcosa cui pensare"...» Pearce lanciò un'occhiataccia al suo
giovane amico, allontanando lo Schema degli Indizi, e chiudendo i suoi
quaderni per la notte. «Invero, è tutto quello che c'è da pensare.»
«Pensi che sia malato, Josiah? O solo sfinito dal troppo lavoro?»
Questo chiese Johanna van Dyck al suo visitatore, intrecciando le mani
in un classico gesto d'ansietà, mentre erano sul pianerottolo, sopra il buio
piano terra di Quatre Face che assomigliava a una vasta pozza d'acqua
sotto i loro piedi.
«Penso sia sfinito, Johanna. Se solo potesse riposare...»
«Se solo potesse far riposare la sua mente! I suoi pensieri! È talmente
ossessionato da quella che chiama la "Maledizione"... l'"Orrore"... che
a volte sembra l'abbia assimilata dentro di sé, come un veleno; si è diffusa
dentro di lui. E guarda attraverso i suoi occhi, a volte...» Johanna s'interruppe, rabbrividendo.
Per cambiare argomento, Josiah disse: «Bene. Domattina, spero che vedrò il vostro figlioletto».
«Oh, sì! Certo. Anche di buon'ora se vuoi, perché si sveglia molto presto.»
Johanna sorrise felice. L'argomento del marito ossessionato decadde,
soppiantato dall'argomento del bambino adorato.
«A proposito, come si chiama, Johanna? Devono avermelo detto, ma temo di essermene dimenticato.»
«Il suo nome! Ah... il suo nome! Be'... lo chiamiamo "baby" - o "piccolino"
- io e la bambinaia. Pearce ha deciso di aspettare a "dargli un nome", per il momento.»
«Ha deciso di aspettare...? Ma perché?»
«Penso che forse... nessun nome sia soddisfacente per il figlio di Pearce.»
Johanna parlò in modo brillante, ma non molto convincente.
«Sceglierà presto il nome, me l'ha promesso. Adesso che ci ha raggiunti
a Quatre Face. L'ha promesso!»
«Avete preso in considerazione la possibilità di chiamare vostro figlio
"Pearce Jr"? - sembrerebbe un buon compromesso, se è difficile scegliere
un altro nome.»
«Sì, io ci ho pensato. Ma Pearce... insomma, non è così sicuro! "Forse
"Edipo" è il nome giusto per esso!" dice scherzando Pearce, nel suo modo
oscuro. (Ha l'abitudine di chiamare il nostro bambino esso.) Ma puoi
chiederlo tu stesso a Pearce, domani. Lo farai, Josiah?»
«Sì. Se vi fa piacere...»
Quando Josiah aveva accennato a sua madre che avrebbe fatto visita
ai van Dyck, nella loro casa di campagna, Henrietta gli aveva chiesto di
dire a Johanna da parte sua: I primi mesi sono una dura prova. Devi restare
viva per il bene del bambino.
Questo strano messaggio, Josiah non aveva intenzione di infliggerlo alla sua ospite.
Sulla porta della spoglia stanza degli ospiti che la governante aveva preparato
per lui, Josiah diede la buonanotte a Mrs van Dyck. La loro conversazione
aveva lasciato il giovane preoccupato, ma lui sorrise alla sua
ospite come se niente fosse; in questa fase della sua giovane vita, a meno
di venticinque anni, circondato dalla propria famiglia angustiata da tanto
dolore, Josiah aveva imparato che un sorriso pronto è il dono migliore
da offrire agli altri, in simili circostanze, in cui le parole possono suonare
piatte e insulse, e sono di scarso aiuto.
«Bene... buonanotte, Johanna! Grazie per la cena deliziosa.»
«E grazie a te per essere venuto, Josiah. Mi vien quasi da pensare... che ci
hai salvato la vita.» Il viso teso di Johanna si rilassò solo per un momento.
Nella stanza fredda, con la tappezzeria dall'aria bruciacchiata e un
letto a baldacchino alto e duro, Josiah avrebbe scoperto un grande, sontuoso
mazzo di lillà appena colti che Johanna aveva portato lì di nascosto,
a quanto pareva. Il loro forte profumo gli avrebbe riempito le narici,
e i sogni turbolenti, per tutta la notte.
Mentre gli altri dormivano - Johanna nella propria stanza, che si apriva
sulla nursery; il bambino nella sua culla; e Josiah in una delle stanze degli
ospiti -, Pearce van Dyck rimase nel suo studio, a scervellarsi sullo
Schema degli Indizi. Non gli era piaciuto - anche se da persona amabile
aveva finto di esserne grato - il presuntuoso giovane Josiah Slade che
osava dargli dei consigli! a lui! Avrebbe voluto dire, con l'ironia del professore
e conferenziere consumato: Ti ringrazio per la tua opinione non richiesta
e disinformata, ragazzo mio. Com'è generoso da parte tua.
Però gli erano venute parecchie idee, durante la sua conversazione
con Josiah. E in verità, era grato per la presenza del giovane nella loro
casa cupa in cui l'unica distrazione - sensoriale - era il pianto sonoro del
bambino, che feriva i nervi delicati di Pearce anche a parecchie stanze di distanza.
Non gli sembrava strano che Josiah fosse comparso all'improvviso a
Quatre Face, inaspettato e senza essere stato invitato. Aveva invece la sensazione,
sotto lo sforzo della sua indagine, che tutte le cose che gli capitavano,
o lo circondavano, fossero in rapporto specifico con la sua campagna
per sconfiggere la Maledizione; e che Josiah Slade, degli Slade maledetti,
sarebbe stato attirato verso Pearce van Dyck come verso una sorta di protettore, mentore... salvatore.
E gli sembrava anche che la vita del giovane Slade fosse "in sospeso" -
il giovane non aveva frequentato la facoltà di legge, o di medicina, né aveva
proseguito gli studi universitari che aveva progettato; gli Slade non lo
stavano incoraggiando, probabilmente. La vecchia vitalità Slade era stata
loro sottratta, li aveva colpiti una specie di paralisi, dopo l'avvento della Maledizione.
«Io li aiuterò. Sono l'unico, devo perseverare.»
Tuttavia succedeva spesso, quando Pearce si chiudeva nel suo studio
a tarda notte (dire che "si chiudeva" è esatto: perché, all'inizio, la moglie
preoccupata a volte si azzardava ad aprire la porta alle tre del mattino,
stanandolo con un lamentoso Pearce? Cosa fai ancora alzato a quest'ora?),
che perdesse il senso del tempo; si ritrovasse altrove nella casa, a vagare
nel buio con una candela accesa; e cosa ancor più strana, Pearce si era
più volte trovato fuori all'aperto, nell'aria gelida della notte, a rabbrividire
nel vento che si levava dal fiume come una carezza crudele. A battere
i denti al chiaro di luna, tra i resti di un vecchio roseto distrutto, senza
la più pallida idea di come, o perché, fosse andato lì.
«Per togliermi le ragnatele dal cervello. Ecco perché.»
È così che ci inventiamo ragioni per l'irragionevole. Siamo razionalisti
dell'irrazionale. È molto difficile per me scrivere questo capitolo perché,
a essere franchi, come ben di rado lo sono gli storici, sto scrivendo del mio
caro, defunto padre e così facendo, sebbene sia del tutto solidale con lui, come con
la mia cara madre, sembra molto sbagliato; una violazione di qualcosa di primario, non diversa dai peccati di Edipo.
Quella notte, dopo la cena intellettualmente stimolante con il suo
giovane ex allievo, Pearce aveva intenzione di lavorare almeno fino alle
quattro del mattino, e poi dormire sul divano del suo studio, coperto da
una vecchia trapunta, mangiata dalle tarme, ma calda; perché aveva bisogno
di stare vicino, fisicamente vicino, allo Schema degli Indizi, negli
ultimi giorni; temeva infatti che potesse succedere qualcosa al grafico, e
alle centinaia di pagine di appunti accumulati - un incendio, per esempio.
L'elettricità andava e veniva in quella parte della contea di Bucks,
Pennsylvania, il che rendeva indispensabili lampade a cherosene, candele,
e fuochi di legna; con la sua aria di giovanile ottimismo, che contrastava
ma non riusciva a sradicare del tutto l'ansietà sottostante, Johanna
amava dire che Quatre Face era romantica - «Siamo come personaggi in
un romanzo gotico!». (Però Pearce sapeva bene che le signore del West
End di Princeton avrebbero preferito di gran lunga abitare in un romanzo di Jane Austen.)
E così quella notte, coi nervi tesi dall'eccitazione non meno che dall'ansia,
Pearce si trovò, all'improvviso, non alla sua scrivania, non nel suo studio,
ma, senza sapere perché, fuori. L'aria era molto fredda, per maggio;
sull'ampio, scuro fiume Delaware, a meno di trenta metri dal giardino distrutto
dove lui si era fermato, la luce della luna s'increspava e tremolava;
Pearce era in maniche di camicia, e si era aperto il colletto, mentre lavorava e sudava; adesso batteva i denti per il freddo.
Per fortuna, Johanna non l'avrebbe saputo! E nemmeno Josiah.
Quanto fosse tardi, Pearce non ne aveva idea. Forse le tre del mattino
- comunque molto prima dell'alba. Alle sue spalle, si ergeva sopra di
lui la solida casa quadrata, con le finestre buie. Il vento faceva frusciare i
rampicanti attaccati alla facciata, che non erano rinati con la primavera,
ma erano morti e secchissimi; il suono era simile a voci sussurranti. Però,
Pearce non riuscì a decifrare quello che le voci stavano dicendo. Poco più
in là c'erano molte statue che, debolmente bianche al chiaro di luna, sembravano
a un tempo vive e paralizzate: Diana, alta e snella, con accanto
i suoi nobili segugi, le cui lingue sporgevano da bocche dai denti aguzzi;
la coppia castamente abbracciata di Amore e Psiche; e, ancor più in là,
l'avvenente giovane Adone, in punta di piedi. Johanna aveva riso delle
statue, e si era asciugata le lacrime dagli occhi, dicendo che Quatre Face
era una fortuna discutibile, davvero; infatti per resuscitare la casa, e renderla
appena abitabile, avrebbero dovuto spendere molte migliaia di dollari;
e avrebbero dovuto liberarsi di quelle statue di singolare bruttezza,
realizzate da chissà quale amico scultore degli antenati di Pearce; in pratica,
avrebbero dovuto dedicarvisi a tempo pieno, abbandonando la loro
vita a Princeton - «Ci mangerebbe vivi, Quatre Face».
Il commento indelicato della moglie aveva irritato Pearce, anzi lo aveva
offeso. Quatre Face era di sua proprietà, non di Johanna.
Una donna non poteva ereditare simili proprietà, era la legge. Una donna
avrebbe potuto rivolgersi al tribunale al giorno d'oggi, le suffragette
chiedevano a gran voce la riforma della legge, per i diritti delle donne;
ma quel giorno non era ancora arrivato, e le donne avevano pochi diritti
legali, così come non avevano diritto di voto. Come liberale dell'università,
incline alle riforme al pari di ogni professore di Princeton, Pearce van
Dyck era favorevole a tali cambiamenti nella società; tuttavia, nel suo intimo,
si rallegrava che succedesse così poco, e così lentamente.
E forse non sarebbe mai successo, in realtà - I diritti delle donne...
«Ci sono questioni più urgenti. Il "problema del male", per cominciare.»
Pearce aveva parlato ad alta voce. Nel silenzio notturno non c'erano rumori
tranne quello del vento e, in sottofondo, il rumore del fiume, che a
volte era udibile all'interno della casa, nelle notti ferme. Pearce era deciso
a non guardare le statue, che sembravano fissarlo; persino i segugi di
Diana parevano guardare, con una sorta di canina derisione, proprio lui.
"Finirà che mi metterò a parlare con loro - con queste creature di pietra.
E loro si rivolgeranno a me."
Johanna aveva ragione: le statue erano brutte, e ridicole, e ancor peggio,
pretenziose. Non avrebbero mai potuto invitare i loro amici di Princeton
a Quatre Face finché la vecchia proprietà non fosse stata resuscitata, come diceva Johanna.
"Ma non si potrà fare niente, in nessuna delle nostre vite, finché la cosa
- la Maledizione - non sarà estirpata."
Immerso in questi pensieri, Pearce si girò per rientrare in casa - vide
una porta aperta, che portava nel suo studio; evidentemente, in una specie
di trance da sonnambulo, era uscito da quella porta - e in cima a una
breve rampa di scalini di pietra, si fermò, vedendo... era una carrozza a
cavalli che si avvicinava a Quatre Face a quell'ora di notte?
"Un altro visitatore? Impossibile! Un altro ospite che arriva inaspettato e senza invito?"
Tuttavia, Pearce si affrettò ad accogliere la carrozza, mentre imboccava
abilmente il viale anteriore, e si fermava davanti al porticato di granito
della casa; perché, pensò, nessuno dei pochi servitori sarebbe stato alzato
a quell'ora di notte, e toccava a lui offrire ospitalità.
"Sono sicuro che non aspettiamo nessuno. Johanna non oserebbe invitare qualcuno senza chiedere il mio permesso."
...
.
...
2.
...
.
...
E dunque, possiamo immaginare lo stupore di Pearce van Dyck, che sfumò rapidamente in ammirata soggezione, e una sorta di terrore, quando
un gentiluomo alto, dal naso aquilino, con una mantellina scozzese, saltò giù agilmente dalla carrozza - un gentiluomo la cui fama, non meno
della fisionomia e della figura singolari, erano già più note al filosofo di quanto lo fosse il proprio riflesso nello specchio.
Perché il visitatore inaspettato e non invitato altri non era se non Mr Sherlock Holmes, il solo e unico investigatore privato.
Per una visita così notevole, e misteriosa, il motivo fu subito spiegato a Pearce van Dyck.
Accomodandosi con aristocratica insolenza sul sofà di pelle nello studio di Pearce, l'inglese disse al rapito ospite americano che Conan Doyle, un
compagno dei suoi giorni alla facoltà di medicina, gli aveva passato molte lettere d'ammirazione scrittegli da van Dyck, come pure la sua richiesta
di numerose monografie; e sebbene a "Sherlock Holmes" non mancassero i clienti a Londra, la situazione a Princeton e dintorni, come veniva
descritta nelle missive, gli era parsa irresistibile. «Così, professore, ho deciso di imbarcarmi da Liverpool il più presto possibile, con la speranza,
forse egoistica» disse l'inglese sorridendo, mentre usava un vecchio paio di molle di ferro per prendere un tizzone ardente con cui accendersi la
pipa, «che lei non avesse risolto il mistero per conto suo, prima del mio arrivo!»
Al che, Pearce van Dyck arrossì intensamente; e bofonchiò in confuso imbarazzo che, disgraziatamente, non aveva risolto l'enigma; ed era in un vicolo cieco. Quanto a Mr Holmes...
«Scusatemi, professore: io non sono "Holmes".»
«Lei non... lo è?»
«Certo che no. "Sherlock Holmes" è un personaggio fittizio, e uno pseudonimo. Il mio nome è segreto, e non sarà mai rivelato, come Conan Doyle ha promesso.»
Il flemmatico inglese continuò a spiegare di essere, e al tempo stesso non essere, lo "Sherlock Holmes" dei popolari racconti gialli. A differenza
dell'affascinante e mondano Holmes, lui era saldamente radicato in terra ferma, con responsabilità "matrimoniali"; in una vecchia e caotica tenuta
di campagna, quasi un rudere, ereditata da antenati anglo-scozzesi, a Craigmire, nel Dorset occidentale, vicino a Lyme Regis; e un "assai modesto
pied-à-terre" in Baker Street. «Le mie entrate come investigatore privato molto riservato sono così irregolari che devo incrementare il mio
reddito con lavori da patologo alla facoltà di medicina dell'università di Londra; perché non ho mai completato i miei studi medici e non mi sono
laureato, una sventatezza giovanile che adesso mi sembra un errore marchiano.
Nel 1906 nessuno di noi è giovane e idealista come eravamo un tempo...» Scuotendo pensoso la testa, e tirando lunghe boccate dalla pipa
che, Pearce notò, era una pipa diritta e non una Calabash, come si sarebbe aspettato, l'inglese dal naso aquilino disse con un sospiro: «Come vorrei
poter godere della libertà di "Sherlock Holmes"! Niente mi farebbe più piacere, ed eserciterebbe meglio i miei talenti, che usare la mia intelligenza
contro i criminali più brillanti del mondo. Perché, al pari del mio amico Conan Doyle, penso che l'arte della scoperta cerebrale sia l'arte suprema,
al cui confronto altre imprese e divertissements umani impallidiscono.
Una mente sana si ribella con forza alla stagnazione; e io sono così mal attrezzato per il comune corso dell'esistenza che finirei presto per impazzire,
o tagliarmi la gola, per pura noia. Se non fosse per la mia professione privata, come farei a vivere? Al pari di lei, professore, io mi glorio
della stimolazione mentale - della ricerca della Verità - dei più profondi e coinvolgenti processi del raziocinio. E sebbene sia sposato da parecchi
anni, in realtà con un matrimonio "segreto" di cui il mondo non sa niente, sono incline a credere, insieme al mio mitico alter ego, che la vita coniugale»
- a questo punto, l'inglese fece un gesto condiscendente verso l'interno della casa, abbracciando, parve, tutta la storia domestica e matrimoniale
di Pearce van Dyck -, «insomma, la vita delle emozioni e dei sentimenti, sia decisamente spregevole; e un assoluto spreco di tempo».
Che parole sconvolgenti! Pearce sentì il viso accaldato divenire ancor più caldo; e anche se tirò il fiato per confutare una simile affermazione,
non riuscì a trovare le parole adatte per difendere la sua posizione.
Era dunque vero? La vita privata, la vita dell'emozione e del sentimento, era spregevole? Un assoluto spreco di tempo?
Come si sarebbe vergognato, a confessare a questo elegante gentiluomo inglese che di recente era diventato padre... Ovvero, la sua cara moglie
aveva di recente avuto un bambino, dopo anni che non riusciva a rimanere incinta...
Parlando con una colta pronuncia strascicata, l'inglese proseguì sullo
stesso tono, sensibile all'imbarazzo sociale e alla soggezione in sua presenza
dell'ospite americano: spiegando che, sebbene il suo vecchio compagno
di corso Doyle lo avesse circondato di un alone romantico, e gli
avesse attribuito poteri "pressoché onnipotenti", come sono soliti fare gli
autori di narrativa, Doyle era tuttavia riuscito a descrivere l'essenza della
personalità dell'investigatore - «Cosa assai misteriosa, invero». L'autore
aveva anche rivelato certe sue abitudini che aveva sperato fosse l'unico a
conoscere... (A questo punto, "Holmes" sorprese Pearce van Dyck rimboccandosi
le maniche per scoprire avambracci magri, nerboruti e segnati
da orrende cicatrici.) «Il mio vizio della cocaina, vedete... l'iniezione di
cocaina liquida nel mio flusso sanguigno, finché le mie vene più resistenti
si sono seccate. Questo lo considero con più allarme e rimorso di quanto
Doyle non suggerisca, in modo irresponsabile, penso. Infatti un autore
deve presentare un universo moralmente coerente, altrimenti rischia di traviare
i più deboli e vulnerabili dei suoi lettori.» In ogni caso, l'inglese succhiò
la sua pipa con una certa soddisfazione. Si vedeva che apprezzava
la compagnia di Pearce van Dyck, e forse era stato colpito, pensò Pearce,
dall'imponenza e lo stile di Quatre Face, che appariva meno rovinata alla
luce della luna; e le stanze, nella semioscurità naturale, meno malandate.
«Qualsiasi uomo dotato di raziocinio vorrebbe essere libero dalla tossicodipendenza,
è indubbio - ne conviene, professore? Penso che lei abbia
dichiarato di essere "kantiano"; Kant, un filosofo molto retto, molto pio e perbene, e tedesco per giunta.»
Pearce si scervellò in cerca di una risposta adeguata, che mostrasse comprensione,
e insieme un'intelligente censura; perché l'inglese sembrava
chiedere proprio questo, come farebbe un amico con un altro. Ma prima
che potesse parlare, l'inglese continuò a sviluppare i parallelismi, e le differenze
tra se stesso e l'investigatore dei romanzi, argomento che credeva
di grande interesse per il suo ammiratore americano.
Quanto all'aspetto fisico, garantì che lui e Holmes erano praticamente
gemelli: entrambi erano alti un metro e novanta, e pesavano poco più
di settantadue chilogrammi, "magri come chiodi". Sì, il suo mento era
piuttosto aguzzo, e il naso decisamente lungo e sottile; quanto agli occhi
- se fossero "insolitamente acuti e penetranti" non avrebbe saputo dirlo.
Le sue mani erano davvero macchiate in modo indelebile da inchiostro e
sostanze chimiche; il suo abbigliamento, più o meno come lo descriveva
Doyle - «Anche se la mia sposa - la mia "compagna" per così dire - cerca
di vestirmi con maggiore eleganza, con il nostro budget limitato». «Però,
sotto altri aspetti» disse l'inglese, aggrottando la fronte, «il mio presunto
agiografo mi ha alquanto denigrato. Sa benissimo che fin dall'infanzia
sono stato affascinato dal funzionamento del sistema solare eppure,
per divertimento, ha capovolto il mio interesse, cosicché "Holmes" è famoso
come un uomo di genio che si vanta di non sapere cosa significhi la
teoria copernicana e di non curarsene affatto! - e assume un tono altezzoso
nel ricusare le ultime scoperte scientifiche, a meno che non riguardino
il suo campo. L'"Holmes" dei romanzi, che disdegna ogni interesse
per l'arte, la storia, la politica e la musica, a parte l'occasionale pigolio del
proprio violino, è di vedute talmente ristrette - che alla fine l'uomo non
è altro che l'ennesimo inglese eccentrico, il che mi urta profondamente.»
Commosso da tanta sincerità, Pearce van Dyck riuscì solo a farfugliare
un assenso educato. Poi, timidamente, perché il gesto sembrava tardivo,
offrì all'ospite un bicchierino di brandy, che fu accettato con un secco
cenno del capo, a mo' di ringraziamento, e buttato giù tutto d'un fiato.
Pearce, volendo imitare il suo ospite, tracannò a sua volta il liquore in
un sol sorso, ma fu colto da un accesso di tosse, e tossì e tossì, così a lungo,
che "Holmes" gli chiese se stava bene - «La sua è una tosse "bronchiale",
credo. È stato malato?».
Imbarazzato, Pearce sostenne di non essere stato malato.
«La pelle ha un colore giallastro. Lei ha forse viaggiato in luoghi tropicali o subtropicali, nell'ultimo anno?»
«No...»
«Non ha avuto alcun tipo di febbre? Brividi di freddo? I suoi occhi sono lievemente itterici, mi pare.»
«I miei occhi...?»
«Ma certo, non sono un dottore; non ho una laurea in medicina, voglio
dire. Non dovrei mettermi a fare "diagnosi" in questo modo.»
Pearce tossì di nuovo, senza riuscire del tutto a schiarirsi la gola.
«Sa, lei ha proprio il tipo di tosse che affligge i minatori del Galles,
dopo anni che lavorano nel sottosuolo. Voglio dire... il suono della sua
tosse ricorda il loro. Non è per caso stato in qualche posto dove potevano
esserci "particelle" nell'aria - una fabbrica di amianto o di fertilizzanti, per esempio?»
«No. Niente del genere.»
«Ha inspirato qualcosa di particolarmente pungente? Una forte esalazione di metano, per esempio?»
«N-No...»
Vedendo che stava mettendo in imbarazzo il suo ospite con quel tipo
d'interrogatorio, l'inglese lasciò perdere, anche se con riluttanza. Ostacolato
in questa indagine estemporanea, si versò un altro brandy, e lo buttò
giù; poi parve sprofondare in una specie di torpore, con gli occhi fissi
sul fuoco che ardeva lento; e lasciò spegnere la pipa. Con una certa esitazione,
Pearce azzardò l'opinione che la cosa più importante, in fondo,
fosse che Arthur Conan Doyle aveva colto la sua "essenza" nei racconti.
Sherlock Holmes era famoso nel mondo per il suo genio, non per le
sue insignificanti eccentricità. «Non è un'esagerazione, signore, dire che
"Sherlock Holmes" sta rapidamente divenendo una delle figure eroiche dei nostri tempi.»
«Ma davvero! Che stranezza.»
L'inglese lo disse con un tono strascicato così flemmatico che era impossibile
capire se intendesse essere sprezzante o sincero. Ancora una volta
usò le molle per accendersi la pipa, ridendo piano tra sé. «Quello che mi
irrita, in tutta questa faccenda, professor van Dyck, è la mia ambivalenza.
Perché, vede, se da un lato mi sembra lampante che l'arte dell'indagine
di un crimine è, o dovrebbe essere, una scienza esatta, scevra d'ogni emozione
umana, dall'altro sono attratto dalla capacità inventiva di Doyle nel
tratteggiare i personaggi. Watson, per esempio, non esiste, se non come
lo stesso Conan Doyle, un personaggio che mi sta alle calcagna come faceva
lui all'università - e meno male che non esiste, perché non riuscirei a sopportarlo nemmeno per un'ora.»
Nessun Watson! Che delusione per Pearce!
L'inglese succhiò la sua pipa, emettendo nuvole di fumo maleodorante.
Con una strana voce, ipotizzò che, se non fosse stato un investigatore-
patologo, gli sarebbe piaciuto essere, al pari dell'amico Doyle, un uomo
di lettere; anche se molto più serio di Doyle. «Inventare storie stravaganti,
precise come orologi, eppure, si spera, non prevedibili; nascondere in
questa prosa i nobili sentimenti di un inglese d'altri tempi, e una "difesa
di sani principi morali"; attenuare un'opera elaborata come se fosse
un gioco da bambini - questa mi sembrerebbe un'avventura stimolante.
Perché, a mio avviso, lo scrittore di narrativa è l'investigatore supremo,
che s'immerge non solo nella complessità dei fatti ma anche in quella dei
moventi, come uno psicologo; esplorando l'individuo, e illuminando la
specie. In ogni caso, professor van Dyck, non ho il diritto di criticare l'impresa
di Doyle, e devo imparare ad accettare il mio destino come "personaggio"
nell'immaginazione di un altro. Il che, caro professore, ci porta al vostro problema.»
Pearce, entusiasta, mostrò al visitatore i numerosi grafici, compreso lo
Schema degli Indizi, ormai così coperto da una scrittura minuta e ragnesca,
e disseminato di una moltitudine di puntine da disegno, spille, perline
e via dicendo, che persino l'occhio acuto dell'inglese esitò. Pearce cercò
di spiegare la Maledizione, la sua storia e la sua (possibile) origine; cercò
di spiegare il vicolo cieco in cui si trovava. Ma parlava in modo così concitato,
che l'inglese lo pregò di fermarsi e cominciare dall'inizio. «Non c'è
niente come la cronologia, mio caro amico americano, per frenare l'impulso
dell'anima a lanciarsi in una corsa spericolata.»
Così, mentre l'inglese se ne stava sdraiato sul divano con le palpebre
semichiuse, fumando tranquillamente la sua pipa, Pearce passò un'ora
a cercare di ricostruire le molte manifestazioni della Maledizione, o almeno
quelle di cui era a conoscenza. Parlò dell'"apparizione" della figlia
defunta dell'ex presidente Cleveland, e dell'arrivo quasi simultaneo
del demone Axson Mayte, e dell'apparente "trance" di Annabel
Slade al suo matrimonio... Parlò della scomparsa di Annabel per molti
mesi, e della sua ricomparsa e successiva morte per parto; parlò delle
voci "fantastiche, ma non ignorabili" secondo le quali aveva dato alla
luce uno spaventoso serpente nero che poi era scomparso. E c'erano altri crimini - omicidi...
Nel sentir nominare il serpente nero, l'inglese si riscosse, e aprì gli occhi come rianimandosi.
Sempre più eccitato, Pearce aprì lo Schema degli Indizi per mostrarlo
all'inglese, mentre si lanciava in una lezione estemporanea sul suo contenuto;
parlò della "frenesia rettile", e dello "sconcertante" comportamento
di una giovane donna di buona famiglia che sembrava fosse stata coinvolta
con un uomo sposato, il vicino di casa dei van E)yck Horace Burr che,
solo da poco, aveva assassinato la moglie invalida nel suo letto...
A questo punto l'inglese aveva districato il lungo corpo magro e preso
tra le dita macchiate in modo indelebile lo Schema degli Indizi per esaminarlo
attentamente. Pearce provò un brivido d'orgoglio vedendo il più stimato
investigatore privato del mondo prendere in considerazione le sue
scoperte amatoriali, la bella fronte alta ora corrugata e gli occhi, del colore
del vetro smerigliato, carichi di un freddo bagliore. Quanti minuti l'inglese
passò in questa posizione, aggrottando la fronte e storcendo le labbra,
Pearce non avrebbe saputo dire, ma, dagli eventi che seguirono, si
può calcolare che doveva esser trascorsa almeno mezz'ora. Tutto questo
mentre Pearce restava al fianco dell'inglese, a guardare sbattendo gli occhi,
ammutolito per la paura e la speranza.
Infine, quando la suspense stava diventando quasi intollerabile, l'inglese
prese una delle penne stilografiche di Pearce dalla scrivania per tracciare
larghi sfregi sul grafico che collegavano singoli punti ad altri, e si
girò verso l'ospite sconvolto con un sorriso scherzoso.
«È elementare, mio caro amico... vede?»
Ma Pearce, per quanto si sforzasse, non vide. Ed era offeso a morte, dai
segni perentori con cui l'investigatore inglese aveva sfregiato il suo elaborato
grafico e cancellato a tratti di penna le sue note intricate. Vedendo
l'espressione sul viso giallastro del professore, e la tensione nei suoi lineamenti,
l'inglese gli mise una mano sulla spalla per consolarlo.
«I suoi poteri deduttivi, professore, sebbene notevoli per un dilettante,
non l'avrebbero condotta alla risposta, poiché non è riuscito a fare i
collegamenti cruciali tra gli eventi. È stata una scoperta brillante da parte
sua capire che "Axson Mayte" è un demone; tuttavia, per ragioni che non
riesco ad afferrare, e che forse hanno a che vedere con l'idolatria americana
per tutto ciò che è europeo, o pretende di esserlo, non è riuscito a fare una
scoperta identica rispetto al "conte English von Gneist". Di fatto, seguendo
la logica del rasoio di Occam, la mia teoria è che i due uomini siano uno
solo. Perché sembra così sorpreso? Il conte, a quanto pare, è passato inosservato
tra voi senza essere identificato; tutte le signore lo hanno accolto
con gioia, e anche alcuni dei signori. E il suo bambino appena nato, che
lei ha indicato qui con "esso", mi spiace dirlo, ma non è affatto suo figlio
bensì la progenie di un demone - come, credo, lei abbia in parte capito.»
Pearce guardò il suo visitatore in un silenzio sbalordito. Sembrava non
aver udito le ultime parole dell'inglese.
Con aria disinvolta, come se non avesse pugnalato il cuore di un uomo,
l'altezzoso inglese mise mano ai grafici con una certa esuberanza, indicando
con il fornello della pipa i "diabolici intrecci" dei molti rapporti, e
come si potesse tracciare una singola linea evidente tra A ed E, eliminando
in un istante ogni necessità di punti intermedi; cancellando così settimane
di lavoro raziocinante da parte di Pearce. Allo stesso modo, le spille
da cravatta sul 4 giugno 1905, il 24 dicembre 1905, e il 24 febbraio 1906
si collegavano in modo logico, mostrando una relazione triangolata (non
riconosciuta): infatti "Axson" - "Annabel" - "Adelaide" - "Amanda" -
erano chiaramente accoppiati; e "J" -"JS" (Johanna Strachan) con "JS"
(Josiah Slade). E il conte English Rudolf Heinrich Gottsreich-Mueller von
Gneist poteva essere collegato, con la trasposizione di certe lettere e figure,
a molti individui sul grafico, inclusi "WW" (Woodrow Wilson) e, sfortunatamente
in questo contesto, con "JS" (Mrs van Dyck).
E così via, e così di seguito, l'inglese procedette a "risolvere" il rompicapo,
come una persona potrebbe mostrare a un'altra, più tarda d'intelletto,
come "risolvere" un cruciverba, tracciando altre linee, scarabocchiando
X su intere porzioni dello Schema, strappando del tutto un angolo, e
gettandolo con noncuranza nel caminetto. La sua curiosità era pungolata,
disse l'inglese, dall'assenza della sorella del demone, Camille, su quel
grafico; una delle sviste di Pearce, e grave anche, perché Camille era uno
dei demoni "più rapaci" nella sua forma femminile. A un Pearce van Dyck
pieno di soggezione, l'inglese disse: «Vede, amico mio, conosco queste
creature infernali dei tempi andati, avendo avuto a che fare con loro sul
Continente nell'89, e poi di nuovo a Mous'hole, nel Surrey, nel '93. Al primo
caso fu dato il titolo L'avventura della culla avvelenata dal mio compagno
di studi Conan Doyle; al secondo, L'avventura della criniera del leone.
Ricordo il conte con grande chiarezza, poiché io e lui solevamo giocare a
biliardo insieme, quando non eravamo in "lotta"; spesso, cenavamo insieme,
a spese dei nostri benefattori - gli individui che mi impiegavano,
e gli individui, invariabilmente i proprietari di grandi case dell'"Età
dell'oro", che avevano i demoni come ospiti e li invitavano alle loro cene.
Mi lasci consultare la mia piccola enciclopedia di genealogie per accertare...».
L'inglese prese dalla tasca della giacca un volumetto dalla copertina
rossa, molto logoro, che sfogliò rapidamente, finché trovò quello
che stava cercando; poi lesse ad alta voce, con tono basso e drammatico,
una tale sfilza di nomi che lo sconvolto filosofo riuscì a stento a seguire,
come un vecchio cane trafelato che trotta dietro un giovane cane agile all'aria aperta.
«D'Adalbert - D'Apthorp - Castello Szekeley - Grand Duca di Bystel-Kohler
- Barone Eger Frankstone - Castello Gottsreich-Mueller - Casa dei von Gneist
di Szurdokpiìspóki, Valacchia. Stemma: d'argento, alla croce gigliata d'azzurro,
accantonata da quattro corvi, con serpente passante inquartato. Timbro: biscione
rampante partito d'oro e d'azzurro, armato, controfasciato e collarinato.
Così, capisce, professor van Dyck, è come sospettavo» disse flemmatico
l'inglese, volgendo gli occhi pallidi e penetranti sullo sbalordito americano.
«Una faccenda davvero sgradevole, ma, grazie a Dio, non irrimediabile.
La cosa nella culla di sopra deve essere eliminata - immediatamente.
Se sua moglie non può separarsene, se "si oppone" - dovrà prendere
delle misure anche contro di lei. Ma perché mi guarda così, professore?
È tanto sorprendente per lei? Non posso credere che lo sia» disse, succhiando
la sua pipa, con una compiacenza esasperante, «visto che il suo
ingegnoso "Schema degli Indizi" conteneva già la risposta, anche se le è sfuggita.»
Poi l'inglese si girò verso il camino di pietra, prese l'attizzatoio, e lo
tenne qualche minuto nel fuoco, che adesso ardeva a sufficienza, mentre
continuava a parlare, con voce più gentile adesso. «Talvolta non solo è lecito,
professor van Dyck, ma assolutamente necessario, come ne converrebbe
il suo adorato Kant, "trascendere" la legge soltanto terrena. (Come
Doyle ha raccontato che ho fatto io stesso in molte occasioni importanti,
per prevenire un male maggiore.) "Male" è infatti un termine relativo:
ci sono mali di tipo minore e concreto, da eliminare come si schiaccerebbe
una mosca, e ce ne sono di tipo vasto, onnicomprensivo, universale si
potrebbe dire, che devono essere fermati con ogni mezzo a disposizione.
Niente di tutto questo, lo so, può risultarle estraneo nella sua qualità di
filosofo di fama internazionale; sembra tuttavia che lei sia stato molto
lento nell'occuparsi della situazione sotto il suo stesso tetto. Perché, chissà
come, le è sfuggito che sua moglie, che lei vorrebbe credere le sia fedele,
è stata invece sedotta verso la tarda primavera dello scorso anno
da un agente del Maligno; e che qui, tra le mura di questa dimora ancestrale,
si palesa un irrefutabile sillogismo. Vale a dire: il male deve essere
sconfitto; il male abita qui, nella sua culla nella nursery; pertanto non
è possibile altro rimedio se non che lei proceda, con la massima celerità, a sradicarlo.»
Con gli occhi dilatati e sbattendo lentamente le palpebre, Pearce van
Dyck guardò l'inglese alto e smilzo e per qualche secondo restò immobile
come una pietra. Poi, con fare esitante, si tolse gli occhiali, per pulire
le lenti appannate. Una o due volte parve sul punto di parlare, perché le
sue labbra sbiancate tremarono; ma non una parola gli uscì di bocca. Fu
un gesto rispettoso da parte di "Sherlock Holmes" permettere all'uomo sconvolto di rimuginare in silenzio.
Nel frattempo, l'attizzatoio si scaldava, passando dal nero al rosso rovente,
al bianco incandescente, emanando una luce innaturale.
Quando fu finalmente pronto, l'inglese lo afferrò con presa salda, e lo
passò a Pearce van Dyck, che vacillò visibilmente, perché il peso dell'attrezzo
di ferro era superiore a quanto sembrava essersi aspettato. Poi l'inglese
lo condusse ai piedi delle scale, con fare amabile e fraterno che non
sarebbe stato tipico del più distaccato Holmes romanzesco. «Sono certo
che in questo momento, professore, lei ricordi» mormorò l'inglese «che
in uno degli ultimi libri della Repubblica si calcola che il "tiranno" sia tre
volte tre al quadrato, e poi al cubo, più infelice del Re Filosofo di Platone:
vale a dire, settecentoventinove volte. Ci pensi! Platone fu il più brillante
dei filosofi, a meno che fosse decisamente pazzo, al pari di molti dei suoi
successori. Comunque, l'azione che lei sta per intraprendere contro la cosa
sotto il suo tetto, la cosa che si nutre al seno di sua moglie, la cosa che osa
identificarsi come Pearce van Dyck Jr, in futuro la ricompenserà con una
gioia superiore tre volte tre al quadrato, e poi al cubo, di quanta ne avrebbe
provata altrimenti - come il quasi-padre di un mostro, diciamo. E dunque
- salga, adesso! - nella stanza del bambino, e nel letto coniugale.»
E così, brandendo l'attizzatoio incandescente come lo scettro di un re,
Pearce van Dyck salì le scale illuminate da una luce fioca, verso ciò che lo aspettava al primo piano.
...
.
...
3.
...
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...
Non fa molto male. Il dolore è sopportabile. Fatti coraggio, Johanna! E non opporre
resistenza perché lo farà solo arrabbiare di più.
Rauche parole sussurrate svegliarono Johanna dal sonno, levandosi,
sembrava, dall'oscurità vicino al divano sul quale dormiva e confuse con
il furioso sbatacchiare del vento contro i vetri della finestra.
Lo sai che sei come una sorella per me, Johanna. Non t'ingannerei mai. Ti raccomando,
non opporre resistenza come ho fatto io. Li fa arrabbiare ancor di più,
se sfidi la loro volontà. Allora, soffrirai, come ho sofferto io.
Johanna stava dormendo nella nursery dove, dopo aver allattato e coccolato
il bambino soggetto a coliche qualche ora prima, si era addormentata
su un divano imbottito che le irrigidiva il collo e il fondoschiena. Sulle
prime pensò che i sussurri venissero dal bambino che farfugliava tra
sé, poi si rese conto che provenivano da tutt'altra fonte; perché il piccolo
dormiva indisturbato nella sua culla.
«Pearce? Sei tu?»
Johanna strizzò gli occhi nel buio e aprì la porta della sua stanza da letto,
dove dormiva di solito. L'altra porta, che dava sul corridoio, era chiusa.
In fondo al corridoio, nella zona della casa nota come gli alloggi della
servitù, la ragazza di colore che badava a Baby, come lei lo chiamava, dormiva;
perché Johanna non sopportava che qualcuno s'intromettesse tra
lei e il suo bambino. Le sembrava fondamentale che la prima faccia che il
piccolo vedesse svegliandosi fosse quella della madre.
«Sei tu? Ma dove sei...»
Si era sbagliata, evidentemente: Pearce non era nella nursery.
Con ogni probabilità, Pearce era da basso, nel suo studio. Aveva incoraggiato
Johanna e Josiah ad andare a letto con la scusa di avere ancora
"pochi minuti di lavoro" da sbrigare; ma Johanna sospettava che avesse
lavorato per ore sullo Schema degli Indizi, e potesse essersi addormentato
sul divano del suo studio.
Con mani tremanti, Johanna sfregò un fiammifero per accendere una
lampada; adesso riuscì a vedere che il bambino era indubbiamente addormentato
nella sua culla; perché il piccolo, una volta addormentato, dormiva
di un sonno profondo; e quando si svegliava, poteva aprire gli occhi
con un grido assordante.
Non fa molto male. Io non ti ingannerei mai, mia cara sorella. Non devi opporre
resistenza, questo è cruciale. Perché nella caduta di Èva noi abbiamo peccato.
E adesso ne paghiamo le conseguenze, per mano dei nostri padroni.
Johanna udì queste parole stranamente calme provenire dall'oscurità
della nursery. Eppure sapeva di essere sola con il bambino nella stanza.
Tremando, regolò lo stoppino della lampada, si alzò dal divano e si guardò
intorno preoccupata.
C'erano vecchie, sciocche favole secondo le quali Quatre Face era una
casa infestata dai fantasmi. Una fermata dell'Underground Railroad(1) attraverso
la Pennsylvania orientale, o così si diceva; e una brutta storia
confusa di schiavi negri attirati con l'inganno a entrare nella casa, e a nascondersi
nella galleria umida dietro il camino, solo per essere traditi dal
padrone di casa che li denunciò ai cacciatori di taglie sugli schiavi fuggiti,
ed essere riportati in catene ai loro padroni del Sud.
Che storia terribile, Pearce! Possibile che sia vera? - il tuo bisnonno avrebbe
fatto una cosa simile a gente indifesa?
E Pearce, punto sul vivo dall'osservazione di Johanna, aveva ribattuto:
Sì, e perché no? Anche tuo nonno potrebbe aver fatto la stessa cosa.
Tuttavia, Johanna non credeva nei fantasmi. Non c'era nessuno nella
stanza, a parte lei e il bambino.
Da quando il marito l'aveva mandata a Quatre Face, Johanna era piombata
in una profonda malinconia; non era nella sua natura essere depressa,
e fiacca, ma l'isolamento della casa era deprimente per lei, come lo erano
le condizioni della vecchia dimora; le uniche cose che occupavano la sua
attenzione erano il bambino, e la lettura, raffazzonata e spesso interrotta,
dei libri che si era portata qualche settimana prima. Non era da lei, pensò,
immaginarsi le cose; lei non era un'invalida nevrastenica, come la povera
Adelaide Burr, e altre donne di Princeton; ciononostante, a Quatre Face, era
stata spesso assalita da numerose paure infondate, come dal timore costante
che ci fosse qualcosa che non andava in suo marito, e nel loro matrimonio.
Era indiscutibile che, nell'ultimo anno, Pearce fosse cambiato radicalmente.
Il suo vecchio, buffo senso dell'umorismo era quasi svanito, rimpiazzato
da un'irascibilità imprevedibile; a volte i suoi occhi giallastri la
guardavano in modo truce, come se lui la odiasse. (Johanna non poteva
confessarlo a nessuno, neppure a una sorella: suo marito la odiava!) Ed
era chiaro che Pearce odiava, temeva e disprezzava il loro bambino innocente,
che riusciva solo a chiamare... esso.
Johanna guardò con tenerezza il bimbo addormentato. Sembrava così
piccolo, nel sonno! Così totalmente indifeso.
"Tu non saprai niente di tutto questo, spero. Tutto ciò che ti circonda
adesso - tutto ciò che ha raggiunto il culmine in te - ti sarà ignoto, come
lo sono per noi le vaste galassie che ci circondano."
La culla in cui giaceva il bambino era un ricordo di famiglia - un cimelio
della famiglia Strachan. Un'ingraticciata bianca su una robusta struttura
di pino, rivestita all'interno di satin bianco e ornata da nastri di satin
bianco. Una bellissima culla, eppure quando Pearce l'aveva vista, si
era ritratto con una risatina sardonica - «Sembra una bara per bambini.
È inaccettabile».
Ma Johanna aveva avuto la meglio, e la culla di famiglia era rimasta.
A piedi nudi, nella lunga camicia da notte di flanella, i capelli sciolti sulle
spalle, Johanna si guardò intorno nella stanza buia, in preda al turbamento;
ed ecco che, quasi per caso, vide nell'angolo opposto della stanza
una figura seduta, o sdraiata, su una chaise longue; e in quell'istante udì di
nuovo le parole sussurrate piano, con urgenza - Non fa molto male. È inutile
opporre resistenza. Lui si arrabbierà ancor di più se ti opponi. Io non ti ingannerei
mai, mia amata sorella Johanna!
Johanna spalancò gli occhi, cercando di non gridare; perché, sebbene
fosse in preda al panico, non voleva svegliare e allarmare il bambino
addormentato.
Possibile? - la figura indistinta era Adelaide Burr.
La povera donna tese le braccia nude, gravemente ferite e insanguinate
verso Johanna - il viso livido, anch'esso insanguinato, si levava in un appello
angosciato; gli occhi erano umidi di lacrime, e... dove un tempo c'erano
stati i suoi piccoli seni piatti, spiccava una massa di ferite sanguinolente...
Johanna, non andartene. Sono tua sorella, ti sto aspettando. Non lasciarmi
qui da sola...
Johanna si girò, accecata; nel suo terrore, andò a sbattere contro la culla
e svegliò il bambino; la figura della sua vecchia amica Adelaide Burr
parve tremolare, e svanire, come per la delusione, o per il suo rifiuto; perché
lei era molto vile, e non riusciva a parlare a Adelaide, che la invocava
con tanto struggimento. Perché c'è il timore - un timore saggio, io credo:
che se parlassimo anche solo una volta con i morti, essi si aggrapperebbero
a noi nella loro disperata solitudine, e non ci lascerebbero mai più.
E poi, Johanna prese fiato per gridare, perché non poteva impedirselo;
e avrebbe gridato chiedendo aiuto con tutto il fiato che aveva in corpo,
salvo che l'apparizione era svanita; e allora scoprì che stava lottando
per levarsi a sedere nell'oscurità, svegliandosi solo allora dal suo incubo.
La lampada non era stata accesa, dopotutto. E lei aveva dormito, di un
sonno agitato, sul divano imbottito nella nursery, che era troppo piccolo e angusto per un sonno sano, o anche per un pisolino; e la lasciava col
collo e la schiena indolenziti. Aveva sognato l'intero episodio.
Adesso, con mani tremanti, Johanna accese davvero la lampada, che
aveva un forte odore di cherosene, come se fosse stata riempita sbadatamente
fino all'orlo; e vide, con sollievo, che la nursery era vuota - e sulla
chaise longue non giaceva nessuno, c'erano solo un ricambio di pannolini
del bambino, una copertina e morbide salviettine, piegate con ordine.
E il piccolo non era sveglio ma - sembrava un miracolo! - continuava
a dormire pacifico.
Però Johanna era ancora così agitata, che pensò sarebbe stato inutile e frustrante
cercare di dormire; così, quando Pearce entrò nella nursery poco
tempo dopo, verso le tre del mattino, Johanna era avvolta in una trapunta,
e sdraiata sul divano vicino alla culla; sebbene la luce della lampada
fosse fioca, stava riuscendo ad avanzare a fatica attraverso la prosa spinosa
di Mr Henry James, un tempo lo scrittore prediletto delle biblioteche
circolanti, con il suo Daisy Miller e Ritratto di signora; ma Johanna stava
leggendo, o cercando di leggere, il lungo e complesso romanzo La coppa
d'oro, nel quale era arrivata a pagina duecento - e ancora non aveva capito
quale fosse la storia. Le sembrava strano che il marito entrasse nella
nursery, che di giorno evitava con cura, tuttavia Johanna era decisa ad
accoglierlo di buon grado, nonostante l'ora poco ortodossa - «Pearce? Sei
tu? Stai venendo a letto, finalmente?». Ma rimase senza fiato, e spalancò
gli occhi, nel vedere che il marito marciava truce su di lei, impugnando
una sbarra - un attizzatoio, forse? - la cui punta ardeva di calore, come
se fosse stato appena tolto dal fuoco.
Il mite Pearce van Dyck, trasformato in quell'uomo sanguinario, con il
viso contorto; un sorriso crudele, simile a quello di un doccione. Che intenzioni
aveva, avanzando verso la culla? In cui dormiva il loro bambino?
Brandendo l'attizzatoio, forse per calarlo sulla culla con rabbia?
Negli occhi di suo marito, uno sguardo truce, fulvo-topazio.
«Non cercare di fermarmi, Johanna. Questa è un'azione annunciata.»
Johanna si scagliò sul marito, cercando di strappargli l'attizzatoio. Ma
com'era forte Pearce, e che furia animava il suo corpo! Il calore dell'attizzatoio
le sfiorò la pelle, la pelle del viso, e le ciglia; e solo allora la donna
terrorizzata si mise a gridare.
...
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4.
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In una stanza vicina, Josiah era già sveglio; o meglio, Josiah non aveva
quasi dormito da quando si era separato da Johanna van Dyck molte ore
prima. Il materasso scomodo, lo strano odore acre della stanza che sembrava
prevalere, come l'odore della tomba, sotto il profumo inebriante dei
lillà; le chiazze di luce lunare che danzavano sul soffitto della stanza, come
riflessi sull'acqua; il mormorio, poco distante, di una voce, di più voci, al
piano di sotto, anche se sapeva che la casa era buia e non poteva esserci
nessuno - tutto questo aveva impedito a Josiah di sprofondare nel suo
solito sonno irrequieto e incostante.
Poi, all'improvviso, arrivarono le grida di Johanna.
In un attimo, Josiah balzò giù dal letto e si precipitò nella nursery.
Capì per istinto che stava per succedere una cosa terribile, che lui doveva
impedire. Presto! Presto! Le loro vite dipendono solo da te Josiah - per
una volta, la voce non era quella di un demone.
Nella nursery, alla luce della lampada, Josiah vide due figure che lottavano,
una con un attizzatoio in mano; senza il tempo per assimilare del
tutto la visione sconvolgente, Josiah si scagliò contro l'uomo, e gli strappò
l'attizzatoio di mano, bruciandosi le dita nel farlo; con uno scatto di
forza giovanile buttò a terra l'uomo - e solo allora si accorse che era il suo
caro amico ed ex professore Pearce van Dyck.
«Diamine, questo non è reale. Non sta succedendo davvero...»
A questo punto, Johanna stava spiegando tra i singhiozzi cos'era successo,
o era quasi successo; il bimbo nella sua culla si era svegliato, piagnucolava,
quasi con consapevolezza adulta del terrore.
Sul pavimento, Pearce van Dyck giaceva, scosso dai tremiti. La sua faccia,
che solo poco prima era contorta in una rabbia scimmiesca, adesso era
distesa, e flaccida; un rauco rantolo in gola, come se ci fossero stati cardi
e spine lì, a bloccargli il respiro. Josiah s'inginocchiò su di lui, aprendogli
il colletto, per farlo respirare; ma il colpo alla testa contro il pavimento,
dove Josiah l'aveva scaraventato con tanta violenza, o il parossismo
di rabbia che l'aveva portato a tanta disperazione, gli avevano occluso il
cuore, o una grossa arteria nel cervello, e nel giro di pochi minuti, malgrado
gli sforzi di Josiah, il dottor van Dyck aveva cessato di respirare; e
sarebbe caduto, senza ulteriore agitazione, in uno stato comatoso e, nel
giro di poche ore, nella Morte.
L'attizzatoio, la punta letale ormai raffreddata, giaceva a pochi passi
dall'uomo a terra, innocuo.
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Note.
1. L'Underground Railroad era una rete informale di itinerari segreti e luoghi sicuri utilizzati nel 21esimo secolo dagli schiavi neri negli Stati Uniti per fuggire negli Stati liberi e in Canada con l'aiuto degli abolizionisti che erano solidali con la loro causa. [NdT]
Finenote.
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"I tromboni d'angelo" delucidati.
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Gli storici hanno trascurato il "collasso psicotico" e il "tentato infanticidio"
a Quatre Face, come se questi fatti non fossero strettamente collegati
alla Maledizione; come se, essendosi verificati nell'area di Raven
Rock, Pennsylvania, fossero troppo lontani da Princeton per essere presi in considerazione.
Eppure dalla tragedia di van Dyck emerge un fatto cruciale per questa storia.
A Josiah Slade fu attribuito il merito di aver salvato la vita sia del bambino
sia della madre, tuttavia, non c'è bisogno di dirlo, il giovane fu devastato
da un terribile senso di colpa, e divenne più depresso e disperato che mai.
Perché non l'aveva forse amato, fino a un certo punto, il suo ex professore?
Non si era fidato di lui, e l'aveva accolto con gioia nella sua casa?
Non aveva avuto ragione, nel complesso, prima della bizzarra esplosione
di follia omicida, riguardo alla Maledizione? Il pover'uomo, eroico oltre
ogni dire, non aveva concepito uno Schema degli Indizi che collegava eventi
disparati, e persone diverse? Pearce aveva condiviso molto con Josiah;
più che con chiunque altro; perché si fidava di Josiah, come di un figlio.
"E adesso è morto, e io sono rimasto completamente solo. Un tempo il
suo allievo ammirato, ora il suo giustiziere."
(Tuttavia: dal gesto disperato di Josiah derivò un singolo ricordo confortante.
Avrebbe rammentato la voce interiore che lo aveva spronato a precipitarsi
nella nursery - Le loro vite dipendono solo da te Josiah. Non la voce
di un demone, ma quella dell'adorata sorella Annabel, che non udiva dal
giorno della sua morte.)
«Tu non hai "ucciso" quell'uomo - stavi proteggendo altre persone.»
E: «Il figlio di Johanna van Dyck ti deve la vita, come te la deve Johanna.
Questo, lo devi riconoscere».
Così fu detto a Josiah. Ma lui non riusciva a crederci.
Né la coscienza tormentata di Josiah si placò quando fu spiegato il "collasso
psicotico" di Pearce van Dyck, poco dopo il suo funerale. E questo,
in seguito a una visita fortuita a Quatre Face da parte di Mrs Margaret
Burr, che stava aiutando la famiglia di Johanna in quel momento di dolore.
L'anziana Mrs Prudence Burr era venuta ad aiutare Johanna a fare i bagagli,
per tornare a Princeton; come altri, rimase sbalordita e sgomenta
di fronte all'"inestricabile disordine" nello studio del professore, che era
molto insolito, ne convennero tutti, per il professor van Dyck, in genere
così ordinato, le cui librerie, tanto nel suo ufficio all'università quanto
nella sua residenza di Hodge Road, erano assiduamente alfabetizzate,
e che di rado lasciava un libro su un tavolo, senza riporlo su uno scaffale.
Ma qui, a Quatre Face, come fosse una muta dimostrazione della follia
dell'uomo, c'erano grandi e ingombranti diagrammi o grafici - "Schemi
degli Indizi" (?) - e numerosi quaderni e fogli di carta sciolti, molti sparsi
per terra. Mrs Burr e la sua aiutante di colore scoprirono una decina di
pagine di diagrammi che analizzavano i racconti di A. Conan Doyle, stilati
nella calligrafia urgente e illeggibile del professore.
Ma la scoperta più rivelatrice fu un segnalibro di fiori pressati dall'aria
innocente, in una copia dell'Etica di Spinoza, posata sulla scrivania del
professore, sotto lo Schema degli Indizi; Mrs Burr aprì il tomo, vide il segnalibro,
si chinò ad annusare i "fiori pressati", e si affrettò ad allontanare
il libro, come se fosse un insetto velenoso.
«Che tragedia! Pearce deve aver pensato che questi fossero "fiori" - gigli
essiccati, forse. In realtà, questa cosa puzzolente è "Erba del diavolo" secca.
Si chiama anche "Tromboni d'angelo" - ovvero datura, una cugina molto
velenosa dello stramonio e uno dei "fiori selvatici" più letali che esistano.»
I tromboni d'angelo erano così velenosi, anche nello stato essiccato, che
i suoi frutti e semi, se mangiati, avrebbero prodotto negli esseri umani sintomi
quali febbre, pupille dilatate, confusione, delirio, convulsioni, e talvolta avrebbero portato alla morte. Se il professor van Dyck aveva inalato
l'odore debole ma pervasivo di quel "segnalibro" ogni giorno per ore,
per mesi, era plausibile che il suo cervello avesse subito un graduale deterioramento,
fino a sfociare in sospetti paranoici e rabbia.
L'accorta Mrs Burr, di un'età oltre i settantotto anni, ebbe il buonsenso
di incaricare la sua aiutante di "avvolgere con cura" in parecchi strati di
carta da giornale il segnalibro velenoso, per riportarlo a Princeton e consegnarlo
agli investigatori della polizia.
Quando Josiah seppe la notizia, si sentì ancora più in colpa.
Una pianta velenosa! E non una calla, trovata rotta e ammaccata sul terreno
della vecchia casa di Crosswicks!
E non dovrai confessare lo tormentò una voce, bassa e nasale come quella
di Axson Mayte. Non dovrai ammettere da dove sono arrivati questi tromboni
d'angelo nell'ufficio del professore?
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"Armageddon".
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«Possibile? Così presto?»
Venendo a conoscenza di faccende tanto preoccupanti (lo scoppio di
incidenti "orripilanti" e "inspiegabili" tra un gran numero di eminenti
famiglie di Princeton) Upton Sinclair arrivò a chiedersi se Armageddon
non fosse più vicino di quanto credessero i profeti socialisti. E rifletté se
lui e la moglie e il bambino potessero essere in pericolo, abitando così vicino
al centro evidente della Maledizione.
«Chi l'avrebbe immaginato, che la tranquilla oasi di Princeton, New
Jersey - fosse un terreno fertile per il Diavolo del Jersey!»
Upton parlò in tono scherzoso, e tuttavia semiserio. Non poteva fare
a meno di pensare che i travagli dei ricchi fossero meritati, e giustificati,
dal punto di vista storico; però dubitava fortemente che questi travagli si
fossero abbattuti su di loro da una fonte soprannaturale.
Tuttavia, aveva la netta sensazione che un cambiamento catastrofico di
qualche tipo fosse nell'aria, anche nel New Jersey rurale.
«Pensa, Meta» disse Upton eccitato, una sera mentre la moglie sbrigava le
faccende in cucina, e badava al piccolo David sul seggiolone, «ci sono stati
cinquantamila voti socialisti alle ultime elezioni di Chicago; dodicimila ordinazioni
ricevute in un solo giorno quando il romanzo La giungla è stato
pubblicato sotto forma di libro; a Princeton, nientemeno, c'è una lapide commemorativa
in onore di "Mother Jones" e dei bambini-operai; è chiaro che
il mio articolo di fondo sulla "Crociata dei bambini" è responsabile del fatto
che il numero di maggio di "The Nation" sia andato esaurito alle edicole!(1).
«Ecco, se pensi a tutto questo, unito alle tragedie delle vecchie famiglie
di Princeton - gli Slade, i van Dyck, i Burr - e potrebbero essercene altre -
non è irragionevole sospettare che sia qualcosa di più di una coincidenza,
ti pare? Kropotkin ha detto: niente nella storia è un evento casuale.»
Pervaso da un'improvvisa euforia, Upton afferrò la moglie per gli avambracci,
distogliendola dal suo compito di imboccare il piccolo David con
cucchiaiate di purè di rape. Con voce eccitata proclamò: «Ormai sembra
chiaro: stiamo vivendo gli "Ultimi Giorni del Capitalismo" - quando
l'anima dell'uomo oppresso spezza le sue catene per ribellarsi contro la
"Macchina Infernale dell'Avidità" - e vendicarsi dove vorrà. E sta accadendo
anni prima di quanto avevamo previsto, e solo a pochi chilometri dalla
piccola capanna dove "Upton Sinclair" ha scritto La giungla. Potrebbe
esserci qualcosa di più sbalorditivo, e miracoloso?».
Con delicatezza, Meta si districò dalla presa del marito e, tornando
al suo compito materno di nutrire il piccolo David, mormorò solo: «Sì. 
Miracoloso».
I bambini, alcuni di soli nove anni, e molti cui mancavano dita delle mani e dei piedi, e
mostravano altre lesioni dovute alle condizioni di lavoro, "marciarono" da Philadelphia a
Oyster Bay, Long Island, fino alla residenza privata di Theodore Roosevelt. Sebbene derisa
dalla stampa come un'"invasione anarchica", la marcia procurò molta pubblicità alla piaga
dei bambini che lavoravano in setifici e miniere. Lo sciopero fu di cinquantacinque ore
lavorative. Nel suo palazzo a Oyster Bay, Roosevelt si rifiutò di incontrare Mother Jones e
centinaia di bambini malridotti e coi piedi doloranti. Un giudice della Pennsylvania decretò
contro i bambini in sciopero: «Voi state scioperando contro Dio».
...
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Note.
1. Upton Sinclair si riferisce a una recente marcia di bambini-operai in sciopero nella Pennsylvania
orientale, guidata dalla sindacalista Mary Harris Jones (nota come "Mother Jones").
Fine note.
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Fine Parte 3.
